La delicatezza tardoromantica di Nathalia Milstein

Nathalia Milstein

HAYDN Andante con variazioni in fa minore SCHUMANN Fantasiestücke op. 12 CHOPIN 24 Preludi op. 28 pianoforte Nathalia Milstein 

Associazione Chamber Music, Sala Victor De Sabata del Teatro “G. Verdi”, Trieste, 14 ottobre 2019

Più che ad una creatura di Čechov, Nathalia Milstein somiglia a Virginia Woolf o ad una delle creature letterarie inglesi di Anita Brookner.  Con la sua apparente fragilità e la tenerezza della sua musicalità (e con quel cognome russo-ebraico che gronda civiltà musicale) la ventiquattrenne pianista francese sembra tradurre nel suono stesso un che di tardoromantica delicatezza. Non fosse che la sua fantasia guizza come una corrente elettrica che genera bellezza ed emozione. E con una tensione continua. Mai un attimo di inerzia, mai un’enfatizzazione del virtuosismo o una concessione al mito della celerità, non il compiacimento di un cesello ad effetto solo per miniare la frase. Eppure proprio su una costellazione della forma breve volava nel concerto solistico per il festival pianistico di Chamber Music, l’associazione che l’aveva fatta tornare a Trieste, dopo la rivelazione di un memorabile Mendelssohn in duo con la sorella violinista e con l’orchestra dei Virtuosi Italiani.  Forme brevi ma tenute insieme da una visione alta, da una lucidità, da una prospettiva formale che costituisce l’aspetto più avvincente della Milstein, della sua temperatura interpretativa. E lo dimostra subito con l’Andante con variazioni in fa minore, dove il movimento delle voci (impossibile non seguire quel suo basso “cantante”) ritrova il suo candore prima di svaporare in un fluido sonoro magnetico. Anche su queste sospensioni in risonanza, in questi approdi nel silenzio che fanno trattenere il fiato prima dell’applauso liberatorio, si gioca la sensibilità emozionale della Milstein. La fantasia di fraseggio, la trasparenza, la delicatezza timbrica fanno il resto nei Fantasiestücke schumanniani, non senza l’urgenza, dei piccoli anticipi di respiro, del “fantastico” che passa come una fresca folata. Infine i 24 fremiti di vita tradotti in musica dai Preludi di Chopin. Il pianismo di Nathalie sa essere jeu perlaceo e spettacolare, mai generico e concitato. Persino l’ostinato discorde della mano sinistra nel secondo preludio in la minore si intride qui di un enigmatica e inedita sensazione di ferita e insieme di piacere. Che alla fine suscita l’entusiasmo dell’uditorio.

Gianni Gori

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