Le suggestioni coreutiche di Purcell a Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Purcell Dido and Aeneas A. Ugolin, R. Willcox, D. York, C. Ricci. F. Mantegna, S. Lipp, M. Bennett; Akademie für Alte Musik, Vocalconsort di Berlino, direttore Christopher Moulds regia, coreografia e danze Sasha Waltz e Tanzcompagnie Sasha Waltz & Guests

Dido & Aeneas di Henry Purcell non è una novità per Roma. Non solo si è vista ed ascoltata all’Accademia Filarmonica Romana, ma al Teatro dell’Opera la più recente messinscena risale al giugno 2013, quando venne realizzata alla Palestra Orientale delle Terme di Caracalla con la regia di Chiara Muti. Ma lo spettacolo che ha debuttato il 14 settembre è totalmente differente da quello di tre anni fa. Innanzitutto il luogo. La Palestra Orientale delle Terme è, ad occhio, circa di 80 metri quadri, ospita poco più 200 spettatori in uno spazio magico al crepuscolo ed incantevole la notte. Lo spettacolo durava circa un’ora (come nella stesura originale) ed era in lingua inglese (perfetta la dizione del protagonista, Jacques Imbrallo). La regia di Chiara Muti, le scene di Mario Torre ed i costumi di Alessandro Lai riproducevano uno spettacolo barocco (pensato per essere rappresentato in un “educandato” per ragazze) con tanto di pubblico in parrucca che interveniva nell’azione scenica. Con la complicità della semplice scenografia di Mario Torre, una piccola isola rocciosa racchiusa all’occorrenza da leggeri tendaggi, la regia riusciva a far apparire raccolto e intimo lo spazio e a dare l’illusione che fosse fatto su misura per l’opera di Purcell, densa di fantasia e invenzione, ma minimalista quanto ai mezzi proprio perché composta per un collegio femminile.

Completamente differente la produzione di Dido & Aeneas con cui il Teatro dell’Opera di Roma riapre i battenti dopo la pausa estiva. Regia e coreografia sono curate da Sasha Waltz, in scena la Tanzcompagnie Sasha Waltz & Guests, mentre Christopher Moulds dirige l’Akademie für Alte Musik e il Vocalconsort di Berlino. L’allestimento ha le scene di Thomas Schenk e Sasha Waltz, i costumi di Christine Birkle, le luci di Thilo Reuther. L’opera è eseguita nella ricostruzione musicale di Attilio Cremonesi, che vi interpola altre musiche di Purcell; lo spettacolo sfiora le due ore senza intervallo. È una produzione ormai storica che ha debuttato a Berlino vari anni fa e che da allora ha girato tutti i maggiori teatri dei cinque continenti, venendo gradualmente affinata. In Italia si è vista una decina di anni fa per due sere a Ferrara Musica. A Roma era programmata fuori abbonamento (fa parte delle anteprime di Romaeuropa), ma la sera della prima il teatro era pienissimo. Così lo era anche all’anteprima per giovani, con molti liceali che hanno più dimestichezza con il quarto libro dell’Eneide di Virgilio.

Sasha Waltz, appassionata della musica di Purcell e conquistata dalla figura tragica di Didone, descrive il suo spettacolo come un’unione di “musica, danza, canto, immagine, teatro. È come se in scena tutti gli interpreti creassero un solo, grande corpo, all’interno del quale si sviluppano molti modi di raccontare la stessa storia. La danza, costantemente presente, qui non è mai solo decorativa. È un linguaggio che arricchisce sempre di nuove informazioni il contenuto del pezzo”.

Dimenticata, dopo il successo iniziale, per circa due secoli, l’opera di Purcell fu riscoperta nel tardo Ottocento ed è oggi considerata uno dei capolavori del teatro musicale. Molto probabilmente all’epoca della sua prima rappresentazione, nel 1689 a Chelsea, allora un piccolo villaggio alle porte di Londra, Dido & Aeneas comprendeva danze, come era tipico dell’opera del periodo. Queste erano però certamente diverse dai movimenti rigorosi, spesso atletici e dalla continua inventiva con cui Sasha Waltz firma le sue coreografie. Con questa sua versione, che viene presentata per la prima volta a Roma, la Waltz ha iniziato nel 2005 il suo percorso in quella che lei stessa chiama “opera coreografica”. In precedenza l’artista tedesca, figura di punta della danza contemporanea, aveva firmato una serie di lavori nei quali dialogavano vari generi e forme artistiche. Sulla scena del Dido & Aeneas ai 12 danzatori della sua compagnia, si aggiungono 51 interpreti fra strumentisti, solisti e cantanti del coro. Tutti insieme partecipano a una coreografia collettiva, che trascende e combina insieme le funzioni loro consuete in uno spettacolo. Lo stesso personaggio è interpretato sia da un cantante sia da uno o più danzatori e/o da elementi del coro. In effetti, è uno spettacolo in cui la danza ha un ruolo cruciale, ove non primario. Se regia e coreografia dello spettacolo sono radicalmente innovative (con, ad esempio, costumi di varie epoche), un’assoluta fedeltà al testo musicale è invece garantita dai componenti dell’Akademie für Alte Musik, dal Vocalconsort e dal direttore Christopher Moulds, tutti specialisti nell’interpretazione della musica antica e barocca.

All’apertura del sipario vediamo un grande acquario (o piscina) in cui troiani e cartaginesi nuotano, mentre, dopo una breve introduzione parlata, dalla buca l’Akademie für Alte Musik suona con strumenti d’epoca la sinfonia. Non è una gara sportiva, ma un passatempo — tra il sentimentale e l’erotico — dei militari in fuga da Troia con le ragazze cartaginesi. Portato a via, a scena aperta, l’acquario-piscina, il resto dello spettacolo prosegue tra le mura di una Cartagine che nulla ha di grandioso, ma dai cui praticabili emergono le varie scene del libretto.

Come accennavo prima, la partitura di Purcell è ritoccata con ripetizioni dei ritornelli ed interpolazioni da altri lavori (specialmente The Fairy Queen). In questa produzione c’è un fortissimo accento sul ballo “muscolare”, mentre tutte le voci (Aurore Ugolin, Reuben Willcox, Deborah York, Céline Ricci. Fabrice Mantegna, Sebastian Lipp Michael Bennett) sono di ottimo livello, così come Christopher Moulds e l’Akademie für Alte Musik hanno puntato su sonorità molto raffinate, nonostante le vaste dimensioni del Teatro dell’Opera, ben diverso dai luoghi per cui l’esecuzione fu concepita (un salone del Palazzo Reale di Carlo Secondo ed un teatrino di un collegio femminile).

Giuseppe Pennisi

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