Gli incanti dei “piccoli scaligeri” a Varese

ALAIN Messe modale en septuor MENDELSSOHN Tre mottetti op. 39 VERDI Ave Maria ROSSINI Tre cori religiosi AA.VV. Fantasia di canti natalizi Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro alla Scala, pianoforte Marco De Gasperi, flauto Filippo Barbano, direttore Bruno Casoni

Varese, Basilica di San Vittore, 12 dicembre 2019

Che gioia ascoltare i piccoli cantori del Coro di Voci Bianche della Scala! Tra una recita e l’altra di Tosca hanno trovato il tempo per un concerto natalizio nella Stagione Musicale Comunale di Varese ed è stata una serata memorabile: il loro fraseggio morbido ed elegante era un incanto, i suoni erano sempre arrotondati, l’emissione uniforme. È stata un’occasione di festa ma soprattutto un affascinante viaggio attraverso pagine celebri e meno celebri dell’Ottocento e del primo Novecento, in un programma che Bruno Casoni ha confezionato con mano raffinatissima.

Fin dall’attacco della Messa modale en septuor di Jehan Alain, all’inizio della serata, si è capito di quale pasta siano fatti le ragazze e i ragazzi del coro scaligero. Cantano ogni parola a fior di labbra senza forzare l’emissione, controllano bene le dinamiche, sono molto attenti agli equilibri timbrici e infine lasciano correre il fraseggio con una naturalezza che non è la naturalezza dell’infanzia ma il risultato di una grande consapevolezza sia tecnica sia interpretativa. Sono professionisti, non dei bambini in un festoso saggio natalizio: oltre ad esibire un’ottima tecnica (è stata ininfluente qualche piccola sbavatura nell’intonazione di qualche acuto) sanno andare al cuore della musica e soprattutto sanno parlare al cuore del pubblico. L’acustica della Basilica di San Vittore, magari troppo risonante per complessi dall’organico più vasto ma perfetta per una compagine vocale di dimensioni contenute, accompagnata solo da un pianoforte e, in qualche brano, dal flauto, ne ha messo in rilievo la compattezza timbrica, ne ha esaltato la qualità della dizione, è riuscita a farne apprezzare tutte le sottigliezze dinamiche, come nel commuovente Agnus Dei della Messe di Jehan Alain.

Davanti a loro, con i suoi gesti quasi impercettibili, c’era una leggenda dalla musica come quale Bruno Casoni, capace di vere e proprie magie senza forzare tempi e sonorità, senza bisogno di fare sfoggio di gestualità da teatro perché il valore di un direttore, soprattutto di un direttore di coro, si misura in primo luogo nell’accuratezza delle prove. E questi ragazzi hanno studiato e provato tanto, così tanto da far sembrare naturale e spontaneo quello che invece è il frutto di un accurato lavoro di limatura e di messa a punto. Il Coro scaligero non arriva all’algida perfezione tecnica e all’assoluta perfezione dell’intonazione dei cori di voci bianche dell’area austro-tedesca, ma possiede un calore e soprattutto una morbidezza nel fraseggio impareggiabili, che sono tutti italiani. Lo si è avvertito perfino nei severi Mottetti op. 39 di Felix Mendelssohn, nei quali la chiarezza nella resa dei passaggi contrappuntistici si accompagnava alle suggestioni di un fraseggio sempre morbido ed a pianissimi espressivi e insieme delicati nei loro equilibri dinamici. È successo lo stesso nei Tre cori religiosi rossiniani, tanto vitali nel ritmo, nel segno di uno slancio tutto lirico e melodrammatico, quanto eleganti nell’emissione e nel fraseggio.

La serata è finita nel tripudio dei più classici canti natalizi, da White Christmas a Stille Nacht, ed è stato un momento commuovente perché i ragazzi della Scala nulla hanno concesso allo spettacolo e al pittoresco, concentrandosi solo sulla musica e sulle parole, intorno alle quali il fraseggio sembrava modellarsi. I veri interpreti – e loro sono dei veri interpreti – sanno essere grandi nelle cose piccole, quando la musica sembra ridursi al nulla, alla nudità di una semplice melodia armonizzata con gli accordi più usuali. E a condurli passo a passo, vigile e discreto, c’era sempre Bruno Casoni, che dall’alto dei 78 anni conosce il segreto di far sbocciare la musica dalle bocche dei suoi – mi si conceda la metafora – piccoli angeli canori.

Luca Segalla

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