Giugno 2016: salviamo la EUYO!

Si stenta a crederlo, ma l’unione europea (volutamente in minuscolo) ha deciso di cancellare, con un tratto di penna, la European Union Youth Orchestra, per risparmiare circa seicentomila euro annui, una goccia nel mare di un bilancio che affastella, troppo spesso, fiumi di denaro dalla questionabile destinazione: le proteste, ad ogni livello, stanno infuriando e spero sinceramente che, quando leggerete queste righe, il complesso fondato da Claudio Abbado nel 1976 e che ha davvero rappresentato gli ideali e le speranze del nostro continente, sia stato salvato. Ma solo il fatto che se ne metta in discussione l’esistenza è un pessimo segnale: anche per questo vi invito a firmare la petizione che trovate sul sito dell’orchestra (www.euyo.eu) e, a breve, anche su quello della nostra rivista, che è stato del tutto rinnovato: era gran tempo, infatti, che se ne avvertiva le necessità, e ora potrete usufruire di uno strumento all’altezza di MUSICA, che non si sostituisce alla rivista stampata ma che ad essa si affianca, con la possibilità di essere sempre aggiornati sulle attualità e di usufruire di contenuti concepiti ad hoc per internet. L’indirizzo, naturalmente, è il solito: www.rivistamusica.com

Il mese di giugno, da ormai quindici anni, è quello legato al Progetto Martha Argerich, che riparte il 7 a Lugano, e che, grazie alla bravura di chi lo organizza, riesce sempre a rinnovarsi, pur nella costanza di un idea di gioioso happening, un incontro stimolante fra Martha e i suoi amici di ieri e oggi: intanto, l’«eterna ragazza» compie 75 anni, e Luca Segalla cerca di tirare le somme di una carriera singolare, che varie pubblicazioni discografiche stanno celebrando. Sempre il disco è il punto di partenza per parlare di altri due personaggi: il primo, Hermann Scherchen, è stato il paladino della modernità, intesa come responsabilità e — insieme — piacere della scoperta, in un approccio alla musica che conferiva anche alle sue letture del repertorio tradizionale una singolare freschezza e lucidità, mentre l’altro, il violinista veneto Federico Guglielmo, ha portato a termine due imprese discografiche, legate a Tartini e Vivaldi, che rimarranno un punto di riferimento ineludibile. Con lui ci siamo intrattenuti in un colloquio franco e stimolante. In questo periodo, infine, vengono presentate molte delle stagioni teatrali del prossimo anno, ed è la Scala, tradizionalmente, a suscitare le discussioni più accese: da parte mia, non posso nascondere una certa delusione per un cartellone che sembra giocare sulla difensiva, con un eccessivo ricorso, specie fra i direttori, a nomi di sicuro richiamo e in là con l’età (e di certi ritorni proprio non si sentiva l’esigenza), forse nella speranza di riconquistare un pubblico che, anche per i prezzi irragionevoli, è negli ultimi tempi sempre più scarso e meno caloroso. A Pereira, però, va dato atto di essere riuscito nell’impresa di riportare Riccardo Muti a Milano, a gennaio dell’anno prossimo, con quel miracoloso strumento che è la Chicago Symphony Orchestra: al di là delle opinioni personali sul direttore napoletano (e le mie sono state rinforzate da una recente esibizione a Stoccolma, di cui si dà conto nella rivista), si tratta di un capolavoro di diplomazia e buonsenso, che si spera non rimanga isolato.

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