La prima di Carlo Alessandro Landini ai Pomeriggi

LANDINI View of the Cathedral of Wroclaw from the Odra River SCHUMANN Concerto per violoncello e orchestra in la minore op. 129 BEETHOVEN Sinfonia n. 7 op. 92 violoncello Victor Julien-Laferrière Orchestra “I Pomeriggi Musicali”, direttore Yusuke Kumehara

Milano, Teatro dal Verme, 1° dicembre 2018

 

Come avevamo anticipato nel numero di novembre, i Pomeriggi Musicali hanno presentato, nel loro cartellone, la prima esecuzione mondiale del brano di Carlo Alessandro Landini View of the Cathedral of Wroclaw from the Odra River, composto nel 2016 e costruito — secondo l’autore — in maniera non dissimile da quanto “Guillaume Dufay fece nel 1436, quando compose il suo mottetto Nuper rosarum flores, pensando alle misure della cupola del Brunelleschi per la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze”. L’idea di una “architettura musicale” è certamente affascinante e intellettualmente stimolante ma, evidentemente, difficilmente intuibile all’ascolto, tanto più al primo: una musica per il cervello, che inizia lentamente, come una materia sonora in lenta formazione, con gli archi che, in una serie di glissando, sembrano conquistarsi il proprio spazio sonoro ed espressivo. L’atmosfera del brano (della durata di circa 16 minuti) è generalmente sospesa, una stasi in cui il singolo dettaglio timbrico assume, quindi, particolare valore: non si rilevano veri e propri “temi”, se non per brevi frammenti, e si intuisce una struttura “ad arco”, che esce dal silenzio e in esso ritorna. Una sfida certamente ardua per l’ascoltatore, ma stimolante: e una riflessione sul valore del tempo, che mi pare centrale nella musica di Landini.

Carlo Alessandro Landini

Anche il Concerto per violoncello di Schumann è un’opera difficile, nel suo superamento di forme e cliché espressivi: anche per questo va apprezzato il coraggio del giovane violoncellista francese Victor Julien-Laferrière, che vanta un suono omogeneo ed elegante, cui manca forse il coraggio dell’affondo e la capacità di sprofondare negli abissi schumanniani. Ma il movimento lento, con la sua purezza di legato e le continue increspature, erano certamente apprezzabili: anche perché l’apporto del direttore d’orchestra, il giapponese Yusuke Kumehara, appariva professionale ma poco di più. Approdando alla Settima di Beethoven (su cui Schumann scrisse delle meravigliose, e poco note, variazioni pianistiche) le impressioni sono state confermate: un musicista solidamente preparato, dal gesto chiaro ed espressivo, che però al momento non sa andare al di là di una coscienziosa routine, con molte idee che — pur condivisibili — sembravano rimanere in nuce. Ma lo stacco di tempo del problematico secondo movimento aveva una giustezza davvero ammirevole, e gli equilibri sonori erano generalmente corretti: meritati, quindi, gli applausi ricevuti dal folto pubblico.

Nicola Cattò

 

Victor Julien-Laferrière

(Foto: Mario Mainino / concertodautunno.it)

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