La Norma in bianco e nero di Cecilia Bartoli

BELLINI Norma C. Bartoli, R. Olvera, J. Osborn, P. Kálmán, L. Nikiteanu, R. Macias; Coro della Radiotelevisione Svizzera, Orchestra La Scintilla, direttore Giovanni Antonini regia Moshe Leiser e Patrice Caurier scene Christian Fenouillat costumi Agostino Cavalca luci Christophe Forey

Zurigo, Opernhaus, 18 ottobre 2015

Di questa produzione di Norma si è già dato conto sulle colonne della rivista cartacea (n. 269, settembre 2015) in occasione della recente ripresa salisburghese. In quella circostanza avevo avuto modo di sottolineare la straordinaria riuscita di uno spettacolo nel quale la fusione e la sintesi tra le varie componenti risulta maggiore della somma dei singoli addendi. In altre parole, raramente come in questo caso risulta difficile immaginare la parte scenica slegata da quella musicale (e viceversa). L’allestimento dello spettacolo all’Opernhaus di Zurigo — ambiente perfino più intimo della Haus für Mozart salisburghese – ne fa emergere i pregi in maniera ancora più evidente. La direzione tesa e tagliente di Giovanni Antonini si basa sull’edizione critica predisposta da Maurizio Biondi e da Riccardo Minasi, che rivisita radicalmente le modalità esecutive di Norma, riportandole alle sue radici pre-romantiche. Come si era già osservato, il risultato è una Norma paradossalmente moderna, tutt’altro che gradevole sul piano della bellezza del suono, povera di colori. Una Norma in bianco e nero, insomma, ma di prepotente spessore drammatico, che ben si sposa con la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier, ispirata al cinema neo-realista e ambientata in Francia all’epoca della seconda guerra mondiale, con la protagonista trasformata nella pasionaria della resistenza e Pollione rappresentato come un collaborazionista senza scrupoli. Rispetto a Salisburgo, c’è solo un elemento di novità nel cast, con Peter Kálmán che prende il posto di Michele Pertusi. Quest’ultimo è a mio parere il miglior titolare del ruolo di Oroveso al momento e Kálmán, con la sua emissione dura, legnosa e povera di sfumature, non può che sfigurare al confronto. John Osborn si conferma un Pollione vocalmente solidissimo e scenicamente incisivo. Rebeca Olvera, pur non entusiasmando sotto il profilo vocale, incarna un’Adalgisa ingenua e trepidante, che in questo spettacolo funziona a meraviglia. Pare che il video di questa produzione sia pronto da tempo, ma Cecilia Bartoli sia riluttante ad autorizzarne la pubblicazione. Se così è, confesso qualche perplessità. È vero che Cecilia, sul piano squisitamente vocale, non regge il confronto con le storiche interpreti del novecento, soprattutto dal vivo; ma l’urgenza espressiva che riesce ad infondere nella sua Norma, anche grazie al contributo di una recitazione curatissima, è davvero esplosiva. Insomma: speriamo ci ripensi; questo spettacolo è a mio parere paradigmatico di come si dovrebbe “fare l’opera” ai giorni nostri ed è opportuno, anzi necessario, che venga messo a disposizione di tutti, appassionati e “appassionandi”.

Paolo di Felice

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