La Batiashvili trionfa a Roma con Prokofiev

MOZART Sinfonia n. 35 «Haffner» K 385 PROKOFIEV Concerto per violino e orchestra n. 2 op. 63 BEETHOVEN Sinfonia n. 6 «Pastorale» op. 68 violino Lisa Batiashvili Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Manfred Honeck

Roma, Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, 10 febbraio 2018

 

Questo è il secondo dei tre concerti di cui, questa stagione, è protagonista Lisa Batiashvili, “artista in residence” dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Nel primo, all’inizio di dicembre 2017, la violinista ha sfoggiato il proprio talento con il frenetico e mirabolante Concerto per violino e orchestra di Ciaikovski, in tre serate in cui l’orchestra era guidata da Antonio Pappano. In questo concerto, invece, per il dialogo tra solista ed orchestra è stata scelta una delle composizioni apparentemente più “semplici”, più liriche e più melodiche di Sergej Prokofiev, il Secondo concerto in sol minore per violino ed orchestra. A differenza del pirotecnico, Primo concerto per violino ed orchestra del 1917, il secondo è uno dei lavori del compositore che segnano il suo ritorno in Russia dopo quasi vent’anni di volontario esilio all’estero. Una chiara indicazione del fatto che Lisa Batiashvili, nei suoi due primi concerti romani di questa stagione, ha scelto due compositori russi con brani marcatamente differenti. Mentre in dicembre il suo virtuosismo si è espresso con vivacità e frenesia, ora l’artista lo mostra esaltando il lirismo con cui Prokofiev anticipava una tendenza che sarebbe tornata, dopo un paio di decenni di distacco, alla fine degli anni Trenta. Sono due aspetti non solo della grande capacità tecnica di Lisa Batiashvili, ma anche e soprattutto della sua personalità, come mostrata a tutto tondo nell’intervista leggibile nel numero di febbraio della nostra rivista. In questo secondo concerto l’orchestra era diretta da Manfred Honeck e la serata iniziava con la Sinfonia n. 35 “Haffner” di Mozart e, dopo l’intervallo, si concludeva con la Pastorale di Beethoven, due brani conosciutissimi ed eseguiti, nei concerti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, molto più frequentemente del brano di Prokofiev. Tuttavia era, in gran misura, per quest’ultimo che la Sala Santa Cecilia era affollatissima: e dopo 27 minuti di esecuzione ha avuto circa dieci minuti di applausi a cui Lisa Batiashvili ha risposto con un breve bis.

Nel primo movimento, Allego Moderato, l’attacco è affidato al violino solo che, sale dalla nota più bassa che lo strumento possa intonare e sale con un tema di immediatezza popolare a cui Lisa Batiashvili dà un tono quasi melanconico. L’orchestra entra quasi in sordina — solo gli strumenti ad arco — quasi unicamente per aggiungere colore che gradualmente si arricchisce e diventa sempre più luminoso sino al quasi improvviso spegnersi. Nel secondo movimento, Andante Assai, Lisa Batiashvili assume una dolcezza estatica, mentre in orchestra la melodia è intercalata dal pizzicato degli archi. Nel terzo, Allegro Marcato, orchestra e solista si scatenano in una danza, rievocando motivi della musica popolare russa, nonché di quella spagnola, un omaggio a Madrid dove nel 1935 ebbe luogo la prima assoluta del concerto. Grande prova e grande successo, come si è detto.

Honeck e l’orchestra hanno interpretato con grande puntualità e precisione la mozartiana sinfonia Haffner e dato una lettura descrittiva, quasi pittorica, alla Pastorale beethoveniana.

Giuseppe Pennisi

(crediti fotografici: Musacchio & Ianniello)

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