Il precoce talento di Gennaro Cardaropoli

PERGOLESI ouverture de L’olimpiade PAGANINI Concerto per violino in RE n. 1 STRAVINSKIJ Pulcinella, suite dal balletto I Pomeriggi Musicali direttore Pavel Berman violino Gennaro Cardaropoli

Milano, Teatro Dal Verme, 4 maggio 2017

 

Sentiremo parlare spesso di Gennaro Cardaropoli, nei prossimi anni. Tutti i bravi violinisti da concorso, oggi, sanno come risolvere i diabolici rebus virtuosistici delle composizioni di Paganini, anche con apparente scioltezza: il livello tecnico dei giovani violinisti presenti sulle scene concertistiche è ormai altissimo. Ben più difficile è cogliere l’anima cantabile, tutta italiana e melodrammatica, del violinismo paganiniano.

Per questo motivo Cardaropoli si sta distinguendo nell’affollato panorama delle giovani leve del violino. Al Dal Verme di Milano il Concerto in Re maggiore n. 1 di Paganini è stato, tra le sue mani, un trionfo del canto. Il ventenne violinista salernitano lo ha affrontato, insieme all’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, esibendo un fraseggio elegantissimo e sonorità pastose, anche nei passaggi più spiccatamente virtuosistici, per esempio nell’arrembante primo tema del movimento di apertura e non soltanto nel secondo tema, cosa scontata visto che è un tema apertamente cantabile.

Cardaropoli possiede una tecnica di prim’ordine e lo ha dimostrato nel primo dei due bis, le pirotecniche variazioni paganiniane sull’aria «Nel cor più non mi sento». Nel Concerto, però, non ha spinto il piede sull’acceleratore cercando velocità iperboliche, perché la sua interpretazione, come abbiamo detto, era nel segno della cantabilità piuttosto che della brillantezza. Misura, soprattutto. Misura nel ricorso al vibrato, nella scelta dei tempi, nelle variazioni agogiche (sempre contenute), misura nel volume sonoro, che in Cardaropoli comunque non è particolarmente spesso. Misura e leggerezza (da incorniciare la cadenza del primo movimento) nel segno di un’eleganza sopraffina che potremmo aspettarci da una vecchia volpe del palcoscenico e che lascia quasi senza parole in un violinista ventenne. Un colpo d’arco infallibile e sempre morbido, una scioltezza e naturalezza nel fraseggiare da far invidia, una tranquillità olimpica, anche negli insidiosi armonici in doppie corde del Rondo conclusivo. In una parola gran classe, anche nel modo di dialogare con l’orchestra, guidata per l’occasione dal violinista e direttore Pavel Berman, che è anche docente di Cardaropoli al Conservatorio di Lugano. Ed in questa occasione I Pomeriggi Musicali sono apparsi in forma, a parte qualche incertezza d’intonazione nell’ouverture dell’Olimpiade di Pergolesi in apertura di serata. Hanno accompagnato Cardaropoli con discrezione e precisione, hanno delineato, nel secondo tempo, un Pulcinella stravinskiano a tratti ritmicamente un po’ fiacco ma in generale curato sul piano della resa timbrica (vedasi il fascinoso canto dell’oboe nella Serenata), elegante e perfino — per esempio nella Gavotta — deliziosamente grazioso. Anche in virtù di un Pavel Berman molto attento, sul podio, a ogni dettaglio.

Luca Segalla

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