Le difficili strade del “non usuale”: la Staatskapelle a Verona

PROKOFIEV Concerto per violino e orchestra n. 2 MAHLER Sinfonia n.1 violino Lisa Batiashvili Staatskapelle Dresden, direttore Alan Gilbert

Verona, Teatro Filarmonico, 6 settembre 2018

La sezione più attesa del festival sinfonico veronese “Il Settembre dell’Accademia” (27 agosto – 22 ottobre) si è aperta in grande stile con la Staatskapelle Dresden diretta da Alan Gilbert. Torna curiosamente e utilmente la frase lapidaria, che mi ha sempre colpito, del giovane Ivo Pogorelich (intervista disponibile su YouTube), ricordando quanto sia importante per un interprete cercare sempre durante lo studio di una partitura ciò che è non ordinario, piuttosto che quanto sia usuale. Che, detto da lui, è un bel programma. Una linea e una chiave di lettura che ci fanno capire la storia, quelle differenze e discrepanze che segnano ineluttabilmente il destino di un capolavoro contro un brano, appunto, “usuale”. Condizione generale che spesso divide in due il mondo dei musicisti, purtroppo, la ricerca e la fantasia interpretativa da un lato, la routine e il descrittivismo dall’altro. Di cose non ordinarie ce ne sono a valanghe nelle Prima di Mahler e nel Concerto n. 2 per violino di Prokofiev eseguiti al Teatro Filarmonico, talora mascherate in forma ordinaria. Gilbert, già direttore niente meno che della New York Philharmonic, dirige ovviamente bene, con una sicurezza “da concorso” dovremmo dire, e pure a memoria (Mahler), ma chiedendo cose usuali all’orchestra. Brillava un “Titano” tracciato in un bel disegno, ci mostrava soprattutto un’Austria felix che tuttavia vorremmo già vedere allontanarsi. I misteri di Mahler? Perduti in una direzione votata alla trasparenza, neppure difficile con certe compagini, in un bel pacchetto regalo senza troppi tormenti e asperità che non andava molto oltre il segno scritto. La Statskapelle resta comunque un mostro di perfezione, meravigliosa opportunità per ascoltare quale equilibrio straordinario si muova in questa formazione, non solo nella continuità di suono attraverso le sezioni degli archi, ma anche con tutti i fiati, senza alcuna discrepanza. Un suono appunto unico, nel senso di incredibilmente unitario. Proprio in questa continuità si inscriveva il violino, bellissimo, di Lisa Batiashvili, dispiegando una linea accesa ma non infuocata, e in rapporto paritetico nel dialogo anche sui piccoli incisi con ogni sezione dell’orchestra. Solista con una cantabilità dal fraseggiare lungo, spingeva questo concerto di Prokofiev in una dimensione musicale di grande poesia attraverso una qualità strumentale altissima, sebbene senza quella punta carismatica di altri solisti. Certo che Gilbert non la aiutava, o meglio, si muoveva come da “servizio”, ma in Prokofiev non si possono smussare troppo angoli e spigoli, ed esagerare non guasta. La Staatskapelle – forse l’orchestra col suono più bello? – si manteneva ultracompatta, e in stato di grazia, come un vulcano, si scatenava nel Preludio del terzo atto di Lohehgrin di Wagner in fuori programma. È il suo mondo. Rimane tuttavia sempre più difficile capire cosa vogliano e chiedano le orchestre – soprattutto queste – dai loro direttori: precisione, fantasia, rapporti col mercato? Difficile ormai capire cosa chiedano ancora il mercato, le agenzie, i direttori artistici, il pubblico. Successo caldissimo.

Mirko Schipilliti

 

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