Il viaggio mozartiano di Motterle e Luciani

MOZART Sonata in do maggiore K 296; Sonata in si bemolle maggiore K 378; 12 variazioni sulla canzone anonima “La bergère Célimène” in sol maggiore K 359 MESSIAEN Thème et variations per violino e pianoforte violino Fulvio Luciani pianoforte Massimiliano Motterle

Milano, M.A.C., 20 maggio 2018

 

Dopo un’efficace presentazione del concerto da parte di Fulvio Luciani, l’esecuzione si apre con la Sonata in do maggiore K 296 nella quale, al tocco limpido e cristallino di Massimiliano Motterle, risponde la bella cavata di Fulvio Luciani, in cui emerge la particolare sapienza nell’uso del braccio destro con movimenti essenziali e misurati. Mano sinistra, quella del violinista, impeccabile con un bel vibrato rotondo, ma senza essere eccessivo. Nonostante il duo si sia prodigato per dosare le dinamiche, all’inizio del concerto è emersa una certa supremazia timbrica del pianoforte (nonostante fosse chiuso quasi per intero) a causa della particolare conformazione della sala, che restituiva in modo eccessivo il suono dello strumento a percussione. In ogni caso, il concerto non ha perso nulla della sua bellezza anche perché si sono potuti gustare con bella evidenza i perfetti “appiombi” strumentali, amministrati sempre con gran gusto e notevole musicalità. Con il tempo, inoltre, i due musicisti sono riusciti a dosare meglio gli equilibri sonori ed è sgorgato in tutta la sua bellezza il suono rotondo e levigato del duo, con il vibrato del violinista che ben si adattava alle contingenze, diventando ora più parco, ora più appassionato, mentre è emersa in tutta la sua evidenza la particolare eleganza e fluidità del tocco pianistico di Motterle.

La più impegnativa Sonata in si bemolle K 378 rivela la particolare e calligrafica precisione di Luciani nel destreggiarsi tra gli impegnativi passaggi di agilità, sfoggiando suono ancor più corposo, ma sempre dalla particolare rotondità. Cristallino e apollineo il fraseggio di Motterle in un primo movimento, dove non si contano i “passaggi scoperti” e impervi, risolti sempre dai due musicisti con grande pulizia e ponendo sempre in primo piano una luminosa ed effervescente musicalità. Ben si coglie in questo brano la perfetta simbiosi del duo che ha maturato in un decennio un particolare afflato artistico. E anche qualche leggera imperfezione di Motterle non scalfisce minimamente la perfetta intesa, che caratterizza il primo movimento di questa splendida sonata. Molto raccolto e intimo il secondo movimento, dove l’equilibrio tra i due strumenti è decisamente più convincente perché tutte le sfumature espressive del violinismo di Luciani – sforzati, piani, pianissimi e vibrati – hanno modo di emergere con migliore evidenza. Cantabilità di eccelsa fattura con un arco che rimane sempre incollato alle corde, scavandole con calibratissima forza ed eleganza nel gesto. Finale in pianissimo di grandissima suggestione. Terzo movimento staccato da Motterle forse con un tactus leggermente troppo mosso, ma Luciani ha riportato tutto verso una linea più equilibrata, senza togliere nulla alla gioiosa verve di questa splendida pagina mozartiana.

Le 12 variazioni sulla canzone anonima La bergère Célimène in sol maggiore K 359 sono un brano grazioso, senza tuttavia apparire un vero capolavoro. Delicato il tema, esposto sempre con notevole eleganza dal duo, cui seguono queste variazioni, alcune delle quali contengono anfratti di indubbia bellezza. Si pensi, ad esempio, a quella nel modo minore che cancella quel clima un poco ingessato e di manierata ispirazione galante, di cui sono intrise tutte le variazioni iniziali, peraltro eseguite con grande gusto dai due musicisti, che non indugiano mai ad un facile manierismo. Celestiale, inoltre, la variazione in cui Motterle fa ascoltare un chiaro riferimento alle Variazioni Goldberg, mentre il violino pizzicando evoca atmosfere dai toni incantati. In ogni caso, si tratta di un brano – poco frequentato in genere dagli esecutori – che possiede una sua dignità artistica e che il duo Motterle-Luciani ci ha fatto riapprezzare.

Con una piccola suspense abbiamo atteso l’arrivo di un improvvisato “voltapagine” – scelto tra il ricercato pubblico presente in sala – e debitamente istruito dal pianista. Atmosfere straniate così ben proposte dal duo nell’ascoltare questo tema dalle particolari screziature espressive, mentre le variazioni rivelano una scrittura compositiva piuttosto densa, che esalta la bella cavata di Luciani, sempre così garbato nell’emissione sonora e sempre così preciso nel ricercare la zona più adatta nel violino per valorizzare le differenti screziature dinamiche e timbriche. Applausi scroscianti da parte del pubblico, prezioso e molto partecipe, al quale viene regalato il Largo dalla Sonata n. 4 in do minore per violino e clavicembalo obbligato BWV 1017 di Bach. Motterle prepara uno stupendo tappeto sonoro dal suono quasi diafano e cembalistico sul quale emerge la struggente cantabilità del violino – particolarmente ispirato – che riesce a valorizzare ogni piega dinamica tra il mezzoforte ed il pianissimo, in modo tale da evidenziare la natura intimista di uno dei capolavori della musica di Johann Sebastian Bach.

Carlo Bellora

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