Luci e ombre per l’apertura dello Stresa Festival

MOZART Concerto per pianoforte e orchestra n. 25 in do maggiore K 503 STRAVINSKI Pulcinella soprano Barbara Frittoli tenore Francesco Marsiglia basso Nicola Ulivieri Orquesta de Cadaqués, direttore Gianandrea Noseda

Stresa, Palazzo dei Congressi, 23 agosto 2019

La seconda parte della 58ª edizione dello Stresa Festival, quella più ricca e più “istituzionale”, si è aperta con un concerto – l’unico quest’anno — del direttore artistico Gianandrea Noseda alla guida dell’Orchestra di Cadaqués, l’unica che, come ha affermato egli stesso all’inizio del concerto, non ha mai smesso di dirigere da quando, 25 anni fa, vinse la “Cadaqués Orchestra International Conducting Competition”. Il programma accostava due pagine solo apparentemente lontane come il K 503 e il Pulcinella di Stravinski: dico apparentemente poiché, come è noto, il “balletto con canto” stravinskiano, specie se presentato nella sua versione originale, si propone come una rilettura della musica pergolesiana (e di altri compositori a lui più o meno contemporanei), nell’ottica di quel neo-classicismo (nonostante il compositore russo rifiutasse questo termine) che avrà il suo culmine nel Rake’s progress (che Noseda diresse ottimamente, sempre a Stresa nel 2008). Altro trait d’union tra i due mondi, la presenza al pianoforte del 62enne Pierre-Laurent Aimard, storico alfiere della musica novecentesca e delle avanguardie, membro fondatore dell’Ensemble InterContemporain nonché artista in residenza dello Stresa Festival 2019: non ha stupito, quindi, che il suo Mozart fosse all’insegna di una certa “oggettività” del fraseggio, con un suono secco, appuntito, con pochissimo pedale, mai incline a seduzioni timbriche. Quello che magari non ci si aspettava era una meccanicità digitale quasi esibita, a sottolineare un modo di fare musica alle soglie dell’aridità, del tutto alieno da quella dimensione teatrale, grandiosa, e profondamente umana, che il concertismo mozartiano, e un concerto come questo in particolare, porta alla ribalta: e Noseda, che pure aveva parlato di queste caratteristiche in un breve discorso prima del concerto, sembrava accodarsi con rispetto e attenzione al solista, senza mai contraddirlo. Il bis proposto da Aimard era, molto logicamente, il Corale finale della Sinfonia per fiati di Stravinski, tratta dal Tombeau pour Claude Debussy.

Pierre-Laurent Aimard

La seconda parte è stata più convincente, ma tuttavia non esaltante: l’Orquesta de Cadaqués, infatti, è un discreto complesso, ma il Pulcinella esige un vero virtuosismo timbrico e strumentale, sia nei soli che nell’insieme, che non ho avvertito da parte dell’orchestra spagnola. Ottimi sia il primo violino che la prima tromba ma, ad esempio, il trombone e il contrabbasso erano davvero troppo timidi nel loro celebre solo, una pagina amata da Temirkanov che la propone sovente come bis. Noseda sottolinea con perizia la dimensione rustica, popolaresca della fonte simil-pergolesiana, e cerca bei dettagli nell’intreccio fra legni e archi, ma l’impressione ineludibile è di un’esecuzione molto lontana dai migliori esempi presenti in discografia. Impeccabili, per contro, i tre solisti vocali, che hanno potuto confermare l’ottima impressione suscitata nel bis proposto, il terzetto Basilio-Conte-Susanna dal primo atto delle Nozze. Successo, in ogni caso, molto vivo.

Nicola Cattò

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