Trieste festeggia i vent’anni di Chamber Music

BRAHMS Trio n.2 in do maggiore op. 87 SHOSTAKOVICH Trio n. 2 in mi minore op. 67 Trio Mondrian (pianoforte Ohad Ben Ari violino Daniel Bard violoncello Hila Karni)

Trieste, Sala Victor De Sabata, 18 novembre 2015

È cominciata vent’anni fa l’avventura di Chamber Music, nata nell’orbita culturale del Trio di Trieste e nel segno di Joyce. Dalle liriche giovanili di Joyce l’associazione triestina aveva preso infatti il nome, secondo il suggerimento di Dario De Rosa. Fedra Florit, che da vent’anni la guida, ha potuto legittimamente festeggiare un bilancio artistico ammirevole. A farle il regalo più gratificante, condiviso con un folto e caloroso uditorio, è stato uno degli ensemble vincitori del Prix Trio di Trieste: l’israeliano Mondrian Trio. E non soltanto con un bel concerto, ma con una di quelle serate intrise di poesia pura che si imprimono nella memoria del pubblico. Non saprei dire quale altra formazione con pianoforte sia oggi in grado di suscitare sortilegio maggiore. Vincendo qui il primo premio nel 2007, Ohad Ben Ari, Daniel Bard e Hila Karni avevano già impressionato per il talento del loro gruppo “uno e trino”. Sono tornati adesso con una illuminata maturità d’interpreti in cui la musicalità di ognuno si integra in quella dell’altro, persino nelle pause, nei silenzi delle attese. Dall’incipit di Shostakovich l’ascolto non cede più all’attrazione individuale (pur istantanea ed incantevole) ma è catturato dalla sontuosa unicità del “trio”. Non un solo accento retorico, non la benché minima enfatizzazione. Tutto, nell’op. 67 di Shostakovich respira la stessa emozione, la stessa inquieta corrispondenza di sensi e di affetti, dalle prime fibre astrali del violoncello nell’Andante all’Allegretto finale che procede come i passi di una danza popolare sospesi su una terra promessa, nell’ignoto. La delicatezza dinamica, la straordinaria fantasia appaiono racchiuse in una continuità, da cui è quasi impossibile isolare “momenti”. La magia di fraseggio del Mondrian si è esaltata infine nella magnificenza cameristica e insieme sinfonica del Trio op. 87 di Brahms, degna conclusione (bis a parte) di una memorabile serata.

Gianni Gori

 

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