Romeo e Giulietta fra le cosche mafiose

BELLINI I Capuleti e i Montecchi J. Di Donato, O. Kulchynska, B. Bernheim, R. Lorenzi, A. Botnarciuc. Chor der Oper Zürich, Statistenverein am Opernhaus Zürich, Philharmonia Zürich, direttore Fabio Luisi regia Christof Loy scene e costumi Christian Schmidt luci Franck Evin

Zurigo, Opernhaus, 7 luglio 2015

Ogni anno a Zurigo si tiene un prestigioso festival estivo (Zürcher Festspiele) che coinvolge le istituzioni culturali più importanti della città. Si tratta di una sorta di piattaforma dove si incontrano svariate espressioni artistiche, accomunate da un filo conduttore. Per l’edizione 2015 il tema era: Geld, Macht, Liebe: Shakespeare und andere Gewalten (“Denaro, potere, amore: Shakespeare e altre forze”). In quest’ambito, lo spettacolo operistico di riferimento è un nuovo allestimento de I Capuleti e i Montecchi di Bellini che conferma l’interesse della direzione artistica dell’Opernhaus per il compositore catanese: questi Capuleti seguono infatti La Straniera del 2013 con Edita Gruberova come protagonista e precedono la ripresa della Norma “neo-realista” con Cecilia Bartoli (ottobre 2015) e il nuovo allestimento de I Puritani (giugno-luglio 2016).

Eccezion fatta per Norma (che verrà ripresa a breve anche a Salisburgo), l’elemento comune – e la carta vincente – di queste produzioni è la presenza sul podio di Fabio Luisi, direttore musicale dell’istituzione, che di questo repertorio conosce assai bene le esigenze stilistiche. Oltre ad una concertazione ineccepibile sotto quest’aspetto, Luisi riesce inoltre ad insufflare un’inedita forza teatrale a questo lavoro giovanile di Bellini, caratterizzato da un livello di ispirazione alterno. Il risultato sul piano musicale è ragguardevole, anche in virtù dell’eccellente apporto di coro e orchestra e di un cast di alto livello. Joyce Di Donato, ad onta di sporadiche (e per lei inusuali) fissità nel registro acuto, è un Romeo di straordinario spessore vocale e psicologico: l’emissione è solida e omogenea, il fraseggio eloquente, la recitazione intensa. Non le è da meno la Giulietta della giovanissima (25 anni) Olga Kulchynska, recente vincitrice del prestigioso concorso internazionale intitolato al tenore catalano Francesc Viñas, che ha messo in mostra una vocalità sicura ed espressiva ed una personalità scenica non comune per un’interprete della sua età; da seguire sicuramente con attenzione. Mezzi importanti ha esibito anche il Tebaldo di Benjamin Bernheim, mezzi che necessitano però di essere affinati sul piano tecnico per poter esprimere tutto il potenziale di una voce indubbiamente notevole. Completano dignitosamente la distribuzione Roberto Lorenzi (Lorenzo) e Alexei Botnarciuc (Capellio).

Quest’ultimo viene raffigurato dalla regia come una sorta di sosia di Don Vito Corleone, il protagonista del Padrino I. Il regista Christof Loy ricolloca infatti la vicenda nell’ambito di una sanguinosa guerra tra cosche mafiose rivali. Interessante, in quest’ottica, la caratterizzazione di Romeo come tipica espressione di un ambiente fortemente maschilista. Da segnalare, a questo riguardo, il duetto che chiude la prima parte del primo atto, durante il quale Giulietta si oppone alle pressioni di Romeo che tenta di forzarla a fuggire con lui. Romeo, più che vittima della situazione, ne appare come uno dei responsabili; e ciò conferisce a questo frammento di musica un sapore affatto peculiare. Il dispositivo scenico rotante ideato da Christian Schmidt si rivela assai efficace, alternando i vari ambienti della magione di Don Vito: l’ingresso, lo studio, il bagno, la camera da letto di Giulietta. La direzione degli attori è regolata con cura. Unica pecca della regia, a nostro parere, la costante presenza in scena di una sorta di “doppio” di Romeo (interpretato dall’attore Gieorgij Puchalski, accreditato in locandina): una “trovata” inspiegabile, che tuttavia non compromette l’esito indubbiamente positivo dello spettacolo.

Paolo di Felice

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