Una Traviata di successo a Reggio Calabria

VERDI La Traviata L. Giordano, G. Talamo, S. Grigoli, A. Gatto Goldstein, G. Grassi, G.S. Tanzill; Orchestra e Coro del Teatro Cilea, direttore Manuela Ranno regia Andrea Merli scene e costumi Artescenica Giaroli. 

Reggio Calabria, Teatro Cilea, 21 settembre 2018

 

Con un applauso lunghissimo a fine spettacolo, un pubblico composto in gran parte di giovani ha decretato il successo della Traviata andata in scena il 21 settembre al Teatro Cilea di Reggio Calabria. Una regia essenziale ma accurata, una direzione musicale puntuale e non invasiva, con giovani ma già affermati cantanti come protagonisti: il “Rhegium Opera Music Festival”, sotto la direzione artistica di Domenico Gatto e Renato Bonajuto, si presenta nel modo migliore alla città di Reggio Calabria, un ottimo inizio che fa ben presagire anche per le altre opere in cartellone (Norma di Bellini e Don Giovanni di Mozart), ai concerti e al concorso lirico internazionale “Beppe De Tomasi”.

La regia di Andrea Merli, come si diceva, è stata nitida e precisa, traducendo una trama notissima (e proprio per questo più difficile da rendere interessante) in un’azione scenica emozionante: lo stesso regista ha voluto essere presente in scena per pochi minuti ad apertura di sipario, nei panni di un pittore, nell’atto di dipingere una modella nuda. L’azione è stata è stata spostata di alcuni decenni in avanti, nel periodo della Belle époque, senza per questo togliere nulla all’autenticità e al fascino che sempre la Traviata esercita sul pubblico.

Le scene e i costumi (di ottima fattura) erano curati da Artescenica Giaroli, le coreografie erano di Sofia Lavinia Amisich. Semplice ma efficace l’allestimento: un praticabile, una balaustra, tende e drappeggi, e video-proiezioni per simulare gli ambienti in cui si svolgono i tre atti: una vetrata liberty, un giardino, una maestosa scalinata e una finestra su sfondo nero.

Protagonista assoluta è stata Laura Giordano, bravissimo soprano palermitano, al suo debutto nel ruolo di Violetta, che ha ricevuto applausi convinti al termine di ogni numero importante, da “Sempre libera” a “Amami Alfredo”, ai duetti con Alfredo e con Giorgio Germont. La Giordano possiede un timbro di voce chiaro eppure profondo, con cui ha connotato la sua Violetta, mostrando eccellente presenza scenica, temperamento drammatico e tecnica matura da grande interprete.

Nei panni di Alfredo, Giuseppe Talamo è stato all’altezza della sfida. Il suo Alfredo associava alla foga, “il giovanile ardore”, e alla passione amorosa, una voce naturalmente lirica, ben proiettata negli acuti, forte nei centri e nei gravi. Salvatore Grigoli ha ben modellato Germont padre con una interpretazione accurata, un timbro sicuro e una forte personalità in scena.

Negli altri ruoli hanno cantato Alessio Gatto Goldstein (Barone Douphol), Gabriella Grassi (Flora Bervoix), Giuseppe Stefano Tanzillo (Gastone), Demetrio Marino (Marchese d’Obigny), Giuseppe Zema (Dottor Grenvil) e Marcello Siclari (un commissionario). Una citazione a parte merita la brava Ilenia Morabito nei panni della fedele Annina. Sul palco c’erano anche i danzatori del Centro Studi Danza di Gabriella Cutrupi, con il bravo solista Francesco Rodilosso.

Di grande qualità la direzione della giovane ma già esperta Manuela Ranno: il suo gesto direttoriale era morbido, preciso e autorevole, ma con un di più di passionalità che si trasmetteva all’orchestra e ai cantanti in scena. Le sonorità e i tempi erano giusti e coinvolgenti, e la Ranno è riuscita a tenere insieme buca e palcoscenico, e a compattare le diverse sezioni dell’orchestra, un compito spesso arduo anche per i direttori più navigati. La sua buona gestione delle dinamiche faceva risaltare i momenti salienti del dramma. Infine, veramente notevole è stata la prova fornita dal Coro Cilea diretto da Bruno Tirotta, perfetto nel canto come nei movimenti di scena.

Lorenzo Fiorito

Foto: Antonio Sollazzo

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