La grande musica “da re” alla Reggia di Caserta

 

BEETHOVEN Sinfonia n. 9 in Re minore Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, direttore sir Antonio Pappano solisti R. Willis-Sørensen, B. Gunnell, A. Di Paola, T. Tatzl maestro del Coro Ciro Visco

Caserta, Cortile della Reggia, 4 luglio 2016

VERDI Nabucco L. Nucci, V. Costanzo, In Sung Sim, S. Branchini, S. Ganassi, C. Striuli, V. Casertano, S. Kibalova; Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro di San Carlo, Coro del Teatro Municipale G. Verdi di Salerno, direttore Daniel Oren regia Stefano Tripaldi scene Alessandro Camera costumi Giusi Giustino

Caserta, Cortile della Reggia, 11 luglio 2016


Con la breve rassegna “Un’estate da Re” (due titoli e tre date), voluta dalla Regione Campania, la grande musica ha fatto il suo ingresso alla Reggia di Caserta: la residenza vanvitelliana, uno dei palazzi reali più belli al mondo, ha fatto da cornice a due eventi di grande valore, entrambi nel loro genere “monumentali”: la Nona Sinfonia di Beethoven e il Nabucco di Verdi, presentati su un palco di 800 mq costruito per l’occasione in uno dei cortili della reggia.

La rassegna ha avuto inizio il 4 luglio, con sir Antonio Pappano che ha diretto Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia nella Nona di Ludwig van Beethoven. L’acustica del cortile ovviamente non era delle migliori, e la necessaria amplificazione ha appiattito le peculiarità delle varie sezioni orchestrali, permettendo solo al coro finale, col celebre “Inno alla gioia” di emergere trionfalmente (e prevedibilmente). Il che in fondo è quello che ci si aspetta dalla Nona, e infatti il pubblico, che in buona parte non era quello abituale dei concerti in teatro, ha decretato il pieno successo della serata.

In verità, l’esecuzione di Pappano non era stata perfetta, soprattutto per quanto riguarda il primo movimento e parte del secondo, che sono apparsi piuttosto disorganici e senza un’idea guida. Ma poi il direttore anglo-italiano, ormai una star internazionale, ha ampiamente recuperato con il terzo movimento, infuso di commovente lirismo, e soprattutto con il grandioso finale, a cui, oltre al coro, hanno contribuito i solisti Rachel Willis-Sørensen (soprano), Adriana Di Paola (mezzosoprano), Brenden Gunnell (tenore) e Thomas Tatzl (basso).

Per il Nabucco, Daniel Oren ha diretto un complesso vocale e strumentale insolitamente grande, composto dall’Orchestra, Coro, Corpo di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, dal Coro del Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno, da ballerini e da decine di figuranti reclutati per l’occasione.

Uno spettacolo veramente “corale” dunque, una rappresentazione grandiosa di un’opera che nell’immaginario collettivo rappresenta il melodramma italiano per eccellenza.

Di grande effetto visivo la regia di Stefano Trespidi, che si è avvalso delle scene imponenti di Alessandro Camera, perfettamente inserite nel contesto architettonico. I costumi di Giusi Giustino hanno ben assecondato l’impostazione drammaturgica fedele al libretto voluta dal regista.

L’inizio dell’opera è stato ritardato dalle proteste di un gruppo di spettatori che, pur avendo il biglietto, stavano per essere esclusi dallo spettacolo perché i posti a sedere erano esauriti: evidentemente i biglietti omaggio erano stati gestiti male dall’organizzazione. Alla fine sono stati fatti entrare tutti, con l’aggiunta di altre sedie, e lo spettacolo ha potuto iniziare.

La palma di mattatore di questo Nabucco è stata contesa tra il direttore Oren, incontenibile sul podio come al solito, e un Leo Nucci in splendida forma, che si è imposto su tutti gli altri interpreti, per intensità drammatica, sicurezza di canto e anche per una forma fisica invidiabile, per cui senza problemi poteva salire e scendere le ripide scale della scenografia.

Al soprano Simona Branchini, che ha affrontato un parte impervia come quella di Abigaille, non difetta il temperamento drammatico, ma nei cambi di registro ha mostrato qualche difficolta, soprattutto nelle note basse. Le sue doti di interprete si sono rivelate al meglio nella cavatina “Anch’io dischiuso un giorno”, e soprattutto nel duetto con Nabucco, che è stato tra i momenti migliori dell’opera.

Notevole la prestazione di Sonia Ganassi come Fenena. La Ganassi è tra i più quotati mezzosoprani in attività, e insieme a Nucci ha offerto quel quid necessario per rendere la rappresentazione memorabile dal punto di vista del canto. Il tenore napoletano Vincenzo Costanzo ha interpretato con baldanzosa sicurezza il personaggio di Ismaele, mentre il basso coreano In Sung Sim è stato uno Zaccaria di grande nobiltà, con un voce piena e suggestiva e una recitazione convincente.

Nei ruoli secondari, Carlo Striuli ha confermato le sue ottime doti vocali nei panni del Gran sacerdote di Belo; hanno ben figurato anche Vincenzo Casertano (Abdallo) e Stefanna Kibalova (Anna).

Il momento più atteso era, come da copione, il “Va’pensiero”, che Oren ha diretto con un tempo lento e quasi trasognato. Alla richiesta di bis, Oren, da consumato istrione, ha acconsentito, chiedendo però in cambio che il pubblico cantasse insieme al coro e che non applaudisse fino al termine dell’ultima nota, da lui tenuta, con una punta di malizia, lunga fino all’inverosimile. Alla fine applausi entusiastici al direttore più ancora che agli altri esecutori.

L’esperienza della grande musica alla reggia vanvitelliana sarà ripetuta il prossimo anno: è infatti già stato annunciato che il bellissimo parco monumentale della residenza borbonica ospiterà una stagione di concerti.

Lorenzo Fiorito

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