Schumann e Mendelssohn, fra maschile e femminile: il percorso di Orazio Sciortino

FANNY MENDELSSOHN Quattro Lieder per pianoforte op. 8 FELIX MENDELSSOHN Fantasia op. 28 in fa diesis CLARA WIECK Romanza in si ROBERT SCHUMANN/CLARA WIECK Die Lotusblume op. 25 n. 7; Du bist wie eine Blume op. 25 n. 24; Dein Angesicht op. 127 n. 2 ROBERT SCHUMANN Carnaval

Varese, Teatro Santuccio, 24 marzo 2019

Il mestiere di pianista ai nostri giorni rischia di appiattirsi su una routine di alto livello tecnico in cui tutto finisce per essere prevedibile, dalle scelte di repertorio al tripudio di applausi di un pubblico facilmente rapito da un virtuosismo diventato merce comune. Merce preziosa, ma pur sempre merce in un panorama musicale globalizzato in cui le differenze si fanno labili. Orazio Sciortino appartiene alla non folta schiera dei musicisti per i quali la musica è prima di tutto un’avventura. Dico musicisti e non pianisti perché Sciortino oltre che pianista è anche direttore d’orchestra – un direttore vero, non un direttore improvvisato come capita a certi solisti che da un giorno all’altro si ritrovano con una bacchetta sul podio – ed un compositore.

A questo proposito è stato illuminante il programma del recital tenuto dal trentacinquenne pianista siciliano ma milanese di adozione a Varese, nel piccolo Teatro Santuccio all’interno della rassegna «Parola di donna». Si trattava di un raffinato intreccio sonoro la cui trama era rappresentata da due compositrici romantiche, Fanny Mendelssohn e Clara Wieck, e l’ordito dai celebri musicisti alla cui ombra sono vissute, il fratello Felix per Fanny e il marito Robert Schumann per Clara. L’idea di Sciortino è stata di mettere in luce le «affinità elettive» tra le due coppie, anche se alla prova dell’ascolto le affinità si riscontrano più sul piano biografico che sul piano della sostanza musicale.

Clara Wieck e Robert Schumann si sono scambiati per tutta la vita segreti messaggi attraverso le loro composizioni, con continue citazioni tematiche a volte criptiche a volte evidenti, però le composizioni di Clara restano per la maggior parte nell’ambito dei pezzi da salotto, tra valzer e ritmi di danza, ben lontane dal mondo di febbrile eccitazione onirica che con gli stessi ritmi di danza Robert riusciva a suscitare. In ogni caso la rara Romanza in si che Sciortino ha eseguito per il pubblico di Varese possiede qualcosa di sfuggente ed enigmatico, anche perché rappresenta probabilmente l’ultima composizione di Clara, del 1856, lo stesso anno della morte di Robert (in seguito Clara non scrisse più nulla, dedicandosi con disperato fervore alla carriera di pianista ed al ruolo di custode della memoria musicale del marito). L’interpretazione di Sciortino, asciutta e senza enfasi, ha lasciato intatta l’aura di mistero di questa pagina così rarefatta e lo stesso è avvenuto con il Carnaval schumanniano, umbratile ed intimo, affrontato nel segno di una cantabilità segreta più che della bizzarria. Pianista solido e misurato, Orazio Sciortino non va infatti alla ricerca degli effetti del virtuosismo a tutti i costi – nel Carnaval «Paganini» era agile e spedito ma non fantasmagorico – puntando piuttosto a una compostezza della forma e dell’espressione che rivelano un approccio molto meditato alla musica e soprattutto la volontà di cogliere l’architettura complessiva di un brano.

Delicatissime erano le interpretazioni di tre Lieder schumanniani nelle trascrizioni di Clara, era febbrile senza essere scomposta la Fantasia op. 28 di Felix Mendelssohn, a conferma che Sciortino è un pianista interessato alla sostanza della musica più che agli orpelli e agli effetti. La vera sorpresa del recital è però arrivata dai Quattro Lieder op. 8 di Fanny Mendelssohn, figura molto meno nota di Clara Wieck eppure dotata di un talento compositivo fuori dal comune. I Lieder op. 8 si caratterizzano per una cantabilità malinconica che possiamo collocare sulla stessa lunghezza emotiva della cantabilità dei Lieder ohne Worte del fratello, per l’originalità di un linguaggio armonico decisamente all’avanguardia e soprattutto per una raffinatissima scrittura pianistica, con sorprendenti effetti timbrici che Sciortino ha saputo rendere con raffinata sensibilità.

Luca Segalla

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