Il debutto al San Carlo di Daniel Barenboim

SCHUBERT Sonata in La minore D537; Sonata in La maggiore D959 CHOPIN Ballata n. 1 LISZT Funérailles; Mephisto Waltz (Sabato 19 novembre) pianoforte Daniel Barenboim
SCHUBERT Sonata in Si maggiore D575; Sonata in La maggiore D959 CHOPIN Ballata n. 1 LISZT Funérailles; Mephisto Waltz (Domenica 20 novembre) pianoforte Daniel Barenboim

 

Due serate indimenticabili con Daniel Barenboim al San Carlo di Napoli per la prima volta, il 19 e 20 novembre: un sogno e un desiderio che si realizza per il grande musicista di origine argentina, salutato trionfalmente dal pubblico napoletano. Un debutto attesissimo e memorabile – prima tappa del suo attuale tour europeo -, esattamente sessant’anni dopo la partecipazione, appena quattordicenne, al Concorso Casella nel 1956.

In programma una prima parte intimista dedicata a Schubert, con tre Sonate alternate nei due recital (D 537, 575, 959), seguite da pagine del repertorio pianistico più celebre e consolidato, come la Prima Ballata di Chopin, Funérailles e il Mephisto Waltz di Liszt.

Di respiro sinfonico, “divina lunghezza”, le complesse pagine schubertiane: una melodia infinita trascolorava nobilmente da un movimento all’altro, echeggiando canti e danze popolari; il tono lieve e introspettivo, che ancor oggi sconta la poca popolarità, nelle mani di Barenboim si elevava a simbolo di purezza e bellezza universale. Non il tumulto o l’effetto fine a se stesso, bensì la ricerca inesausta, lenta e faticosa – ma non meno eroica e drammatica – di una forma sonora limpida e perfetta in cui riversare e plasmare pensieri e stati d’animo altrimenti inafferrabili e sfuggenti.

Il grande interprete al pianoforte è completamente immerso nella musica, immedesimato nel suo racconto fluido e colloquiale, in realtà epico e grandioso: sembra dirigere se stesso quando il gesto all’improvviso si amplifica e si irrigidisce in uno scatto ritmico, in una dinamica sforzata, in un suono affilato e lucente che lacera l’anima e le sue illusioni: esemplare, al riguardo, il secondo movimento (Andantino) della Sonata in la maggiore, col suo canto dimesso e maestoso, bruscamente sconvolto da una precipitazione sempre più fitta di dissonanze irrisolte, vero e proprio  espressionismo musicale ante litteram.

Con Chopin e Liszt in seconda parte si riaffermano le doti e il carisma di un pianismo prodigioso: anche qui, sfidando per contro una popolarità quasi logora, la lettura è intensa, appassionata, vibrante e restituisce freschezza e originalità a capolavori irriducibili: una Prima Ballata potentemente evocativa, esaltante nel suo vorticoso finale; i macabri rintocchi di Funérailles sembravano allargare superbamente lo spazio fisico come in una immensa cattedrale; infine, la diabolica firma di un Mephisto Waltz seducente e spettacolare, irresistibile.

Umberto Garberini

© Francesco Squeglia

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