Le certezze della tradizione allo Sferisterio

VERDI Rigoletto V. Stoyanov, J. Nuccio, C. Albelo, G. Buratto, N. Surguladze, L. Sofia, M. Corna, G. Medici, R. Raggiotti, I. Defabiani, V. Mebonia, S. Giannetti; Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, direttore Francesco Lanzillotta regia Federico Grazzini scene Andrea Belli costumi Valeria Donata Bettella

PUCCINI La bohème C. Remigio, A. Chacón-Cruz, L.A. Wissel, D. Salerno, A. Porta, A. Concetti, A. Stragapede, A. Pucci, G. Medici, R. Gattei, G. Paci, G. Di Deo; Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, direttore David Crescenzi regia Leo Muscato scene Federica Parolini costumi Silvia Aymonino

MASCAGNI Cavalleria Rusticana LEONCAVALLO Pagliacci A. Pirozzi, R. Davila, A. Gazale, C. Fracasso, E. Martorana, M. Caria, P. Adaini, G. Caoduro, A. Cutrini, F. Solinas; Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini, Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, direttore Christopher Franklin regia Alessandro Talevi scene Madeleine Boyd costumi Manuel Pedretti

Sferisterio di Macerata, 30 luglio, 1, 2 agosto 2015

Dopo il successo della 50° edizione 2014, prosegue la linea felice portata dal direttore artistico Francesco Micheli allo Sferisterio di Macerata: il mix di titoli popolari con regie sperimentali e realizzate tenendo d’occhio il budget di spesa sarà anche una ricetta dettata dalla particolare congiuntura economica, ma è una ricetta che funziona e permette interessanti sperimentazioni. È il caso del dittico verista formato dalle intramontabili Cavalleria rusticana e Pagliacci: la regia di Alessandro Talevi si è mossa nel solco della tradizione ma senza scadere nel rischio del bozzettismo, le dinamiche tra i vari personaggi sono state ben evidenziate e solo ha nuociuto all’eleganza dell’insieme la trovata un po’ cheap di far apparire la Madonna, in veste azzurrina, per condurre Santuzza fuori scena durante l’Intermezzo. Anche musicalmente le cose sono andate abbastanza bene: Christopher Franklin ha guidato la Form in una delle sue prove migliori, riuscendo a evitare sia il rischio del sentimentalismo esasperato (sempre in agguato con il travolgente melodismo di questa musica) sia quello di voler intellettualizzare e, parola orribile, “nobilitare” queste opere. La sua è stata, in sintesi, una lettura asciutta, teatrale e sempre attenta alle voci impegnate sul palco. Nel cast ha brillato Anna Pirozzi nel doppio ruolo di Santuzza e Nedda: voce voluminosa, estesa, in grado di riempire lo Sferisterio senza problemi e che se risolvesse qualche tensione in zona acuta (in cui si appiattisce anche l’altrimenti ottima dizione) potrebbe candidarsi ad essere una delle più fondate speranze per il repertorio lirico spinto del futuro; comunque un’ottima prova, soprattutto tenendo presente il tour de force dato dall’interpretare le due protagoniste femminili in entrambe le opere. Al suo fianco ha brillato il Tonio di Marco Caria, autore di una prova molto bella e apprezzata dal pubblico. Più in ombra il comunque corretto Rafael Davila (Turiddu e Canio) mentre si è apprezzato il solido professionismo di Alberto Gazale (Alfio) e del passionale Silvio di Giorgio Caoduro, interprete del medesimo ruolo a Macerata anche nel 2003. Successo caloroso anche per la ripresa de La bohème nella visione sessantottina di Leo Muscato, applauditissima nel 2012 e in grado di commuovere anche a tre anni di distanza: l’azione spostata negli anni della rivolta studentesca non solo non disturba, ma conduce ad un allestimento coloratissimo e dinamico, con tocchi di autentica commozione nel finale, in cui si recupera lo spunto del romanzo originale di Murger facendo morire Mimì in ospedale. La direzione di David Crescenzi è parsa buona e in grado di agevolare lo spettacolare senso della narrazione pucciniano senza indulgere in sentimentalismi cari a certa tradizione passata: nel cast ha brillato soprattutto la collaudata Mimì di Carmela Remigio, al cui fianco si è distinto il Rodolfo di Arturo Chacón-Cruz, dalla vocalità non sempre salda (soprattutto in zona di passaggio) ma dotato di un registro acuto sicuro e squillante (peraltro esegue la “manina” in tono) e, soprattutto, di una presenza scenica calda e comunicativa. Brava Larissa Alice Wissel, Musetta dalla vocalità fin troppo imponente e destinata, ma in futuro, a ruoli ben più drammatici e bravi anche i bohémiens incarnati da Damiano Salerno, Andrea Porta e Andrea Concetti, gli stessi dell’edizione 2012. L’anello più debole della stagione 2015 è stato, purtroppo, il titolo inaugurale: il verdiano Rigoletto non ha trovato una definizione convincente nella visione registica di Federico Grazzini, che ha impostato uno spettacolo sostanzialmente tradizionale (nonostante la stuzzicante scenografia che riproduceva un Luna Park abbandonato) in cui i cantanti sono sembrati lasciati abbandonati a loro stessi e in cui ha spiccato solo la bella caratterizzazione data al gruppo dei cortigiani, dichiaratamente ispirati al film Le iene di Quentin Tarantino. Musicalmente la direzione di Francesco Lanzillotta è sembrata a volte un po’ eccentrica nei tempi e nelle sonorità, ma comunque convincente e personale, mentre il cast vedeva primeggiare la Gilda di Jessica Nuccio, molto applaudita dal pubblico e in grado di tratteggiare un personaggio insolitamente volitivo e intenso, nonostante una coloratura non sempre adamantina, soprattutto in “Caro nome”. Celso Albelo ha riproposto il suo collaudato Duca di Mantova, sicuro nell’esecuzione e comunicativo nel fraseggio, anche se il volume vocale non è sembrato il più adatto a uno spazio come quello dell’arena maceratese. Vladimir Stoyanov, infine, è parso piuttosto stanco nell’esecuzione vocale e poco in sintonia con il regista sulla chiave da dare al personaggio dal punto di vista scenico: ha sempre dalla sua l’ottimo gusto musicale e l’attenzione alla pulizia della linea di canto, che però non sempre bastano in un personaggio colossale come Rigoletto. Molto bene lo Sparafucile di Gianluca Buratto, al pari della Maddalena di Nino Surguladze. Sferisterio sempre pieno (o quasi) per tutte e tre le opere, salutate da convinti applausi del pubblico. All’interno degli eventi collaterali del Festival Off si è segnalato, quest’anno, un raffinatissimo recital di arie da camera interpretate da Carmela Remigio, accompagnata al piano da Leone Magiera, nella splendida cornice del Teatro Lauro Rossi. Congiuntura economica permettendo il 2016 dovrebbe portare allo Sferisterio nuovi allestimenti di due opere-monstre: Otello di Verdi e Norma di Bellini. Un’altra bella sfida.

Gabriele Cesaretti

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(ANSA) - MACERATA, 17 LUG - Musica: Macerata Opera Festival, "Pagliacci". +++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

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