Se Cavalleria e Pagliacci fan tutt’uno…

MASCAGNI Cavalleria Rusticana LEONCAVALLO Pagliacci A. Antonenko, E.M. Westbroek, D. Platanias, E. Zilio, M. Belli, C. Giannattasio, D. Sourbis, B. Hulett; Royal Opera Chorus, Orchestra of the Royal Opera House direttore Antonio Pappano regia Damiano Michieletto scene Paolo Fantin costumi Carla Teti luci Alessandro Carletti

Londra, Royal Opera House, 15 dicembre 2015

 Cavalleria Rusticana secondo Damiano Michieletto si apre con un flash forward: un capannello di persone attonite contempla il cadavere di Turiddu appena ammazzato da Alfio; Mamma Lucia piange disperata sul corpo del figlio. Siamo in una piccola piazza di paese: sulla sinistra un negozio con l’insegna “panificio”, di proprietà della stessa Lucia, che abita nella casa a fianco. Al centro un lampione, qua e là erbacce che spuntano dall’asfalto. Siamo negli anni ’80 del ‘900, come indica la presenza di un vecchio modello di antenna parabolica casalinga e l’Alfa Romeo “Nuova Giulietta” a bordo della quale giungerà Alfio (si tratta del modello con la coda alta e corta che a partire dal 1977 aveva sostituito la mitica “Giulia”). La scena ruota e veniamo condotti all’interno del panificio; vi lavora un giovane che apprenderemo poi essere il Silvio di Pagliacci; durante il coro introduttivo iniziale vengono affissi dei manifesti che pubblicizzano proprio l’imminente rappresentazione di Pagliacci in occasione delle feste pasquali. Come già aveva fatto con il Trittico pucciniano nel 2012 al Theater an der Wien (spettacolo che verrà ripreso a Roma nel 2016), Michieletto stabilisce un intelligente ed efficace collegamento tra i due episodi del dittico più rappresentato della storia dell’opera. Durante il celebre intermezzo, assistiamo allo sbocciare definitivo dell’amore tra Silvio e Nedda, che avevamo già notato flirtare in precedenza. Nel frattempo, durante la processione pasquale, la consueta statua dondolante, portata a spalla dai fedeli, si rivela essere una minacciosa Madonna in carne ed ossa, quanto meno agli occhi di Santuzza. Un colpo di pistola fuori scena segna la fine ingloriosa di Turiddu e ci riporta quindi alla “fotografia” iniziale.

Pagliacci si svolge nello stesso piccolo paese di Cavalleria. La recita avrà luogo nel teatrino della scuola. Il camerino, il palcoscenico, la palestra (con tanto di spalliera di legno) sono gli ambienti che si alternano nel medesimo dispositivo girevole di Cavalleria. Il collegamento con quest’ultima è rappresentato dalla dolorosa riconciliazione tra Mamma Lucia e Santuzza durante l’intermezzo sinfonico. Per il resto, anche l’opera di Leoncavallo si segnala per il meticoloso naturalismo della direzione degli attori e dei dettagli scenici. Di notevole impatto il finale, con gli spettatori sulla scena che fuggono precipitosamente in preda al panico mentre si consuma il dramma di Canio e delle sue sventurate vittime.

Antonio Pappano firma una direzione fiammeggiante e contrastata, nella quale particolare evidenza viene data alle sezioni dei bassi delle varie famiglie di strumenti. La dimensione sinfonica dei due episodi è esplorata con grande perizia e dovizia di dettagli, senza però venire meno ad un’intensità teatrale che a tratti sfiora l’ostentazione. Eccellente anche il coro preparato da Renato Balsadonna. Nel doppio impegno Turiddu-Canio, Aleksandrs Antonenko mette in mostra i soliti difetti: emissione costantemente forzata e ingolata, che ignora completamente le sfumature e risolve tutto in un canto fibroso e vociferante, occasionalmente riscattato da estremi acuti ad effetto, che in verità risultano più voluminosi che squillanti. La corporatura goffa e pletorica di Dmitri Platanias, anch’egli impegnato in entrambi gli episodi, si rivela assai adatta sia per tratteggiare un Alfio omaggiato dai suoi paesani come un vero e proprio “padrino”, sia per incarnare il bieco e malevolo Tonio; meno soddisfacente la prestazione vocale, caratterizzata da emissione faticosa e fraseggio piatto. La Santuzza di Eva-Maria Westbroek dispone di una tecnica migliore dei suoi colleghi maschi, ma la voce appare già irrimediabilmente e precocemente appesantita; decisamente più a fuoco la Nedda di Carmen Giannattasio. Entrambe sono parse comunque molto ben immedesimate nei rispettivi personaggi dal punto di vista teatrale. Buone nel complesso le parti di fianco: la Lola avvenente di Martina Belli e la festeggiatissima Elena Zilio (Mamma Lucia) in Cavalleria; il carezzevole Beppe di Benjamin Hulett e il Silvio ancora acerbo dal punto di vista vocale di Dionysios Sourbis in Pagliacci.

Paolo di Felice

Related Posts