Il pane o le rose?

Lugo di Romagna, 32mila abitanti, posizione baricentrica fra città d’arte e di musica quali Bologna, Ferrara e Ravenna, ospita un gioiellino della civiltà teatrale italiana. Progettato da Antonio Galli Bibiena, aperto nel 1761, fra alterne vicende giunge fino a noi con una dotazione di 448 posti e un curriculum che registra, accanto alla presenza in buca di Rossini giovinetto e di Toscanini sul podio, una prima assoluta di Stockhausen (2006). Come ogni patrimonio avito, il Teatro Rossini è fonte d’orgoglio e di spese. Prima o poi qualche erede più pragmatico si chiede se non sia il caso di liquidarlo perché «le priorità sono altre»: contenere la tassazione locale, garantire infrastrutture, servizi al cittadino, e via elencando.
Sembrava in ultimo che, ridotte al lumicino le coproduzioni con Bologna e Pesaro da cui traeva linfa il Lugo Opera Festival, il viale del declino fosse segnato. Ed ecco la sorpresa. Con anticipo insolito, una conferenza stampa annuncia il 15 aprile la nascita di un nuovo festival stagionale, anzi per ora invernale: «Purtimiro», logo trasparente per i fans di Monteverdi, un direttore musicale che del repertorio barocco è icona eccellente, dieci eventi di vario taglio fra novembre e dicembre, prezzi da 7 a 32 euro.
Per i dettagli si rimanda al sito www.teatrorossini.it, ma in prima battuta la notizia pare gaudiosa, oltreché in decisa controtendenza. E allora dove sta l’elemento polemico che dovrebbe essere il sale di questa rubrica? Per una volta manca, o meglio: prende le forme di un dibattito alto e civile quale in anni recenti non si è purtroppo udito in sedi di livello assai più che municipale, infestate da becerumi tipo «con la cultura non si mangia». Prima l’opposizione critica. Silvano Verlicchi, classe 1948, una vita nell’apparato del Partitone ma oggi capogruppo di una lista civica: «Sono previste azioni di razionalizzazione delle spese per tutti i servizi allo scopo di ridurre la spesa corrente, salvo la sostanziale eccezione della Fondazione Teatro Rossini: in due anni si raddoppiano le dotazioni passando da 358.425 a 721.000 euro». E Donatella Donati, capogruppo di Forza Italia, classe 1966: «In questo bilancio si sono impegnati oltre 150mila euro nel recupero di opere liriche dimenticate che saranno messe in scena al Rossini. Queste iniziative sarebbero lodevoli se realizzate dopo essersi occupati dei bisogni più impellenti della città».
Risponde il neo-sindaco Davide Ranalli, PD, classe 1985: «Di solito prima si considerano le risorse, e di conseguenza il programma. Noi abbiamo voluto invertire questo paradigma e partire da ciò che volevamo fare, e da qui trovare le risorse, investendo così in un terreno che spesso è lasciato sguarnito dalle scelte dei governi centrali [udite, udite! ndr] e che invece per la nostra Amministrazione è un tratto ineludibile per la crescita civile, sociale ed economica dell’intero territorio. Vogliamo riportare Lugo all’altezza della sua ambizione». Utopia? L’esperienza di piccolissimi centri d’oltralpe divenuti attrattori turistici di livello internazionale dimostra che la scommessa si può vincere. Purché, oltre alla volontà politica, non manchino le giuste complicità sociali e un po’ di fortuna.

Carlo Vitali

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