Lo tsunami interpretativo raggiunge l’opera francese dell’Ottocento

SAINT-SAËNS Le Timbre d’argent R. Delaunay, E. Montvidas, H. Guilmette, T. Christoyannis, Y. Shao, J. Devos; Les Siècles, Accentus, direttore François-Xavier Roth regia Guillaume Vincent coreografia Herman Diephuis

Parigi, Opéra-Comique, 17 giugno 2017

 

Novità musicali importanti provengono da Parigi, dove il Palazzetto Bru Zane, il prestigioso Centre de musique romantique française con sede a Venezia, sbarca per il quinto anno consecutivo, in chiusura della stagione 2016/17 dedicata a Camille Saint-Saëns. Nell’àmbito di una programmazione densa sull’arco di una dozzina di giorni, accanto alla Reine de Chypre di Halévy (1841) diretta da Hervé Niquet al Théâtre des Champs-Elysées, una versione per organico ridotto di Phèdre di Lemoyne (1786) con Julien Chauvin, lo spettacolo Votez pour moi! tra l’operetta e i cabaret (con ottimo tempismo, e sana ironia che accompagnava le elezioni francesi), concerti cameristici, convegni e tavole rotonde, troneggiava la messa in scena, dopo cent’anni di assenza, del Timbre d’argent di Saint-Saëns, seconda opera dell’autore francese a essere rappresentata, nel febbraio del 1877.

All’istituzione veneziana dobbiamo il grande e recente lavoro di divulgazione e di valorizzazione del repertorio di Saint-Saëns, iniziato con l’esecuzione, registrazione e pubblicazione delle cantate per il Prix de Rome (affrontato dal giovane Camille due volte e mai vinto), e continuato con due opere risuscitate dall’oblio, Les Barbares e Proserpine (pubblicazioni in libri-CD, rispettivamente del 2010, 2014, 2017); fondamentale è risultata ora la messa in scena del Timbre, opera “fantastica”, il cui testo è firmato da due specialisti del genere, quei Jules Barbier e Michel Carré autori dei Contes d’Hoffmann. Il libretto del Timbre rivela numerose analogie con i Contes, rappresentati nel 1851 e musicati in seguito da Offenbach; Barbier e Carré sono anche i librettisti del Faust di Gounod, e il Timbre presenta un patto faustiano. Si racconta di un pittore, Conrad, affetto da un’insana passione per il denaro: egli è in preda a una crisi, quando un personaggio di un suo quadro, Circe, prende vita sotto le spoglie della ballerina Fiammetta. Dal dottor Spiridion, personaggio ambiguo e mefistofelico che assumerà successivamente varie sembianze, egli riceve in dono un campanello magico: ogni volta che Conrad lo suona, riceve del denaro, ma una persona deve morire. Conrad è vittima della sua avidità, fin che scoprirà, risvegliandosi, che è stato vittima di un incubo. Non v’è solamente Faust, quindi: nel personaggio, muto (reminiscenza della Muette de Portici di Auber?), della ballerina Circe/Fiammetta, fa capolino anche il mito di Pigmalione. L’opera di Saint-Saëns, il cui libretto, considerato scomodo, era stato già rifiutato da tre compositori, tra i quali Gounod, fatica a trovare la via del palcoscenico: trascorrono 13 anni dai primi schizzi fino alla messa in scena presso il Théâtre-Lyrique, attraverso ostacoli costituiti da impresari capricciosi, fallimenti di istituzioni teatrali, litigi tra librettisti e discrediti preventivi da parte della critica, che, ancor prima di aver visto e ascoltato l’opera, trattano Saint-Saëns di compositore «incontestabilmente sprovvisto di talento». Sarà Bizet il primo a riconoscere il valore del Timbre, «un vero opéra-comique cosparso di Verdi. Che fantasia! che melodie geniali!». Ciò che viene condannato dalla critica è proprio ciò che noi spettatori del 2017 apprezziamo e riscopriamo nella musica di Saint-Saëns: il sapiente adeguamento della musica a ogni differente situazione incontrata nel testo. L’eclettismo musicale di Saint-Saëns è prodigioso, e altrettanto prodigiosa è la consapevolezza del compositore, che ne scrive in questi termini: «C’è di tutto nel Timbre, dalla sinfonia all’operetta passando dal dramma lirico e il balletto».

Nella sua lunga storia, che approderà a Bruxelles nel 1914, il Timbre conosce varie versioni, e tre libretti differenti che testimoniano i principali stadi dell’opera: l’opéra fantastique del 1877, il drame lyrique per l’Opéra-Comique del 1902 e il drame lyrique per Bruxelles del 1913. Il materiale manoscritto superstite è nutrito, e testimonia le numerose varianti: non meno di sei sono le edizioni musicali; per le recite parigine del 2017 si è scelta l’ultima versione, del 1913.

Lo spettacolo visto all’Opéra-Comique, recentemente restaurata, spazio accogliente e dall’ottima acustica, è risultato molto godibile, a partire dall’allestimento, che doveva fare i conti con i numerosi e repentini cambi di scena previsti nel libretto: la regia, affidata a Guillaume Vincent, ha privilegiato l’aspetto fantastico, attraverso qualche effetto di illusionismo e vere colombe svolazzanti in scena. Il personaggio di Hélène, la fidanzata del protagonista, era affidato al soprano Hélène Guilmette, incinta di 7 mesi: il regista ha fatto di necessità virtù, inglobando nella finzione teatrale la realtà vissuta dalla cantante; un insperato valore aggiunto nella trama del Timbre. Molto alto il livello artistico dei cantanti impegnati, a partire da Tassis Christoyannis, perfetto Spiridion, per voce e presenza scenica, vero perno del Timbre. Eccellenti gli altri cantanti, che hanno fornito un’ulteriore prova di dizione impeccabile: Yu Shao, Hélène Guilmette, Jodie Devos, e anche il Conrad di Edgaras Montvidas, ruolo vocalmente ingrato. Non facile risolvere la coreografia della ballerina muta, Fiammetta, qui interpretata da Raphaëlle Delaunay, brava e bella, che non ha tuttavia premuto sull’acceleratore della modernità. La presenza corale è stata assicurata da Accentus, notevolissimo ensemble che conosciamo da numerose registrazioni discografiche.

La vera, grande novità delle recite del Timbre all’Opéra-Comique sta nell’orchestra e nel suo sound; si tratta di Les Siècles, fondata nel 2003 da François-Xavier Roth, che già ha regalato registrazioni discografiche impressionanti, attraverso lo studio delle varie prassi esecutive e l’uso di strumenti storici: per Actes Sud il Quarto Concerto per pianoforte e la Terza Sinfonia di Saint-Saëns, La Mer di Debussy, un CD monografico dedicato a Dubois, Petruška, Uccello di fuoco e Sacre di Stravinski, e, recentemente per Harmonia Mundi, un impareggiabile Daphnis et Chloé di Ravel. La grande rivoluzione interpretativa, storicamente e stilisticamente informata, sta lentamente raggiungendo, come un benefico tsunami, il magico mondo del melodramma ottocentesco; i primi, entusiasmanti risultati hanno consentito una meravigliosa incursione nell’Italia dei primi decenni del secolo: Pietra del paragone con Matheus e Jean-Christophe Spinosi, Sonnambula con La Scintilla e Alessandro De Marchi, Norma ancora con La Scintilla e Giovanni Antonini; ulteriori sconvolgimenti nel paludato e recalcitrante mondo dell’opera sono stati provocati da Aida con Harnocourt e Falstaff con Gardiner. Il sound risultante da esecuzioni di questo genere (e di questo livello) consente un approccio radicalmente differente, e avvicina ulteriormente il pubblico di oggi a composizioni che risplendono di colori ancora mai visti; all’Opéra-Comique questo effetto-tsunami era fortemente e immediatamente percepibile, sin dalla lunga e articolata ouverture a sipario abbassato. Ci rallegriamo di poter avvalerci ancora di approcci esecutivi analoghi nel terreno melodrammatico del XIX secolo: la musica di Rossini e Verdi ne godrebbe ulteriormente.

Tra i momenti che rimarranno impressi nella memoria degli spettatori del Timbre, oltre alla carismatica presenza di Tassis Christoyannis e alle sue gag, la romance di Hèlène nel II atto, “Le bonheur est chose légère”, con violino solista, che ammicca al Settecento come solamente Saint-Saëns sapeva fare, e i vari momenti di danza – la Danse bohémienne che chiude il terzo atto e la Valse del quarto atto – che dimostrano il suo genio musicale, lo stesso che egli rivela in altre opere.

La musica del Timbre verrà ora registrata per la pubblicazione in CD, programmata per l’autunno del 2018: testimonianza fondamentale per confermare l’importanza di Saint-Saëns operista, compositore dalla penna sempre, incontestabilmente felice.

Giuseppe Clericetti

Foto: Pierre Grosbois

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