Nessun vincitore al Concorso Pittaluga

 

 

 

 

 

 

 

49° Concorso internazionale di chitarra classica “Michele Pittaluga”: prova finale

Alessandria, Teatro Alessandrino, 1 ottobre 2016

Il clima alessandrino non dev’essere troppo favorevole ad Andrea De Vitis, il chitarrista romano che i nostri lettori conoscono anche per l’eccellente album di esordio (“Colloquio con Andrés Segovia”) che ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra i quali le “cinque stelle” della nostra rivista (vedi Musica 272). Già nella finale del Pittaluga 2015, De Vitis aveva convinto pienamente grazie a una notevole esecuzione del Concierto de Aranjuez, ai più sembrando almeno alla stessa altezza del vincitore del Premio, il russo Rovshan Mamedkuliev. Quest’anno il chitarrista trentunenne si è ripetuto sul celebre concerto di Joaquín Rodrigo, ma ancora una volta si è dovuto accontentare del secondo premio, mentre il primo non è stato assegnato dalla giuria. L’esito è parso eccessivamente severo, dato che De Vitis (che tre mesi fa si è classificato secondo anche al prestigiosissimo concorso della Guitar Foundation of America) ha offerto una prestazione del tutto meritevole: tecnicamente e musicalmente impeccabile, espressivamente matura, priva di scorciatoie esecutive di alcun tipo (ha staccato tempi assolutamente nella norma, al contrario dei metronomi assai comodi preferiti dagli altri concorrenti, in particolare nell’”Allegro con spirito”). Forse l’esecuzione del Concierto dell’anno scorso era risultata ancor più persuasiva, ma non credo che questo elemento possa aver giocato un ruolo nella decisione della giuria (differente in quasi tutti gli elementi rispetto al 2015) di non assegnare il primo premio, una circostanza non inusuale in altri concorsi ma assai anomala per il Pittaluga (si è verificata soltanto un’altra volta negli ultimi venticinque anni).

Ad un livello marcatamente inferiore si sono invece esibiti gli altri finalisti. L’ucraino Marko Topchii (terzo classificato) ha evidenziato una certa cura nella ricerca di colori e sfumature dinamiche, ma nonostante lo stacco assai tranquillo del primo movimento non ha potuto evitare diverse sbavature (verificatesi anche nell’”Allegro gentile”); nel celebre “Adagio” ha colpito vivamente la differenza abissale tra il suo fraseggio, molto sofferto, al limite del pathos, e quello adottato dal terzo finalista, Jin Sae Kim, asciutto e compassato, tanto da ingenerare un po’ di noia. Il chitarrista sudcoreano è apparso in genere piuttosto impermeabile alle ragioni espressive della partitura, assumendo anche quell’atteggiamento un po’ spiazzante tipico del concorsista, di aspettare palesemente “il suo turno” durante gli episodi orchestrali (mentre la partecipazione di De Vitis all’evento musicale, segno di una maturità artistica ben maggiore, era più che evidente): l’ottima tecnica gli ha consentito di dominare quasi tutta la complicata partitura con una certa scioltezza, ma non gli ha impedito comunque qualche imprecisione, nonché di “perdersi” vistosamente nel peraltro non difficile episodio conclusivo dell’”Adagio”.

La serata finale del concorso è stata come sempre anche un “contenitore” di altri eventi, quest’anno particolarmente denso, in quanto ha ospitato la premiazione dell’undicesima edizione del Concorso di composizione (vinta nelle due distinte sezioni da Marco De Biasi e Ganesh Del Vescovo) e la proposta del Concertino pour guitare et orchestre di Alexandre Tansman, per onorarne il trentesimo anniversario della scomparsa: una partitura di rarissima esecuzione che ha trovato nel chitarrista Ivan Semenzato e nell’Orchestra classica di Alessandria un binomio in grado di farne emergere la notevole raffinatezza, animato com’era dallo spirito concertante e dalla sensibilità per la preziosa trama timbrica (per quanto un poco alterata dall’innaturale amplificazione della chitarra) che questa partitura urgentemente richiede – una poesia in suoni particolarmente flagrante nel lunare ed evocativo “Intermezzo”.

Roberto Brusotti

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