Doppia inaugurazione triestina, tra la Hewitt e Meneses

WEBER Oberon Ouverture SCHUMANN Concerto in la minore per violoncello e orchestra BEETHOVEN, Sinfonia n. 6 op. 68 “Pastorale” violoncello Antonio Meneses Orchestra del Teatro Lirico Verdi di Trieste, direttore Hartmut Haenchen


MOZART Rondo in re maggiore K 382; Concerto per pianoforte e orchestra K 488; Concerto per pianoforte e orchestra K 466 Orchestra del Teatro Lirico Verdi di Trieste, pianoforte e direttore Angela Hewitt

Trieste, Teatro Verdi, 9 e 12 settembre 2023

Due concerti di spicco in tre giorni. Un ottimo inizio per la stagione sinfonica del Verdi di Trieste. E lo è anche per la nonagenaria Società dei Concerti che, rinsaldata così la collaborazione avviata lo scorso anno con il Comunale triestino, ha inserito i due appuntamenti prestigiosi nel suo festival (“Il faro della musica”), rassegna che immette linfa fresca nel sodalizio e ne accresce l’attività anche in sinergia formativa con il Conservatorio Tartini e con le altre scuole di musica. In apertura di stagione abbiamo ritrovato sul podio Hartmut Haenchen, che nelle sue presenze in Italia l’anno scorso molto aveva impressionato nel grande repertorio sinfonico postwagneriano.  A Trieste invece l’ottantenne (ma di giovanissima tempra) direttore tedesco sceglie di collocare la tormentosa creatività del concerto in la minore di Schumann (non a caso tesa in un’unica arcata) tra il protoromancismo silvestre dell’Oberon di Weber e quel meraviglioso crinale del classicismo su cui palpita il prodigio della Sesta sinfonia di Beethoven. Il violoncello di Antonio Meneses (ospite ricorrente a Trieste) sembra ogni volta inasprire e nello stesso tempo risolvere in una sontuosità mirabile le nervature e le difficoltà estreme del concerto schumanniano. E ogni volta si riemerge dall’ascolto con la sensazione di aver concentrato in una ventina di minuti l’energia irrefrenabile di un intero percorso di vita. Prima di reimmergerci nelle tinte emozionali della Sinfonia “pastorale”. La ponderatezza e la sensibilità di Haenchen (che trova la corrispondenza quasi affettuosa dell’orchestra) non forza mai la fluente linea di equilibrio alle soglie della natura romantica. Sembra semmai mantenere nitida quella Arcadia classica cui Haydn pochi anni prima aveva dato forma in Die Jahreszeiten

Tre giorni dopo un tutto-Mozart di alta caratura. Al centro della formazione orchestrale e al pianoforte quella squisita nostra Signora di Bach ora rivolta appunto ai tesori del Salisburghese: pure lei di casa alla S.d.C, Angela Hewitt sembra allinearli in una luminosa galleria, li dischiude con la sua musicalità, li offre (e la condivisione dell’orchestra è felicemente incisiva) con l’eleganza di una manager di Tiffany o della Maison Cartier.  Fa rilucere tutto l’oro ed il cristallo del suo espansivo e contagioso piacere del fare musica, cominciando con la semplicità quasi infantile della marcetta che (nel Rondo in re magg. K 382) accoglie gli ospiti come il grazioso passo di danza sul quale fiorisce la straordinaria forma variata. Dopo di che l’anima galante cede al contrasto dialettico, allo sbalzo di registro, alle emozioni dei concerti in la maggiore K 488 e in re minore K 466.  Il “nuovo” che Mozart si illudeva di sentire subito recepito dalla società viennese. Con scienza, cuore e adamantina nitidezza dialogica, la Hewitt mette in gioiosa apnea l’uditorio nelle cadenze, lo coinvolge nella forza dialogica dell’invenzione e alla fine scatena l’entusiasmo. 

Pubblico in entrambe le serate molto folto con consistente ricambio generazionale.  Due concerti, ma dovremmo dire tre, perché il 13 settembre si è tenuta al Verdi una manifestazione commossa (culminata in un concerto del pianista Francesco Libetta) in ricordo del compianto maestro Ezio Bosso. A Trieste Bosso ha lasciato impronta incancellabile per i nove mesi in cui è stato direttore artistico del teatro. Doverosa postilla per segnalare la svolta che in questi giorni il teatro ha voluto dare all’orchestra, nominando un direttore musicale, carica da anni vacante. L’incarico è stato conferito al direttore trevigiano Enrico Calesso, già accolto con particolare favore in occasione di una bella edizione dei Capuleti e atteso nella Cenerentola della stagione prossima.

Gianni Gori


Data di pubblicazione: 14 Settembre 2023

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