Le Nozze al San Carlo: il trionfo del teatro

 

MOZART Le Nozze di Figaro S. Alberghini, A Luongo, R. Feola, E. Buratto, L. Chierici, F. Beggi, B. Lazzaretti, S. Fiore, M. Peirone, G. Semenzato. Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, direttore Ralf Weikert regia Chiara Muti scene Ezio Antonelli costumi Alessandro Lai

Napoli, Teatro di San Carlo, 24 settembre 2016

 

Il Teatro di San Carlo ha chiuso la sua rassegna estiva, il San Carlo Opera Festival, con Le Nozze di Figaro, che la regista Chiara Muti ha messo in scena come un classico senza tempo, un’opera di per sé immensa, che non ha bisogno di simbolismi arcani e bizzarre invenzioni, come invece è toccato vedere in altre produzioni.

Ma, ed è questo il punto, questo è stato l’allestimento di un classico del teatro, prima ancora che di un’opera lirica: la risposta della regista alla domanda che da sempre aleggia, se cioè l’opera sia più teatro con musica che musica con azione teatrale, rivela le origini artistiche della regista, già allieva di Strehler e del Piccolo Teatro: per lei la bilancia pende decisamente dalla parte della lettura teatrale. Tutto non può che partire da una storia da raccontare, e lei è molto brava a trasferire ogni dettaglio del libretto e della partitura in movimenti di scena, recitazione e caratterizzazione dei personaggi. In tal modo, la chiarezza e lo sviluppo della narrazione non possono che trarne benefici, i personaggi sono reali, esisterebbero anche se non dovessero cantare ma solo recitare, vivere in scena.
La messa in scena era tutta incentrata attorno e sopra una piattaforma girevole messa davanti a una galleria sospesa, progettata da Ezio Antonelli, con i costumi di Alessandro Lai. Le Nozze di Figaro è un’opera difficile da allestire, poiché più di altre richiede al cast di cantanti doti di recitazione. La familiarità della regista con il palcoscenico, unita a una conoscenza approfondita della partitura (dopo tutto, è la figlia di Riccardo Muti!), le hanno permesso di sfruttare tutti gli elementi drammaturgici della storia, fra i quali uno è stato evidenziato in particolare: lo scontro tra classi sociali provocato dalle idee illuministiche, che di lì a poco sarebbe culminato nella rivoluzione francese.  Da Ponte e Mozart (seguendo la commedia di Beaumarchais, da cui il libretto è tratto) sfidano apertamente i codici sociali del 18° secolo, e Figaro, tre anni prima della presa della Bastiglia, si sente libero di comportarsi con insolenza verso il conte che attenta alle grazie della sua promessa sposa.

Come si diceva, in questa produzione l’azione drammatica e il meccanismo teatrale prendono chiaramente il sopravvento sulla musica, a causa della naturale propensione della regista, la quale ha avuto possibilità di spaziare (o forse ha fatto di necessità virtù) anche perché la conduzione musicale mancava di personalità: mentre l’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo hanno ben figurato nel complesso, la direzione dell’austriaco Ralf Weikert non è apparsa per niente “mozartiana”. La sua lettura è stata piuttosto piatta, lontana dalla malinconica grazia e profondità del salisburghese. La linea musicale ha mostrato ogni tanto tempi irregolari che impedivano un flusso regolare del tessuto musicale.

Nel complesso, però, queste Nozze sono state un successo anche per merito dei cantanti. Simone Alberghini è stato un Almaviva altezzoso come si conviene, e ha mostrato tecnica sicura, voce spavalda e presenza scenica forte, con un apice nell’Aria del terzo Atto. Il Figaro del baritono Alessandro Luongo ha ben reso i diversi stati d’animo del personaggio, l’inquietudine del promesso sposo che si crede tradito, il gioviale sarcasmo di “Non più andrai farfallone amoroso” e soprattutto la franca insolenza dell’aria iniziale “Se vuol ballare signor contino”.

Il giovane soprano napoletano Rosa Feola è stata una Susanna amabile, sempre nel cuore dell’azione e in continuo e rapido movimento. La sua voce chiara e squillante ha contrastato con sagacia e levità quella più piena e ricca della Contessa di Eleonora Buratto, il cui bel vibrato e gli eleganti fraseggi hanno munito di una qualità finemente drammatica le grandi arie della Contessa, soprattutto in “Dove sono i bei momenti”.

Marina Comparato è innegabilmente un grande mezzosoprano: la sua sapienza scenica e la voce agile e duttile ne hanno fatto un Cherubino ideale, sia nel brillante “Voi che sapete” che nell’ardente “Non so più”.

Ciascuno dei ruoli minori è stato notevole. Fabrizio Beggi (Bartolo) e Laura Chierici (Marcellina) sono stati i divertenti “genitori” di Figaro. Il Don Basilio di Bruno Lazzaretti, il Don Curzio di Saverio Fiore, l’Antonio di Matteo Peirone e la Barbarina di Giulia Semenzato sono stati tutti vocalmente appropriati ed efficacemente recitati.

Lorenzo Fiorito

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