Pianisti a MITO

CHOPIN Notturno in SI op. 62 n. 1; Tre mazurche op. 59; Studio in FA op. 10 n. 8; Studio in sol diesis op. 25 n. 6; Scherzo n. 4 in MI op. 54 SKRJABIN 12 studi op. 8 pianoforte Galina Chistiakova

Milano, Sala Puccini del Conservatorio, 8 settembre 2015

CHOPIN Notturno in SI op. 62 n. 1; Notturno in do diesis op. posth; Polonaise-Fantaisie in LA bemolle op. 61; Fantasia in fa op. 49 SKRJABIN Poème-nocturne op. 61; Dai 2 Morceaux pour la main gauche op. 9: n. 2, Nocturne in RE bemolle; Fantasia in si op. 28 pianoforte Giuseppe Albanese

Milano, Sala Puccini del Conservatorio, 14 settembre 2015

I recital di Galina Chistiakova e Giuseppe Albanese facevano parte di una mini rassegna all’interno del cartellone più ampio di MITO, realizzata in collaborazione con l’Accademia Pianistica di Imola e dedicata a Chopin e Skrjabin. Sono due autori con i quali tutti i giovani pianisti devono confrontarsi, ma che a dispetto delle apparenze e della notorietà non sono così facilmente accessibili a livello interpretativo. La Chistiakova (28 anni) ed Albanese (36 anni) posseggono tutto quanto un pianista ha bisogno per affrontare il palcoscenico senza troppi patemi d’animo e passare indenne attraverso le selezioni dei grandi concorsi, per poi magari vincere un premio (un quinto premio al Busoni nel 2013 e la vittoria, lo scorso anno, allo Skrjabin di Mosca per la Chistiakova, il Premio Venezia nel 1997 e la vittoria al Vendome Prize nel 1993 per Albanese). Tecnica solida, uguaglianza nei passaggi veloci, sgranatura nei trilli, pulizia e precisione in ogni dettaglio, un buon cantabile, un fraseggio condotto con eleganza e naturalezza. Manca però il tormento, mancano i chiaroscuri che della musica di Chopin e Skrjabin sono l’essenza. I due vanno dritti alla meta (Albanese in una Polonaise-Fantaisie incisiva e roboante, la Chistiakova nelle Tre mazurche op. 59, rassicuranti come un salotto borghese tenuto in perfetto ordine) affrontando compositori che alla meta arrivavano, invece, per vie traverse, tra esitazioni, ripensamenti slanci improvvisi ed altrettanto improvvisi ripiegamenti interiori. Qualche incertezza, delle note sporche, a dire il vero, nel recital della Chistiakova non sono mancate, però la pianista russa ha fraseggiato con abbandono nei Notturni chopiniani, riuscendo tra l’altro mettere bene in evidenza le singole voci, soprattutto quelle intermedie, distinguendole timbricamente. Negli Studi op. 8 di Skrjabin ha mostrato di avere dita d’acciaio, in una lettura intensa ed appassionata, che se da un lato sacrificava al fuoco del virtuosismo certi dettagli, certe sfumature dinamiche, dall’altro si configurava come un unico lungo arco emotivo.

A differenza della Chistiakova, Giuseppe Albanese, che non è più un giovincello, tiene il palcoscenico da attore consumato, giocando le carte di una gestualità eloquente e di una tecnica leonina, soprattutto nella Skrjabin della Fantasia op. 28. Le sue interpretazioni sembrano pensate in funzione di un punto culminante che nella Fantasia op. 49 e nella Polacca-Fantasia di Chopin viene a coincidere con la coda, in entrambi i casi robusta e roboante, scolpita sulla tastiera con invidiabile sicurezza. Scegliendo un simile approccio è chiaro che si rinuncia in partenza allo sfumato, ai chiaroscuri, alle sottigliezze del fraseggio e del timbro e lo Chopin di Albanese, quando non esplode nel trionfo della tecnica, finisce per risultare un po’ grigio (il Notturno op. 62 n. 1, per esempio, mancava assolutamente di leggerezza). Era risolto con grande autorevolezza, invece, il celebre Nocturne in RE bemolle per la mano sinistra di Skrjabin: a tratti eccessivamente nervoso nel fraseggio, ma dominato con sicurezza sul piano della tecnica e ben risolto anche su quello delle sonorità, calde e pastose.

Luca Segalla

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