L’energia di Blomstedt conquista Pordenone

Gerhaher e Blomstedt

DVOŘÁK Canti biblici op. 99 BRUCKNER Sinfonia n. 6 in La maggiore baritono Christian Gerhaher Gustav Mahler Jugendorchester, direttore Herbert Blomstedt

Pordenone, Teatro Comunale Giuseppe Verdi, 3 settembre 2019

Non poco memorabile l’inaugurazione della ricca stagione concertistica 2019-2020 al Teatro Verdi di Pordenone, inaugurazione affidata alla celebre Gustav Mahler Jugendorchester, diretta da Herbert Blomstedt, con la partecipazione del grande baritono tedesco Christian Gerhaher, straordinari protagonisti dei due concerti svoltisi il 3 e il 4 settembre. Il primo di questi è stato aperto dagli splendidi Canti biblici op. 99 di Antonin Dvořák, un ciclo vocale di 10 brani basati sui Salmi della Bibbia (in lingua ceca), composti a New York nel 1894 e concepiti in origine per voce e pianoforte, ma orchestrati dallo stesso autore l’anno successivo e in questa veste eseguiti a Praga il 4 gennaio 1896: si tratta senza dubbio di una originalissima espressione della fede religiosa di Dvořák, una fede peraltro già trasfigurata artisticamente nel famoso Stabat Mater op. 58, nella Messa in Re maggiore op. 86, nel Requiem op. 89, nel Te Deum op. 103 (quest’ultimo risalente al 1892). Caratterizzato da una scrittura ricca di forti contrasti ed accensioni, oltre che da preziose soluzioni timbriche, tale ciclo ha potuto contare sull’intensa e vibrante interpretazione di Gerhaher, la cui voce, potente, ma sempre morbida e timbricamente gradevole, è stata sfruttata dando vita ad una gamma di sfumature dinamiche e coloristiche del tutto sorprendente per varietà e finezza, tale da rendere pienamente giustizia a tale capolavoro e coinvolgere appieno il pubblico accorso numeroso a teatro.

La seconda parte della serata è stata dedicata alla Sesta Sinfonia di Anton Bruckner, una delle opere del grande compositore austriaco più vicina, forse, alla poetica di Mahler, come è emerso, del resto, anche dalla energica direzione di Blomstedt, il quale giunto all’età di 92 anni compiuti da poco, ha impresso all’intera partitura un’impronta alquanto energica, se non irruente, sfruttando puntualmente le potenzialità e il virtuosismo della ricca compagine e mettendo in piena luce gli slanci e le lacerazioni della scrittura. Giustamente celebre, questa orchestra, formata prevalentemente da giovani strumentisti provenienti da tutta l’Europa, ha dato prova anche in questa occasione di padronanza tecnico-stilistica, intonazione perfetta e grande coesione, mettendo a punto un suono assai avvolgente nelle sezioni degli archi (con una particolare nota di merito fin dalle battute iniziali per i contrabbassi) e una timbrica particolarmente luminosa e brillante in quella degli ottoni (degni di una analoga menzione soprattutto i corni). Dato l’assertivo taglio esecutivo impresso da Blomstedt, ci sono sembrati assai riusciti i movimenti più mossi e ricchi di contrasti della partitura, con particolare riguardo per il Maestoso iniziale e per lo Scherzo, reso quest’ultimo in tutte le sue demoniache accensioni, mentre del primo abbiamo apprezzato talune arcane sottolineature, oltre alla forza impressionante dei contrasti. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare totalmente tale prova spettacolare, tributando al direttore e all’orchestra una vera e propria ovazione. Del concerto della sera seguente, con programma diverso, darà conto Mirko Schipilliti su MUSICA di ottobre.

Claudio Bolzan                

Foto: Marco Borrelli

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