La riscoperta di un gioiello di Sammartini

GIUSEPPE SAMMARTINI The Judgement of Paris (Pastorale per soli, coro e orchestra) R. Mameli, F. Mineccia, J. Weisser, L. Cirillo, T. Nini Goldstein; I Barocchisti, Coro della Radiotelevisione Svizzera, direttore Diego Fasolis

Ascona, Chiesa del Collegio Papio, 22 settembre 2014

Sfortunato, senza dubbio, Giuseppe Sammartini, oboista eccelso e compositore di grandi doti, che sia in vita che nella ricezione posteriore fu alquanto messo in ombra dal fratello minore, Giovanni Battista, tanto che decise di emigrare in Inghilterra, facendosi però precedere da una sorta di raffinato biglietto da visita, nel 1727: le 12 sonatas for two flutes, with a thorough bass. Più scarna di quella strumentale fu la sua produzione vocale, ma solo questo Judgement of Paris, una pastorale di forma inglese e stile italianissimo, raggiunge dimensioni ragguardevoli; composto nel 1740, quando Sammartini era al servizio di Frederick, principe di Galles, per festeggiare il terzo compleanno della principessina Augusta, riprende il mito classico del giudizio di Paride, ad esso sovrapponendo, come ben nota Mariateresa Dellaborra, autrice della revisione della partitura, questioni legate ai turbamenti politici di quegli anni, dove “contrasti interni alla monarchia, uniti alla corruzione della classe al potere, favoriscono una gestione politica decentralizzata e parimenti l’affermazione di nuove correnti e strategie politiche, spesso sorrette da nuove teorie filosofiche ed estetiche”. Diego Fasolis con i suoi spettacolosi Barocchisti ha pensato di riproporre al pubblico delle Settimane Musicali di Ascona questa bellissima partitura, semplicemente incredibile per ricchezza dell’orchestrazione (trombe, timpani, fagotti, flauti traversi e diritti, molti dei quali impiegati anche in funzione concertante) e ampiezza di forme, che passano dall’aria tripartita con da capo, ai numeri d’assieme, ai recitativi accompagnati. Una scrittura molto florida, anche nelle parti vocali, davvero sorprendente se si pensa che, alla prima (e unica) rappresentazione del 1740 i cinque ruoli furono eseguiti da nobili dilettanti; e uno stile che ondeggia con efficacia tra il contrappunto corelliano e “posizioni molto avanzate verso lo stile preclassico”. L’ora e mezza di ascolto, quindi, ha riservato sorprese continue, grazie anche ad un’esecuzione ineccepibile: Fasolis faceva fluire la musica non esasperandone i contrasti ma, anzi, delibandone le preziosità armoniche e strumentali, mentre i suoi cantanti erano perfettamente all’altezza della situazione. Leggermente diseguale nell’emissione, ma molto sottile nel fraseggio era il controtenore Filippo Mineccia (Paride), mentre il solo Johannes Weisser (Mercurio) sembrava un tantino fuori stile; splendide, invece, le tre donne, ben differenziate nel timbro. In un ipotetico podio metteremmo al terzo posto Lucia Cirillo (Pallade), al secondo l’impavida Tehila Nini Goldstein (Giunone), che si butta senza paura nella sua aria d’entrata (“Saturnia wife”) che spinge la voce su quasi tre ottave, mentre al primo, senza dubbio, c’è una fuoriclasse come Roberta Mameli, la cui Venere ha un’eloquenza unica, oltre che un controllo dell’emissione tale da rendere le due arie con strumento solista – violino e violoncello – del secondo atto un piacere ineguagliabile. Grande successo, coronato dal bis del coro finale.

Nicola Cattò

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