La polemica di maggio 2012

Un maestro che non sa concertare

Tra le tante qualità che distinguono un autentico direttore d'opera c'è la capacità di fondersi col canto ogni volta che la narrazione si affidi agli interpreti vocali. Se ci accorgiamo, in quei momenti, della persona che sta sul podio, vuol dire che c'è una perdita di spontaneità e di verosimiglianza teatrale; uno scarto tra l'intenzione espressiva e la sua realizzazione.
Al Teatro Regio di Parma quattro anni fa c'era un direttore musicale -- Bruno Bartoletti -- che sapeva rendersi «invisibile» con saggezza ed entusiasmo rari; un musicista che non ha mai smesso di maturare umanamente e che ha saputo trasformare quella maturità in uno scavo interpretativo tanto profondo quanto generosamente condiviso con gli altri. A lui si deve il riscatto artistico, dopo una partenza decisamente falsa, del Festival Verdi nel decennio scorso.
Poi, improvvisamente, è stato sostituito da Yuri Temirkanov, un direttore di non minor prestigio ma di esperienza teatrale assai più limitata: in tre anni ha diretto soltanto due opere al Festival Verdi. Ora il russo stato affiancato da un musicista con ancora meno esperienza delle dinamiche del melodramma, il venticinquenne Carlo Battistoni (nominato «primo direttore ospite» del teatro), che nelle recite di Stiffelio al Teatro Regio nel mese di aprile ha dimostrato di essere ancora incapace di accompagnare i cantanti in un'opera del primo Ottocento; di conferire all'impianto drammatico-musicale la giusta naturalezza di respiro e di permettere al fraseggio vocale di svilupparsi secondo l'estro del momento.
Che Battistoni sia un talento da seguire è indubbio -- è già salito del resto su podi ancora più prestigiosi -- ma in questa fase del suo percorso artistico sembra aver bisogno non di incarichi di responsabilità ma di un corso accelerato di concertazione… proprio con il grande Bartoletti.

Stephen Hastings