Il talento abbagliante del giovane Zanon

BEETHOVEN Sonata per violino e pianoforte n. 5 in FA Op. 24 SAINT-SAËNS Introduzione e Rondò capriccioso in la Op. 28 STRAUSS Sonata in MIb per violino e pianoforte Op. 18 violino Giovanni Antonio Zanon pianoforte Pierluigi Piran

Bassano del Grappa, Teatro Reconditi, 10 agosto 2017

 

Giovanni Andrea Zanon, classe 1998, è uno dei talenti italiani più straordinari degli ultimi anni. Suona il violino da quando aveva due anni, a soli quattro anni viene ammesso al Conservatorio di Padova, come mai era successo in Italia. Nel 2012 si laurea alla finale del concorso “Wieniawski-Lipinski” in Polonia, dove mai nessun italiano era arrivato. Debutta alla Carnegie Hall di New York nel 2013, primo premio assoluto al concorso di Novosibirsk, fra i più prestigiosi al mondo, vi riceve anche tutti i premi speciali previsti. Dal 2014, su consiglio di Zubin Mehta, si trasferisce negli Stati Uniti per studiare con Pinchas Zukerman alla Manhattan School di New York, dopo aver passato la selezione per il “Master of Art” di violino, su oltre 3.000 concorrenti provenienti da ogni parte del mondo.

La sua storia è stata raccontata anche dalla Rai, all’interno del programma “Che fuori tempo che fa” condotto da Fabio Fazio, nello scorso mese di aprile: dalle prime lezioni, agli incontri con Armani e con il presidente Mattarella, dall’arrivo in America alle curiosità. Curiosità come quella che riguarda le prime note imparate, apparsa su L’Uomo Vogue: “Quando imparavo le prime note, i miei mi premiavano regalandomi una gallina. Poi, quando chiesi un cane, dovetti imparare il primo movimento del Concerto di Sibelius”.

Un talento confermato anche in occasione del concerto tenuto a Bassano del Grappa nell’ambito di Operaestate Festival Veneto. Accompagnato dal pianista Pierluigi Piran, il giovane Zanon ha impaginato un programma impegnativo con l’intento di mettere in evidenza la maturità raggiunta e non solo il talento digitale. Dunque in apertura la Sonata per violino e pianoforte n. 5 in fa maggiore op. 24 “La Primavera” di Beethoven, di cui il violinista riesce a rendere mirabilmente la compiuta felicità melodica del primo tema, dispiegato con sereno e idillico abbandono, prima delle energiche e vigorose impennate del secondo tema fino al tumultuoso finale. Centro anche l’approccio affettuoso al secondo movimento “Adagio” nel confidenziale dialogo con il pianoforte. Una bella esecuzione che ben esprime la giovanile solarità con cui Zanon si accosta a un nume sacro come Beethoven.

Folgorante la resa dell’Introduction et Rondò capriccioso di Saint-Saëns, pezzo di bravura e cartina da tornasole per misurare il talento virtuosistico e la fantasia di ogni violinista: davvero sorprendente l’eleganza con cui il violinista veneto ha saputo rendere la brillantezza del brano, senza mai eccedere in esibizionismi di cattivo gusto, nemmeno nella trascinate coda conclusiva.

Per concludere la Sonata in mi bemolle op. 18 di Richard Strauss, caratterizzata da una struttura classica in tre movimenti, ultimo saggio del compositore nel genere della musica cameristica prima di darsi anima e corpo all’opera e al poema sinfonico. Qui la resa, sempre eccellente sotto l’aspetto puramente strumentale, si fa più episodica anche in ragione del risultato compositivo non sempre omogeneo.

Come bis la celeberrima Méditation dalla Thaïs di Massenet eseguita con suono intenso e delicato patetismo.

Stefano Pagliantini

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