I frutti preziosi del “Toti Dal Monte” si vedono in scena

MOZART Don Giovanni L. Dall’Amico, V. Varriale, D. Giusti, F. Benetti, G. Crepaldi, L. Grante, R. Maietta, L. Quinn; Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, Coro Iris Ensemble, direttore Francesco Ommassini regia Lorenzo Regazzo scene, costumi Eugenio Monti Colla luci Roberto Gritti.

Treviso, Teatro Comunale “Mario del Monaco”, 11 ottobre 2015

Ci sono manifestazioni intramontabili e il Concorso Internazionale per Cantanti “Toti Dal Monte” di Treviso è giusto che sia fra queste, legato com’è, fin dal 1989, al duplice scopo di individuare nuovi talenti e di valorizzarli fin da subito nella realizzazione di un nuovo allestimento operistico. Valentina Varriale, Gioia Crepaldi, Lorenzo Grante, Roberto Maietta e Letitia Nicoleta Vitelaru (qui come Letizia Quinn) sono stati, nello scorso giugno, proclamati vincitori della 45esima edizione, collegata alla produzione del nuovo Don Giovanni di Mozart, da noi ascoltata l’11 ottobre nel settecentesco Teatro Comunale, dal 2011 intitolato alla memoria del grande tenore Mario Del Monaco. Il concetto, risalente alla “Bottega”, ideata ventisei anni fa dall’indimenticabile Peter Maag, rimane un punto fermo di indiscusso valore per tutto il mondo della lirica, capace di siglare l’inizio di anche molto prestigiose carriere. Nel suo albo d’oro figurano, infatti, voci oggi consacrate quale quelle di Ghena Dimitrova, Mariella Devia, Alida Ferrarini, Ferruccio Furlanetto, Simone Alaimo, Fiamma Izzo D’Amico, Natale De Carolis. E se questa volta il concorso non ha potuto assegnare i ruoli di Don Giovanni, del Commendatore e di Don Ottavio, anche questo la dice lunga sull’intransigenza e la serietà. Voci e personalità, dunque, scelte oculatamente, per questo Don Giovanni, coprodotto con le Fondazioni Teatro Comunale di Ferrara e dei Teatri e Umanesimo Latino e in grado di occupare più che onorevolmente uno spazio significativo nel panorama lirico nazionale. Svetta su tutte la vocalità di Gioia Crepaldi, Donna Elvira di eccellente spessore, potendo contare anche sulle qualità innegabili di una importante presenza sulla scena: squillo, timbratura e agilità sopranili che potranno essere sfruttate con successo anche molto al di là del cimento mozartiano. Buona caratura anche per il Leporello di Lorenzo Grante, unica voce maschile filtrata dalla selezione del “Toti dal Monte” e personaggio disegnato con misura e proprietà nelle sue caratteristiche salienti di fragilità e servilismo equamente condito di moralismo, opportunismo e del non trionfante istinto ribelle. Il “catalogo”, non memorabile, ma sicuramente ben funzionale, gli sgorga con devoto rispetto della tradizione e perfino gli si materializza fra le mani, diventando, per una divertente furberia registica, sempre più voluminoso nel corso della rappresentazione, fino a quando, nel pre-finale, avrà subito una vera e propria elefantiasi, depositandosi anche troppo plasticamente a schiacciare la pancia di Don Giovanni mentre sorbisce il celeberrimo Marzimino, come un enorme peso sulla coscienza, a fare da contraltare goffo e vistoso al nerissimo rifiuto del pentimento. Il ricorrente agitare di quell’agenda del disordine morale da parte di un po’ tutti in scena, non sarebbe male, di per sé, come trovata; solo avremmo apprezzato di più l’opzione per un altro colore, che so, il giallo, visto che il fiammeggiante rosso prescelto qua e là sembrava evocare e fare il verso alle ben più tragiche e iconiche agende rosse della storia del Novecento, da Mao a Borsellino. In un impianto registico molto onesto, qualche evitabile scivolata di richiamo clownesco, come il rovesciamento dei vassoi con le portate del tragico banchetto, o di ammiccante campanilismo in salsa veneta (va bene che Da Ponte…, ma un po’ avanspettacolare, talché sporadico, il deragliamento nel dialetto) potevano evitarsi senza che se ne soffrisse la mancanza. Dettagli, però, non più molesti del ronzio di zanzarine, in una costruzione teatrale da rispettare. Tornando ai cantanti, ci si è trovati in generale in presenza di professionisti di livello e volendo/potendo sottolineare una particolarità, ci piace qui ricordare la prova di Zerlina: non tanto per una particolare preziosità vocale, quanto per la scelta e il conseguimento di atmosfere, fraseggi e dinamiche delicate ed eleganti, fatte di un legato, questo sì, piuttosto prezioso, e di una pacatezza che forse sono da ascrivere alla particolare coloratura impressa con ammirevole attenzione al dettato mozartiano, rinunciando ai facili effettismi,  da parte del direttore Francesco Omassini, alla testa dell’Orchestra regionale Filarmonia Veneta.

Andrea Bambace

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Fotopiccinni – Treviso

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