La Mozart rinasce a Lugano con Haitink

BEETHOVEN Ouverture da Egmont, op. 84; Concerto per violino e orchestra op. 61 SCHUMANN Sinfonia n. 3 op. 97 “Renana” violino Isabelle Faust Orchestra Mozart, direttore Bernard Haitink

Lugano, LAC, 8 gennaio 2017

Formare un’orchestra non vuole dire (solo) mettere assieme dei musicisti, pur bravi: quello è solo l’inizio. Poi ci vogliono mesi, anni, di lavoro comune, di ascolto reciproco, di scoperta delle proprie possibilità e superamento dei propri limiti, per forgiare un suono, un colore, una personalità: dico questo perché, francamente, mi ha stupito trovare tutto questo nel concerto luganese dell’Orchestra Mozart, il secondo (dopo quello tenuto a Bologna due giorni prima) della compagine creata nel 2004, che ha legato il proprio nome e la propria identità a Claudio Abbado, ma che dal 2014 aveva cessato la propria attività. In una pagina di difficili equilibri interni come la Renana di Schumann, non ho ascoltato solo degli splendidi musicisti, da ottoni praticamente impeccabili ad archi setosi e dal perfetto equilibrio: c’era un colore brunito eppure mai pesante, un indugiare moderno alla cantabilità, senza eccessi, c’era quella capacità di ascolto interno che del grande direttore milanese è forse l’eredità più caratterizzante. Per far rinascere la Mozart, la scelta di Bernard Haitink è stata ideale: musicista dall’enorme esperienza, sa combinare come pochi oggi le salde radici nella tradizione sinfonica mitteleuropea con una capacità di rileggere la stessa tradizione alla luce delle più recenti conquiste musicologiche, o anche solo del mutato clima culturale, senza parlare poi del sublime mestiere che lo rende capace di adattarsi e seguire qualsiasi musicista con cui abbia a che fare. Perché mi pare evidente che Isabelle Faust — che tecnicamente suona in maniera al di fuori di ogni commento, per intonazione e dominio della difficile scrittura — veda il Concerto per violino di Beethoven in un’ottica non del tutto coincidente con quella di chi sta sul podio: la violinista tedesca lavora per sottrazione, depura e liricizza (ma in un’ottica “astrattiva”, non cantabile), tutta a fior di pelle, con un’eleganza che non è mai un fatto estetico ma una tensione etica al sublime. Lo si avverte in molti luoghi, ma con particolare evidenza nella cadenza del primo movimento (dove, secondo un’abitudine non rara si inserisce l’intervento del timpano, tratto dalla versione pianistica di questo Concerto) e nel movimento lento, in cui la Faust riesce ad essere fedelissima alla lettera e libera nello spirito (quegli accenti che diventano minuscoli ritardando…) e poi un Rondò che davvero vede la riproposizione del tema sempre uguale e sempre diversa. Haitink sembrava seguire da gran signore, con una sensibilità non comune, ma forse non del tutto convinto: benché le varie incisioni da lui realizzate nei decenni del Concerto per violino, con diversi solisti, vedano una progressiva diminuzione della tradizionale grandeur romantica, il “suo” Beethoven odierno è quello che ha proposto in Egmont, dal suono ben appoggiato, dalla scansione rilassata, dalla tensione più incisiva. In una chiave tradizionale, ma sempre ad un livello molto alto, si poneva anche l’esecuzione della Renana: particolarmente riuscito era lo Scherzo, dal gustoso, rustico incedere, ma anche il quarto movimento (Feierlich) vibrava della giusta tensione. Non si cercherà, in questa lettura dell’88enne Haitink, l’emersione di inquietudini misteriose, lo scatto ritmico, la fosforescenza delle linee (ascoltare, a questo proposito, il miracoloso Bernstein con la NYPO nel 1961): ma la civiltà sonora e il dominio assoluto, tecnico e psicologico, che mettono in mostra il Maestro olandese e l’orchestra sono qualcosa di non comune, e da ammirare senza riserve. La seconda vita dell’Orchestra Mozart ricomincia da qui, con tante facce nuove rispetto all’era Abbado, ma con la stessa qualità e immutato entusiasmo: è dovere morale di tutti noi fare sì che non sia un fuoco di paglia.

Nicola Cattò

© Marco Caselli Nirmal

 

Related Posts