marzo 2010
n . 214 - Anno XXXII


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INDISPENSABILE!!!

Indici delle annate
di MUSICA 1977-1991


INDISPENSABILE!!!

Indici delle annate
di MUSICA 1992-2004

 

 

Direttori
Fabio Luisi:
non mi sento un interprete
di Andrea Ottonello  

Pianisti
Le matinées londinesi
di Monsieur Chopin
di Michael Aspinall

Canto
Tomatis:
l'ascolto che diventa canto
di Walter Coppola

Discografici
La Hyperion fa cinquanta
di Stephen Hastings

I retroscena di Enrico Stinchelli
- Copertine Mostruose

Interviste
- Intervista a Rafal Blechacz di Luca Segalla

La polemica
- Eticità e resa artistica di Stephen Hastings

Ci hanno lasciato
- Irina Kostantinovna Arkhipova, Mario Gangi, Michel Glotz

 

EDITORIALE
La nettezza con cui il nostro personaggio di copertina, Fabio Luisi, respinge il termine « interprete », definendosi piuttosto un « riproduttore », un « tramite del compositore », sembrerebbe mettere in discussione una delle premesse fondamentali della nostra rivista: l’idea che il gesto esecutivo di chi dirige suona o canta non sia meno creativo – e quindi meritevole di riflessione – di chi « riproduce » le note immaginate nella sua testa su un foglio di carta. Anche il compositore infatti riproduce quando crea e puo` diventare a sua volta riproduttore di se stesso. Come capitava, liberamente, a Chopin – di cui ricorre questo messe i duecentesimo anniversario della nascita – nei recital londinesi recensiti con tanta intelligenza da Henry Chorley. E come succedeva a buona parte degli autori che figurano nella collana discografica dedicata dalla Hyperion ai Concerti Romantici per pianoforte: un esempio per tutti di come una casa discografica possa svolgere una funzione culturale stimolando nel contempo l’istinto del collezionista che si nasconde in tutti noi (anche se risulta essere piu` sviluppato negli uomini che nelle donne). L’osservazione di Luisi ci ricorda infatti della difficolta` di tradurre in parole esperienze che rimangono profondamente misteriose. Lui stesso afferma che nel ruolo del direttore c’e` « una componente umana che e` assolutamente essenziale: non solo conoscere la musica, ma anche i suoi risvolti umani, le emozioni, i percorsi, e questi percorsi non si studiano, si vivono ». Il problema della parola interprete infatti e` che indica in origine un processo mentale; la capacita` del cervello di rendere chiaro un significato che altrimenti rimarrebbe oscuro. Il vantaggio del termine « riproduttore » – che pur suscita qualche riserva – e` che da` l’idea di un automatismo, di un gesto non pensato ma spontaneo. Il grande direttore, nel corso di un concerto pubblico, non pensa infatti a ogni gesto che deve fare perche´ la fase di applicazione mentale e` gia` superata: piuttosto si lascia guidare dal flusso dell’ispirazione. Non a caso Wilhelm Furtwa¨ngler – probabilmente il piu` grande direttore del Novecento in quel repertorio « mitteleuropeo » prediletto da Luisi – appare nei video come una specie di marionetta: guidata da forze al di la` del controllo mentale. Non del tutto disgiunte da queste idee sono le intuizioni del controverso (ma illuminato) scienziato francese Alfred Tomatis, le cui ricerche sul funzionamento dell’orecchio hanno portato a una diversa e piu` completa comprensione della tecnica del canto. Una concezione che evidenzia non solo come l’intero corpo del cantante sia in realta` uno strumento musicale (come aveva gia` intuito P. Mario Marafioti, l’« esegeta » della tecnica di Caruso), ma anche come il suono emesso nell’aria dal cantante lirico interagisca con i corpi degli spettatori. Le idee illustrate qui da Walter Coppola – che sta preparando una nuova traduzione de « L’oreille et la voix » di Tomatis e che applica le scoperte dello scienziato all’insegnamento del canto – ci fanno capire che le differenze timbriche tra un cantante e l’altro dipendono non solo dalle cavita` di risonanza facciali ma dall’intera struttura ossea del corpo e che le diverse percezioni del suono da parte degli stessi cantantiedi chiliascolta ha delle preciseragioni scientifiche. La soggettivita` dell’ascolto – che rendeva per esempio il grande Chorley cosi`allergico alle sonorita`di alcuni compositori e interpreti – non e`solo una questione di sensibilita` ma deriva da un preciso condizionamento dell’orecchio, che dipende a sua volta dalla lingua che parliamo abitualmente. L’esecutore come strumento, come tramite, come mediumsonoconcetti cheaiutano aspiegarelamagia (spesso quasi inconsapevole) esercitata da Magda Olivero in palcoscenico e in disco. A lei vanno naturalmente i nostri pensieri nel mese in cui si festeggia (il 25 marzo) il suo centesimo compleanno. E sul prossimo numero cercheremo di rendere degnamente omaggio sia a lei che a Giulietta Simionato, che raggiungera` il medesimo traguardo il 12 maggio. Stephen Hastings
 

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MIDEM CLASSICAL AWARDS 2010: I VINCITORI

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Articoli scaricabili gratuitamente in Acrobat PDF
- Clicca qui e scarica l'articolo di Leyla Gencer (testimonianza su Dino Ciani) apparso in MUSICA n. 13 - giugno-agosto 1979
- Clicca qui e scarica l'articolo su Karajan apparso in MUSICA n. 47 - dicembre 1987
- Clicca qui e scarica l'intervista a Giuseppe di Stefano apparsa in MUSICA n. 20 - marzo 1981

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