Le Variazioni di CPE Bach secondo Andrea Coen

C.P.E. BACH Complete Keyboard Variations fortepiano Andrea Coen

BRILLIANT CLASSICS 95305 (2 CD)

DDD 146:21

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Nella vasta produzione tastieristica di Carl Philipp Emanuel Bach un numero cospicuo di composizioni è costituito da gruppi di Variazioni realizzati in un ampio arco di tempo, dal 1735 al 1781: nella maggior parte dei casi si tratta di lavori imperniati su temi (o brani) originali, anche se non mancano quelli basati su motivi di derivazione popolare (la Follia di Spagna) o di altri autori (è il caso di un Minuetto di Locatelli e di una Canzonetta della duchessa di Gotha). Se in alcuni casi prevale la concezione decorativa della variazione (come, ad esempio, l’Arioso in Fa maggiore, l’Allegretto in Do maggiore, l’Arietta in La maggiore), in altri emerge un’impostazione assai diversa, tesa ad esplorare le potenzialità espressive dei temi o a ricavare da questi gli stimoli per autentiche ricreazioni formali e strutturali: è il caso, ad esempio, di «Ich schleif, da träumte mir», le cui 24 Variazioni (composte nel 1752) si distinguono per il grado crescente di complessità e di varietà espressiva, o, ancora, di alcune delle Variazioni su «Les Folies d’Espagne» (notevoli le n. 4, 5, 8, 11), pubblicate solo nel 1803, o di quelle sull’Arioso sostenuto in La maggiore (con la malinconica Variazione n. 3), del 1781, e sull’Arioso in Do maggiore, forse le più dense e complesse (come le n. 4, 7, 8), oltre che improntate a quell’acceso stile Empfindsamer di cui l’autore fu il massimo rappresentante.

Questo raro repertorio ci viene ora proposto integralmente dal valente fortista Andrea Coen, che, per l’occasione, ha utilizzato una notevole copia di uno strumento Silbermann del 1749: possiamo subito affermare che al pieno dominio della scrittura (spesso assai brillante e virtuosistica) il solista ha saputo unire anche quella misurata sensibilità capace di cogliere puntualmente i diversi caratteri dei brani e tradurre con scavo adeguato talune febbrili invenzioni (come la drammatica Variazione n. 5 e la misteriosa Variazione n. 11 da «Les Folies d’Espagne»; o, ancora, come la dolente Variazione n. 3, dall’Arioso sostenuto in La maggiore), nelle quali si è potuto ammirare la misurata flessibilità del fraseggio e la gamma non comune di sfumature dinamiche, pur lamentando, nelle Variazioni più veloci, una certa meccanicità. In ogni caso si tratta di una lettura rispondente alla sensibilità e allo stile dell’autore e quindi pronta a cogliere gli improvvisi scatti umorali, i ripiegamenti, le tensioni melodiche e armoniche, peculiarità rese sempre con la dovuta adesione.

Notevole per naturalezza timbrica il livello della registrazione, mentre il fascicolo allegato contiene ampie note informative, ma solo in lingua inglese.    

Claudio Bolzan

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