I successi dei pianisti italiani in gara a Montréal

I sei finalisti (i primi tre classificati sono il primo, quinto e sesto da sinistra)

Sono state assegnate ai due concorrenti italiani giunti fino in finale (dei tre totali che avevano preso parte alla fase eliminatoria) le medaglie d’argento e di bronzo del CMIM (Concours Musical International de Montréal) 2017: Stefano Andreatta, 25enne di Castelfranco Veneto, è arrivato terzo, mentre Giuseppe Guarrera, suo coetaneo nato a Enna, ha conquistato la seconda posizione. La giuria si è espressa al termine della seconda sera di finali, in cui i sei concorrenti giunti all’ultima fase si sono esibiti in un Concerto con orchestra (l’Orchestre Symphonique de Montréal diretta da Claus Peter Flor, vecchia conoscenza del pubblico milanese della Verdi). Vincitore assoluto, invece, è il trentenne ungherese Zoltán Fejérvári, che ha convinto la giuria con un’interpretazione molto solida e ritmicamente inappuntabile del Terzo concerto di Bartók, aggiudicandosi così gli 80mila dollari canadesi del premio, mentre Guarrera ne ha conquistati 15mila e Andreatta 10mila.

Nel numero di giugno di MUSICA tornerò in maniera più dettagliata sulle fasi finali di questo concorso, integrando il réportage con i premi “accessori” che saranno rivelati nella serata di gala di domani, 12 maggio; resta in ogni caso lo scetticismo, condiviso da molti membri della stampa internazionale, verso l’assegnazione del premio a un musicista molto solido ma che non pare poter offrire in futuro (e comunque ha già trent’anni) molto più di quanto messo in mostra qui a Montréal. Altri pianisti sembravano, pur con difetti e problemi di vario tipo, più promettenti: cito, ad esempio, il coreano Jinhuyng Park, che ha offerto un Secondo di Rachmaninov elegante e poetico, pieno di buone idee e raffinato nel controllo del suono. Certo, resta da capire se davvero è possibile valutare un pianista dalla prestazione offerta nell’ultima fase con orchestra: un tipo di esibizione in cui i sei musicisti avevano poca o pochissima esperienza, e con un tempo di prove irrisorio (50 minuti a testa). E se il Primo di Ciaikovski era stato scelto da ben 7 dei musicisti arrivati alla fase finale, la proposta del Primo di Brahms da parte del ventenne ispano-olandese Albert Cano Smit, arrivato in finale, è stata quasi folle: come scalare l’Everest dopo un po’ di allenamento sulla montagnetta dietro casa. Ma pure Andreatta non ha avuto un’idea eccellente portando in finale il Secondo di Liszt, che proprio non è un concerto &da finale&: chissà che, con una scelta più oculata, il suo terzo posto non avrebbe potuto essere ancora migliore…

Nicola Cattò

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