Stresa Festival riparte dal jazz

Stresa Festival Midsummer Concerts Enrico Pieranunzi Trio, Franco D’Andrea Octet, voce Maria Pia De Vito e pianoforte Julian Oliver Mazzariello, Jazzrausch Bigband, Francesca Gaza, Tosca

Stresa, Lungolago La Palazzola e Palazzo dei Congressi, 18, 19, 20, 22, 23 e 24 luglio 2020

Hanno la freschezza e i ritmi del jazz e della world music i concerti di luglio a Stresa, ancora più graditi dopo la lunga pausa imposta dal lockdown. La tempesta silenziosa della pandemia ha del resto scosso solo marginalmente lo Stresa Festival, in grado di proporre sia i “Midsummer Concerts” di luglio sia il cartellone classico a fine agosto e settembre. Certo, il pubblico è contingentato, le orchestre ad agosto saranno a ranghi ridotti e gli interpreti sono quasi tutti italiani (tra i pochi stranieri era atteso il pianista turco Fazil Say, ma le difficoltà degli spostamenti internazionali e l’eventualità di una possibile quarantena lo hanno indotto a dare forfait e al suo posto, il 22 agosto, ci sarà Mariangela Vacatello), ma l’importante è riprendere.

Le serate jazz all’aperto sullo scenografico Lungolago La Palazzola e, nei casi di pioggia, nel più asettico spazio del Palazzo dei Congressi sono state un balsamo per un pubblico ormai in crisi di astinenza, anche se le presenze ai sei concerti del cartellone sono state intermittenti: si è registrato il tutto esaurito nella serata inaugurale con il trio di Enrico Pieranunzi e la musica di Nino Rota, c’era qualche posto libero per l’ottetto di Franco D’Andrea mentre c’era solo qualche posto occupato – circa la metà dei duecento disponibili – per Maria Pia De Vito; quindi un clamoroso successo di presenze con i tedeschi della Jazzrausch Bigband e il loro pazzesco techno-jazz, un Palazzo dei Congressi pieno neanche per metà (e i giovani con meno di 26 anni entravano gratis…) al concerto dell’emergente Francesca Gaza e infine un pienone (molti appassionati sono stati rimandati indietro), nella serata conclusiva con Tosca.

Oggi il termine jazz può significare tutto e niente, ma questa genericità diventa un punto di forza se il pubblico è eterogeneo, come quello della Stresa Festival, non certo composto soltanto da duri e puri del jazz. I più applauditi sono stati i giovani della Jazzrausch Bigband e Tosca, il cui successo si deve certo alla voce incantevole e alla presenza mediatica ma anche e soprattutto alla capacità di muoversi con disinvoltura in un repertorio, quello della world music, in cui naviga ormai da anni tra musica africana, greca e macedone, il fado portoghese e il tango, canzoni napoletane e brasiliane; Tosca ha affrontato ogni brano del suo variopinto viaggio musicale con naturalezza, molto gusto, un pizzico di inventiva e con il supporto da un ottimo gruppo di musicisti come Massimo De Lorenzi (chitarra), Giovanna Famulari (violoncello e pianoforte), Fabia Salvucci (voce) ed Alessia Salvucci (percussioni).

Più etereo e sfuggente è il mondo della giovane Francesca Gaza, ospite insieme al suo ottetto con il progetto Lilac for People, una sorta di musica d’ambiente ricercata e soft in cui la componente strumentale (sono ben sette i componenti della sua band) ha però sostanzialmente solo la funzione di un alone timbrico. Maria Pia De Vito ha proposto i brani del suo ultimo CD, Dreamers, un tributo alla grande tradizione dei cantautori del Nord America da Joni Mitchell a Bob Dylan, da David Crosby a Paul Simon e Tom Waits: voce morbida ed impasti sonori delicati ed onirici, ma anche sprazzi di vitalità con lo scat di alcuni brani.

Scorreva adrenalina pura nel concerto della fantasmagorica e scenografica Jazzrausch Bigband. Questi giovani tedeschi hanno l’organico di una big band degli anni Venti ma fanno in sostanza musica techno, con un po’ di improvvisazione, qualche stilema jazzistico e molto virtuosismo; sembrerebbe un matrimonio impossibile ed invece funziona, come funzionano le rivisitazioni di temi beethoveniani dalla Settima sinfonia e dal Quartetto op. 131.

Più tradizionale è stato l’approccio alle colonne sonore di Nino Rota di un signore del jazz italiano come il pianista Enrico Pieranunzi, una vecchia conoscenza dello Stresa Festival, ben supportato in questa occasione da Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria): una serata d’altri tempi, con un jazz piacevole e pieno di inventiva in cui la libertà della rielaborazione nulla toglieva alla freschezza delle melodie originali. E grandi emozioni sono arrivate anche dall’ottetto del pianista Franco D’Andrea, con un jazz sofisticato e ritmicamente nervoso, giocato su brevi incisi melodici e una pungente vitalità ritmica, in cui veniva lasciato libero campo ad uno sperimentalismo che si spingeva fino all’atonalità senza però mai essere aridamente intellettuale.

Sei concerti che sono stati una ventata di freschezza dopo i lunghi mesi di silenzio del lockdown, aiutando il pubblico – ed anche noi – a riprendere confidenza con la musica dal vivo. In attesa di tornare, prima o poi, alla normalità.

Luca Segalla

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