Lo Schumann riservato di Ivan Krpan ai Pomeriggi

SCHUMANN Concerto per pianoforte e orchestra op. 54; Sinfonia n. 4 op. 120 pianoforte Ivan Krpan Orchestra I Pomeriggi Musicali, direttore George Pehlivanian

Milano, Teatro dal Verme, 13 ottobre 2018

 

L’interesse maggiore del concerto che inaugurava la stagione dei Pomeriggi Musicali (da me ascoltato nella replica del sabato, in un teatro davvero gremito di pubblico) era la presenza del 21enne pianista croato Ivan Krpan, vincitore dell’edizione 2017 del Busoni, alle prese con uno dei maggiori capisaldi della letteratura per pianoforte e orchestra, il Concerto di Schumann. Quanto si è sentito ha rivelato una personalità musicale assolutamente ben definita: il suono di Krpan è piuttosto piccolo, facendo egli ben poco uso del peso di spalle e braccia, ma puntando anzi su una chiarezza articolare estrema, tutta di dita, che rinuncia quasi programmaticamente al grande gesto romantico, all’enfasi, alla teatralità. Un pianismo raffinato, quasi distaccato, ma mai superficiale: fin dalla celebre progressione di accordi in apertura, Krpan è trasparente e controllato, certamente più Eusebio che Florestano. Forse troppo, a volte: ma l’Intermezzo era semplicemente splendido per la trasparenza dell’articolazione, e la cadenza del primo movimento aveva una coerenza, una chiarezza di pensiero che personalmente mi hanno affascinato. E Pehlivanian, dal podio, ha avuto il grande merito di sostenere questa lettura, con i pesi sonori e il fraseggio sfumato e raffinato dell’orchestra. Anche il bis proposto dal solista, l’Arabeske dello stesso Schumann, confermava la scelta di un fraseggio fatto di piccoli tocchi, intimo e sfumatissimo: e al pubblico è piaciuto molto.

Più tradizionale, ma assai felice, anche la resa della Quarta sinfonia, sempre di Schumann: pur con qualche eccesso fonico non ben bilanciato (specie nei tromboni), la lettura del direttore franco-americano si rivelava, fin dalle prime battute, felicemente tradizionale, ma mai banale: la Romanze splendeva di una luce autunnale, malinconica, mentre il momento migliore mi è parso il Trio dello Scherzo, dove la morbidezza del disegno dei fiati si appoggiava a meraviglia sulla figurazione degli archi, con quella naturalezza propria delle grandi esecuzioni. E se la scabrosa transizione al quarto movimento non è filata a meraviglia, pazienza: le intenzioni erano ottime, così come efficacissimo il fraseggio concitato ma mai confuso del Finale (eseguito, come il resto della partitura, con tutti i ritornelli). Ottima anche la prova dell’Orchestra dei Pomeriggi, che inaugura quindi la sua stagione in maniera del tutto promettente.

Nicola Cattò

 

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