L’Imogene di Roberta Mantegna chiude la stagione scaligera

BELLINI Il pirata N. Alaimo, R. Mantegna, P. Pretti, F. Pittari, R. Fassi, M. De Liso; Coro e Orchestra del Teatro alla Scala, direttore Riccardo Frizza regia Emilio Sagi scene Daniel Bianco costumi Pepa Ojanguren

Milano, Teatro alla Scala, 19 luglio 2018

 

Si respirava atmosfera estiva al Teatro alla Scala per l’ultima recita del Pirata, con le maschere che facevano crocchio per parlare dei voli per le vacanze, e la platea per circa un terzo vuota; dettaglio che lascia una certa amarezza, tanto più considerando che si trattava di una serata inserita nel progetto “ScalAperta” (biglietti a metà prezzo) di un titolo assente da sessant’anni sul palcoscenico milanese: forse, se i teatri d’opera italiani tendono a banalizzare sempre più i propri cartelloni, una fetta di responsabilità va attribuita alla pigrizia intellettuale del pubblico medio nostrano.

Per l’occasione, il ruolo di Imogene è stato assegnato a Roberta Mantegna, la cui presenza ha dato vita a un cast totalmente italiano. Il soprano palermitano dispone di uno strumento vigoroso, dalle ricche potenzialità espressive, con una sfumatura acida e tagliente che emerge in particolare nel registro acuto, e costituisce da un lato una nota caratterizzante, dall’altro un limite nella ricerca di un suono di apollinea bellezza. La sua, tanto per intendersi – giacché questi paragoni sono sempre impropri –, è una Imogene “più Callas che Devia”, che mette in luce con coinvolgente realismo la condizione di delirio in cui la protagonista tende a scivolare per eccesso di disperazione, facendosi così perdonare talune imperfezioni cui gioverà porre attenzione per trarre maggiore frutto dalla generosità naturale della voce.

Più controllata, nel bene e nel male, è stata l’interpretazione di Piero Pretti, che ha correttamente ricoperto il ruolo di Gualtiero, senza però riuscire a imprimergli una personalità memorabile, forse perché il repertorio del belcanto romantico è un po’ marginale rispetto alla sua gamma espressiva, forse perché non ha creduto abbastanza nella possibilità di infondere un’anima alla voce del pirata. Infatti, qua e là, nella scena di più forte tensione drammatica (l’arrivo in scena del figlio di Imogene) o nel passo meno atteso di recitativo, Pretti ha saputo cogliere quella sfumatura cromatica che dà significato alla melodia e rende unica ogni rappresentazione; ma più spesso – e in particolare nell’aria del II atto, conclusa senza applausi – si è avuta la sensazione di una lettura dello spartito esatta ma priva di affetti e di cuore. Il baritono Nicola Alaimo ha rivelato una voce più chiara di quanto si ricordasse e una grana un po’ ruvida, che non impedisce tuttavia di centrare il clima dolente del cantabile del duetto con Imogene, che non a caso riceve un convinto applauso; segno che il pubblico, più che dai dettagli tecnici, sa farsi appassionare da quei momenti nei quali riconosce una crescita della temperatura emotiva. Una temperatura emotiva che nel teatro belliniano non si può raggiungere senza l’apporto fondamentale dei solisti, e che nella recita di cui si discute non è stata costante, nonostante l’ottima prova del Coro e l’attento lavoro di concertazione svolto da Riccardo Frizza, che ha garantito un’esecuzione pressoché integrale (mancavano alcune frasi di recitativo e il finaletto dopo l’aria di Imogene, tradizionalmente tagliato), un’agogica di buon respiro e dinamiche assai rispettose del palcoscenico. La regia di Emilio Sagi, pur peccando nel cancellare la presenza visiva del mare, che dovrebbe soggiogare la scena d’apertura e aleggiare sull’intero spettacolo, è stata efficace nel sottolineare l’atmosfera oppressiva della corte di Caldora e il sempre più vacillante equilibrio psichico di Imogene. Tra le seconde parti, si vuole ricordare con una nota di merito il giovane basso Riccardo Fassi che, quale Solitario dalla voce incisiva, ha dominato le prime scene dell’opera con appropriato accento ieratico.

Marco Leo

(La recensione delle recite con Sonya Yoncheva sarà su MUSICA di settembre)

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