Il successo di Gilda Fiume come Lucia a Salerno

DONIZETTI Lucia di Lammermoor G. Fiume, V. Bilyy, S. Secco, V. Casertano, C. Striuli, M. Artiaco, A. Casertano; Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi” e Coro del Teatro dell’Opera di Salerno, direttore Daniel Oren regia, costumi e luci Renzo Giacchieri 

Salerno, Teatro Verdi, 5 ottobre 2018 

 

La Stagione Lirica di Salerno riprende, dopo la pausa estiva, col massimo capolavoro di Gaetano Donizetti. La Lucia di Lammermoor andata in scena sul palco del Teatro Verdi ha tenuto fede alle aspettative del pubblico salernitano, lasciando tutti soddisfatti. Un lavoro che si può dire diligentemente realizzato: l’allestimento di Renzo Giacchieri, alla sua quarta Lucia, è stata una più che corretta lettura del capolavoro di Donizetti, certamente più godibile di altre che si sono viste in giro per i teatri. Giacchieri, qui anche costumista, non ha preteso di sorprendere lo spettatore con trovate estrose. Le sue intenzioni erano apprezzabilmente rassicuranti: presentare una Lucia tradizionale, la cui trama è storia arcinota, in un modo che fosse ancora capace di appassionare. Avendo a disposizione il non grandissimo palcoscenico del Teatro Verdi, il regista ha fatto di necessità virtù. Le belle scene erano di Alfredo Troisi, che ha anche utilizzato la tecnica della videoproiezione, con tre gradini correvano longitudinalmente lungo il palco, sui quali il regista ha schierato i coristi e qualche figurante a formare un muro compatto di cortigiani e ospiti del tragico matrimonio, con un bell’effetto di colori e costumi d’epoca, anche questi ben fatti e pertinenti; movimenti di scena ridotti al minimo, e la serata è andata avanti senza intoppi.

La stella della serata è stata senza dubbio il soprano Gilda Fiume, che giocava in casa. È ormai una specialista nel ruolo, che ha portato in diversi teatri: voce piena, elastica, con acuti che volano alti e puri e una coloratura nitida: nella scena della pazzia ha mostrato tutta la sua maturità tecnica e drammatica. Vitaliy Bilyy e Stefano Secco possiedono entrambi il timbro ideale per i loro ruoli. Il baritono è stato un Enrico Ashton dalla voce piena e salda e dall’ottima emissione. Non ha reso, forse, tutta la gamma di sfumature psicologiche, e quindi vocali, richieste dalla parte, ma ha una ragguardevole robustezza di tono e flessibilità vocale. Altrettanto bravo è stato Stefano Secco nel ruolo di Edgardo, con una linea di canto pulita e coerente con il personaggio. Particolarmente emozionante è stato il duetto con Lucia e l’aria finale che il compositore ha riservato a Edgardo. Come Arturo, Vincenzo Casertano aveva il colore giusto per il ruolo, maschio ma agile, con un tocco di colore peculiare, che non guasta. I toni un po’ stanchi del Raimondo di Carlo Striuli non intaccano una prestazione e una carriera di tutto rispetto. Il veterano Angelo Casertano nel ruolo di Normanno ha sostituito degnamente Angel Harkatz, che ha dato improvvisamente forfait. Una particolare menzione merita l’ottima Miriam Artiaco nel ruolo di Alisa.

Il direttore d’orchestra Daniel Oren, (che a Salerno gode di un ampio, visibile sostegno da parte del pubblico e degli addetti ai lavori), propone una lettura equilibrata, senza tempi erratici o capricciosi. Ha sfrondato qui e là la partitura, adottando qualche taglio di tradizione, senza tuttavia che il potenziale drammaturgico ne risentisse. Soddisfacente la prova dell’Orchestra salernitana: attenta nell’accompagnamento, con la scena della pazzia impreziosita dalla glassarmonica, originariamente prevista da Donizetti e solo raramente utilizzata nei teatri. Ottima, infine, la prestazione del coro del Teatro dell’opera di Salerno diretto da Tiziana Carlini.

Lorenzo Fiorito

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