Le prime volte sinfoniche di Mozart e Schubert

MOZART Sinfonia in mi bemolle maggiore n. 1 HUMMEL Adagio e variazioni per oboe e orchestra PENDERECKI Capriccio per oboe e archi SCHUBERT Sinfonia in re maggiore n. 1 Orchestra di Padova e del Veneto, direttore e oboe François Leleux

Padova, Auditorium Pollini, 28 gennaio 2015

Si può dire che i sensi musicali Mozart li sviluppa da nomade, sbalordendo per la precoce arte di suonare, di improvvisare e di stendere pagine e pagine di musica. La prima sinfonia, ad esempio, è scritta a otto anni. Fu composta durante il viaggio a Londra dove il padre Leopold aveva condotto il figlio per esibirne le doti miracolose a fianco del talento della sorella. Nei sobborghi della capitale inglese il bambino prende a caso una sinfonia di Abel e comincia a riscriverla, se ne appropria. Accade per tante altre composizioni appartenenti a quest’epoca, dove il gioco ad imitare i gesti degli adulti fa compiere a chi sta scrivendo una miracolosa giravolta.

Anche Franz Schubert che ha sedici anni quando scrive la prima Sinfonia nel 1813 imita i gesti degli adulti ma con una mano molto più salda a segnare una cifra che sembra già inimitabile composta da irresistibili pulsioni ritmiche e una frenesia che fa presto a sfogare – come nell’Allegro vivace – in febbre.

Rara l’occasione di ascoltare le prime sinfonie di Mozart e di Schubert e ancor più raro ascoltare tutte e due le sinfonie nell’arco della stessa serata come capitava a Padova e a Mestre per il concerto dell’Orchestra di Padova e del Veneto diretta dall’oboista François Leleux. L’interpretazione volgeva a collocare sotto una luce molto simile entrambe le opere – e quindi articolazione e fraseggio con Mozart sempre molto calibrati, come se davvero il primo esemplare sinfonico del salisburghese avesse una conformazione analoga al frutto ben più maturo di Schubert. Al cuore del concerto Leleux si ripresentava con il suo oboe, a dar prova e riprova di un’eleganza innata nel disimpegnarsi dal virtuosismo cordiale di Hummel e dalla modernità ben ponderata di Penderecki.

Alessandro Taverna

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