Meli e il MMF su Idagio: il racconto

VERDI La forza del destino: Sinfonia; Il trovatore: “Ah sì, ben mio”; Simon Boccanegra: “O inferno! Amelia qui!… Cielo pietoso, rendila; La traviata: Preludio atto I, “De’ miei bollenti spiriti”; Macbeth: “O figli, o figli miei!… Ah, la paterna mano”; Nabucco: Sinfonia; Luisa Miller: “Oh! Fede negar potessi… Quando le sere al placido”; I vespri siciliani: Sinfonia; Un ballo in maschera: “Forse la soglia attinse… Ma se m’è forza perderti”; I Lombardi alla prima crociata: “La mia letizia infondere” tenore Francesco Meli Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Marco Armiliato

Firenze, 7 giugno 2020

Dopo il tentativo del primo maggio con il concerto in streaming organizzato dal Maggio Musicale Fiorentino, di cui oltre la buona volontà ben poco si poteva sinceramente apprezzare, il teatro fiorentino è tornato a proporre musica, per ora ancora senza pubblico, ma in condizioni qualitativamente ben diverse: una diretta — di ottima qualità audio e video — su Idagio, uno dei principali portali mondiali dedicati alla musica classica, che in maniera del tutto sacrosanta chiedeva un biglietto di 9,90 euro (giacché la gratuita diffusa e assoluta, lo voglio dire con forza, fa malissimo al sistema).

Lo spettacolo che si mostrava all’inizio del collegamento era abbastanza triste, per chi è abituato a vivere la musica in teatro: l’orchestra era di dimensioni leggermente ridotte, rispetto al consueto, nella sezione archi (ad esempio: 5 violoncelli e 4 contrabbassi), con i musicisti dotati di mascherina nera e debitamente distanziati. I fiati, invece, vista la loro possibile pericolosità, sono isolati da barriere di plexiglass, e disposti molto lontani, ben oltre le dimensioni della buca dell’orchestra, per sconfinare invece nel palcoscenico. Una soluzione ovviamente non replicabile sempre e ovunque: e ci si chiede perché l’altro giorno al Musikverein l’orchestra (i Wiener) abbia potuto suonare con le consuete, ridotte distanziazioni e senza mascherina. Certamente ciò dipende dalle diverse disposizioni di legge fra Italia e Austria, ma io non posso trattenere un certo sconcerto.

Il programma, tutto verdiano, si apriva con un certo sprezzo della scaramanzia con la Sinfonia della Forza del destino, che il Maestro Marco Armiliato (anch’egli mascherato) e l’Orchestra del Maggio suonavano con classe, ma con una tale calligrafica puntigliosità che sembrava tradire i tanti mesi di inattività; e dopo gli applausi, pur calorosi, dei pochi presenti in sala (tecnici e staff), entrava Francesco Meli, per la prima di una serie di arie molto impegnative, quella di Manrico dal Trovatore (senza “pira”). Della mia grande ammirazione per il tenore genovese, certo oggi il più credibile per stile e vocalità nel repertorio verdiano, ho scritto diffusamente su questo sito e su MUSICA: credo quindi siano da imputare a un malanno di stagione certe piccole esitazioni (specie nell’aria di Macduff), nonché la rinuncia a quel “Dio, mi potevi scagliar” che sarebbe stata la prima volta di Meli alle prese con questa scena capitale di Otello (poiché a Piacenza aveva cantato solo il quarto atto). E non sarà sfuggito allo spettatore attento che, dopo le prime due arie, Meli è tornato in scena senza papillon, indice forse di un disagio fisico che è poi stato superato nell’unico modo possibile per un artista di questo livello: con il sangue freddo, il dominio tecnico e l’intelligenza. Tanto che la rinuncia a certe varianti di tradizione (il Si acuto nella Cavatina di Oronte dai Lombardi, offerta come bis, o la chiusa all’ottava acuta di “Quando le sere al placido), sia stata essa una scelta meditata o una soluzione difensiva, ha ribadito ancora una volta come il rispetto assoluto della scrittura verdiana sia sempre l’idea migliore. D’altronde, il concerto di Meli era anche il coronamento di una settimana di lavoro fiorentino con Armiliato e l’Orchestra del Maggio: il primo (pare assurdo, ma tant’è) recital discografico del tenore genovese, di futura pubblicazione.

Dopo il concerto, a Meli e Armiliato si è aggiunto Alexander Pereira (con microfono “pericolosamente” condiviso fra i tre oratori!), che già aveva introdotto in varie lingue la serata: occasione per rispondere alle domande inviate dagli spettatori e per annunciare i prossimi appuntamenti della stagione estiva del Maggio. E si spera, questa volta, col pubblico, pur ridotto nella quantità. Ma intanto, questa serata digitale fiorentina è un altro, positivo segno verso l’auspicato ritorno alla normalità, senza isterie né timori eccessivi.

Nicola Cattò

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