Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

La musica da leggere

Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi BWV1080 » 03/05/2012, 20:59

Ho appena comperato l’attesissimo libro di Rattalino, che insieme alla fondamentale storia del pianoforte e alle monografie sui pianisti che viene via via pubblicando (e dove confesso che non sempre riesco a seguirlo) costituisce la Summa Musicologica sullo strumento. Considero “Musica” uno strumento fondamentale per la crescita della mia cultura musicale, e Rattalino è da sempre, con il suo stile chiaro, piacevole, sempre interessante e mai pomposamente dottoresco, una delle componenti fondamentali della rivista. Dopo una piccola delusione nel non trovare una scheda sulla seconda sonata di Boulez, che io adoro (davvero è più importante nella letteratura pianistica Julius Reubke di Boulez per il solo fatto che il primo è morto e il secondo ancora in vita? Ma del resto l’autore ammette nella prefazione che questa esclusione è un po’ paradossale. Pazienza…., per fortuna c’è la Concord di Ives), da zelante fedele del verbo bachiano mi sono precipitato a leggere le pagine dedicate al Cantor Maximus. Mi hanno colpito queste considerazioni sulle Goldberg:

…..come si possono presentare al pubblico, in concreto, lavori che erano stati pensati per esecuzioni private? Come si possono unire le mille o le millecinquecento persone nell’ascolto di opere pensate per un pubblico di due, tre o, al massimo, di dieci ascoltatori? Pag 39
…quanti ascoltatori riescono a distinguere auditivamente le variazioni ordinarie e le variazioni a canone? E, di conseguenza, quanti riescono a capire l’articolazione della forma, oggetto di evidente e gelosa cura da parte di Bach? In conclusione, quanto è utile, un ascolto ritualistico? Pag.40


Conosco questa musica da una vita e fin dei primi ascolti l’ho sempre seguita con lo spartito sotto gli occhi per tentare di capirne il più possibile tutte sfumature. Ho letto libri ed analisi dedicati a questa composizione, mi sono pure fatto uno schema riassuntivo nel tentativo di capire a fondo le finezze della forma. Credo ormai, pur rimanendo nell’ambito di un modesto appassionato, di non avere difficoltà durante l’ascolto a distinguere “le variazioni ordinarie e le variazioni a canone”, di riuscire a collocare le singole variazioni nello schema generale, anche se sicuramente non posso aspirare a raggiungere le vette di trascendenza a cui può accedere chi dispone di un bagaglio di conoscenze esoteriche sul contrappunto. Tuttavia mi sembra che tutto ciò non abbia aggiunto nulla al godimento intenso che questa musica mi da ogni volta che la sento sia in una registrazione (le colleziono sistematicamente comprese le trascrizioni per arpa, trio, organo, comprerei pure quelle per ocarina se uscisse...) che in concerto dove ho avuto la fortuna di sentire più volte questo capolavoro, sia nella realizzazione pianistica in teatri con numeroso pubblico, che nell’originale clavicembalistica in piccole sale con poche decine di persone.

Ho sempre considerato la capacità dei grandi di offrire la bellezza a tutti, dai più bassi livelli di ascolto a quelli più elevati, come l’essenza stessa di ciò che li rende grandi. Avanzare questo dubbio sulle Goldberg mi sembra come voler ridurre la grandezza di “classico” di Bach, quasi fosse uno degli aridi compositori contemporanei che si possono accostare solo con un trattato teorico di istruzioni per l’uso della loro musica. Non mi sembra che l’effettiva devozione (un ascolto ritualistico) con cui il pubblico di cui ho fatto parte nelle diverse occasioni stava in silenzioso ascolto possa derivare da un atteggiamento snobistico di chi partecipa ad “un evento”, come oggi va di moda dire. La composizione è lunga e l’ascolto comunque impegnativo. Impedisce forse il godimento della “Disputa del S.Sacramento” di Raffaello nelle stanze vaticane il non essere a conoscenza del complesso schema teologico sotteso, o la poca dimestichezza con la filosofia neoplatonica che la ispira impedire l’ammirazione la Primavera di Botticelli? E’ dunque indispensabile poter distinguere una variazione a canone da una ordinaria per godere delle Goldberg? Che ne pensate?
BWV1080
 
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Mode » 04/05/2012, 20:03

Caro BWV,

ho letto con interesse ciò che hai scritto poichè rispolvera uno dei temi cardine trattati nel corso degli anni passati, sulle pagine di questo forum.

Ebbene, la cronica carenza di tempo mi impedisce di risponderti come vorrei, ma cerco di fare almeno uno sforzo per dirti come la penso.

A me pare che le osservazioni del prof. Rattalino siano sostanzialmente quelle di un erudito. Mi spiego meglio: egli fa senz'altro bene a sollevare il tema, a scriverne nella Guida, poichè, tali incisi sono tutt'altro che scontati e servono - credo - ad aprire nuovi orizzonti.

Lette in quest'ottica le osservazioni in parola paiono piuttosto stimolanti per i dubbi che sollevano nel melomane medio. Ciò detto, tuttavia, al di là delle reali intenzioni di Rattalino, concordo con l'ultima parte del tuo messaggio, laddove scrivi:

...Impedisce forse il godimento della “Disputa del S.Sacramento” di Raffaello nelle stanze vaticane il non essere a conoscenza del complesso schema teologico sotteso, o la poca dimestichezza con la filosofia neoplatonica che la ispira impedire l’ammirazione la Primavera di Botticelli? E’ dunque indispensabile poter distinguere una variazione a canone da una ordinaria per godere delle Goldberg?...


Non credo sia indispensabile - specie con la musica - avere particolari conoscenze o bagaglio per goderne (diversamente, si dovrebbe asserire che occorra sapere leggere la musica per poterla apprezzare). Se c'è qualcosa che è assolutamente libero, tale è l'Arte in generale, e la musica in particolare. Pertanto, io credo che tutta la musica sia apprezzabile e fruibile di per sè, con poche eccezioni per la musica contemporanea.

Non credo nemmeno che le coordinate culturali o i dettami tecnici servano a creare una comprensione di serie A o di serie B... poiché sono molte (e tutte egualmente valide) le angolazioni da cui si può approcciare un'opera d'arte.

Parimenti, è sempre bene non accontentarsi e riflettere sulle cose, attraverso il setaccio del dubbio. Nel caso di specie, tuttavia, non so quanto il discrimine esecuzioni pubbliche / private - rituali / irrituali possa essere utile per fruire delle Goldberg (che, peraltro, sono state scritte quali viatico per il sonno!). Ragionando così, bisognerebbe ascoltarle prima di andare a dormire, in guisa di ninna-nanna?

A me pare, invece, che - al di là delle intenzioni - l'opera d'arte, una volta creata - finisca, presto o tardi, per staccarsi dal proprio creatore per vivere una vita propria, grazie anche alle varie sue interpretazioni, alle continue "prese di mira" su di essa. Poco può servire ricostruire le circostanze che l'hanno ispirata o indotta, sul piano ermeneutico, poichè il rapporto con la creazione è un dialogo più che un monologo nel senso che anche noi, godendone, apportiamo qualcosa all'opera, facendo di essa quasi un prolungamento di noi stessi.

Buona serata.
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Vito » 05/05/2012, 23:10

Ho letto anch'io con molto interesse l'intervento di BWV 1080, così come di Mode. Però, permettetemi, entrambi sortite nelle vostre considerazioni da un fraintendimento delle vere intenzioni di Rattalino. Che non sono quelle di interrogarsi, mediante quelle frasi, sul valore dell'opera o sulla capacità del pubblico di comprendere. Rattalino si interroga sul futuro dell'interpretazione, e sui fini che deve perseguire. Discorso che è tutt'altro da quello che trapela dai vostri dubbi.

Mi permetto di dire questo perché ho letto praticamente tutto ciò che ha scritto Rattalino, libri, interviste, recensioni, e questo è un tema che negli ultimi anni lo sta letteralmente ossessionando. Ovviamente potrei anche sbagliarmi, ma....

Il discorso di Rattalino è: la musica per tastiera sola è musica prevalentemente privata, da elite colta, non da concerto. Diventa musica popolare, da concerto, quando nasce il concerto moderno: un pianista solo che senza orchestra intrattiene il pubblico, ma non il pubblico di un salotto, ma di una enorme sala da concerto. L'uomo che fa nascere il recital pianistico è, indiscutibilmente, Liszt.

Liszt non è un "filologo" ante litteram, non è un rabdomante della interpretazione voluta dall'autore. Liszt "trascrive" le opere che suona in modo da far sì che siano emotive in una grande sala, per un pubblico molto ampio e senza alcuna preparazione musicale, e si fa quindi non interprete "obiettivo", "invisibile", ma veicolo tramite il quale una letteratura non universale (quella per pianoforte solo, scritta per l'uso in piccoli salotti o ad opera di dilettanti) diventa letteratura di massa. Liszt riesce a far diventare autore di massa finanche il Beethoven delle ultime sei sonate per pianoforte, fino ad allora considerate incomprensibili non solo alle masse, ma all'elite colta.

Per tutto l'ottocento e la prima metà dell'ottocento il recital pianistico è stato "di massa". Poi sono spraggiunti il neoclassicismo e la filologia: due scuole interpretative basate sul testo e sulla interpretazione "fedele" che si sono disinteressate del rapporto col pubblico. A seguito di ciò, oggi anno domini 2012, il pubblico del recital pianistico è in via di estinzione. Non c'è ricambio generazionale e le sale sono vuote.

Sulla base di questo Rattalino deduce: o ci si rivolge nuovamente al grande pubblico, o il pianismo muore. O si parla a tutti, o si parla sempre a meno persone. E nota: Lang Lang richiama enormi masse di spettatori (riempie interi stadi), anche non avvezzi alla musica pianistica classica; Barenboim riesce a catalizzare intere masse di persone non appassionate di classica. Rattalino vede in questi interpreti - e in altri - un nuovo interesse per il pubblico da parte dell'interprete, una nuova capacità di coinvolgere le masse, senza che questo significhi volgarizzazione della comunicazione artistica. E vede in questa strada, dopo il neoclassicismo e la filologia, l'unica possibilità di sopravvivenza, oggi, della musica pianistica "colta".

Quindi Rattalino non ha posizioni da "erudito", bensì posizioni pragmatiche ben poco snob. E si domanda: che futuro c'è per la musica pianistica nel cuore delle masse?

Rattalino la sua preoccupazione la spiega bene nell'ultimo numero di "Musica" quando parla di Bilson e del suo DVD sulla interpretazione della musica per tastiera, e della soluzione che in due parole ho cercato di illustrarvi nelle mie righe precedenti, quando dice:

"... IL problema dell'interpretazione, oggi, è invece secondo me diverso e molto più avventuroso: si tratta di sostituire alla ricerca della oggettività, di qualsiasi oggettività, la soggettività, di mutare radicalmente l'atteggiamento psicologico dell'interprete, di rinunciare alla sicurezza della leggittimità per affidarsi ai rischi dell'estetica....
...il problema, secondo me, non risiede tanto nel suono, quanto nella dizione, nella declamazione. Valendosi delle messe a punto della filologia sulla decodificazione del testo si aprono spazi di soggettività in cui il vecchio "quid estetico" si espande fino a prendere il sopravvento sulla legittimità, vera o presunta.
..."

IL problema della musica pianistica oggi, per Rattalino, non è nel domandarsi se le Goldberg sono comprensibili o non sono comprensibili. Questo non è rilevante: l'ultimo Beethoven pianistico non era comprensibile fino all'arrivo di Liszt. Ma Liszt non cercava la legittimità delle sue interpretazioni, cercava soprattutto il rapporto con il pubblico e fungeva da "interprete" tra il testo e le masse. E la musica pianistica diventò di massa.

Rattalino sostiene che se non si ritorna a questo, la musica pianistica rischia di estinguersi. Nel libro sul pianismo in questione, Rattalino parla di questi problemi spessissimo, e non certo solo quando parla delle Goldberg.

Poi si può esssere o meno d'accordo con lui (io lo ammiro moltissimo sempre, ma quando dice che il clavicembalo "sferraglia" resisto a stento da un moto di stizza feroce). Ma certo, c'è di che riflettere....
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Mode » 06/05/2012, 0:21

Caro Vito,
grazie molte per il tuo opportuno intervento chiarificatore.
Se questo che riporti è il vero tema (non che io ne dubiti), il discorso assume tutt'altra valenza, ed in un certo senso, mi rammarico nel constatare come alcune frasi possano essere travisate.
In effetti, però io ho risposto a BWV ed alla questione da lui sollevata, più che a Rattalino, la cui preoccupazione ora mi risulta comprensibile.
Bisognerebbe sempre risalire alla fonte e cercare - come hai fatto tu - di inquadrare l'argomento nel giusto contesto. Così cercherò di fare nel prossimo futuro, leggendo la Guida, prima di dare seguito a questa interessante discussione.
Tuttavia, credo che la preoccupazione di Rattalino investa, in qualche modo, l'Arte e la musica, non solo quella pianistica. Seguendo questa traccia, mi ritornano in mente le nostre discussioni circa il rapporto artista - opera - pubblico. Dunque, mi chiedo (e poi mi fermo) se ed in quale misura l'opera - e colui che la interpreta - abbiano bisogno del pubblico, e perchè.
A mio modo di vedere, non può esistere arte senza pubblico: il problema mi pare piuttosto quello del bilanciamento del rapporto tra questi due attori. Meglio assecondare il pubblico o cercare di educarlo ad un "nuovo" ascolto? E non è detto poi che l'interpretazione filologica sia tutta "sferragliante" e/o "stridente", potendo ben essere colma di vitalità (es. le ultime Goldberg di Staier). E infine, quanto fa l'interprete e quanto fa la musica?
Ciao a tutti.
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Vito » 06/05/2012, 0:39

Giusto che tu abbia risposto a BWV sulla base del suo quesito....

Ritornando al pensiero di Rattalino, secondo me, Mattia, un atteggiamento dell'interprete come "templare" che permette al sublime di esprimersi (sia questo sublime l'opera d'arte o l'idea del suo creatore) è perdente e debba essere abbandonato. In questo senso credo che Rattalino parlasse di ascolti ritualizzati.

Si può ascoltare in piedi Liszt come se si fosse ad un concerto rock? Lang Lang dimostra che si può, senza per questo tradire il valore artistico di quello che suona.... ed allora meglio gli ascolti nel tempio teatro dove si espone l' "Opera d'arte" ad un numero sempre più ristretto di "eletti" o meglio la vita e la musica che parla a tutti?

Non sono giustamente argomenti nuovi per queste nostre discussioni, come giustamente osservi, il discorso corre parallelo con quello che si fece un tempo di opera d'arte come "reperto archeologico" o come struttura con vita propria che segue una sua strada di sviluppo individuale indipendente dalla volontà originaria dell'autore....

Io però penso che uno dei motivi dell'abbrutimento culturale del nostro paese sia proprio legato alla sempre crescente difficoltà da parte del "bello", e di molta musica, di raggiungere tutti... ed allora il discorso di Rattalino è più che attuale....
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Mode » 06/05/2012, 13:10

Tra le due, preferisco senz'altro la vita e la musica che parla a tutti. E credo che l'opera d'arte sia e divenga - come hai scritto in calce - struttura con vita propria che segue una sua strada di sviluppo individuale, indipendente dalla volontà originaria dell'autore.....

L'arte e la musica sono primariamente libertà, di vita e di esperienza: senza questa prerogativa, l'humanitas che racchiudono probabilmente svanirebbe.

Quanto a Lang Lang, sebbene non lo conosca bene, a me pare che egli incarni la figura del divo alternativo e carismatico, lontano dalla figura del "templare" e più prossimo a quella di una star del rock.

A me questo va bene, anche se non sono un suo fan e non amo, particolarmente la sua tecnica pianistica. Tuttavia, vi sono innumerevoli modi di rapportarsi ad un'opera d'arte e non è detto che ne esista uno più o meno corretto, poichè il rapporto con la creazione è ciò che ci ricorda, in fondo, di essere soli dinnanzi al nostro destino.

Buona domenica.
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi BWV1080 » 06/05/2012, 17:18

Grazie amici per le vostre puntuali ed articolate risposte.

In effetti io non intendevo mettere in dubbio la stima di Rattalino per l'opera in se, ma volevo testimoniare come, per la mia esperienza di ascotatore tra il pubblico, il lavoro fatto da Liszt (per riprendere l'argomentare di Mode) sia stato proficuo vista l'accoglienza che opere "difficili" come le Goldberg sono seguite non da un club esclusivo, ma dal pubblico "normale" di cui faccio parte.

Per quanto riguarda il timore che il recital pianistico possa estinguersi vorrei portare un ulteriore testimonianza fresca fresca. Venerdì sera ho assistito ad uno (strabiliante!! come sempre...) concerto di Sokolv. Il teatro era gremito, non da mummie prelevate al museo egizio accompagnate dalle badanti, ma anche da un pubblico di giovani che alla fine del concerto, lungo ed impegnativo, erano i più decisi a gridare "Bravo" all'imperturbabile maestro russo. Non so se questo pubblico sia stato attirato al concerto per aver visto un cartone animato di Ton e Jerry, o perchè segue il divo cinese (pianista agli antipodi di Sokolov), ma poco importa. Credo che se le cose vanno avanti così il maestro Rattalino può essere un po' meno preoccupato....

Buona Domenica a tutti.
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Vito » 06/05/2012, 20:23

Ci sono vari pianisti che fanno il pienone in teatro ai nostri giorni: Sokolov, Lang Lang, Barenboim, Schiff, Pollini.... ma quando per tutti gli altri concerti le sale sono vuote per metà possiamo veramente dire la musica colta essere in salute? A Firenze quando suona Hamelin - non proprio un esimio nessuno - sembra un provino per addetti ai lavori tanto sparuto è il pubblico....

Il problema che si pone Rattalino non credo sia far contenti con i concerti gli appassionati di musica classica (il pubblico "normale" di cui io, Mode, e BWV 1080 facciamo parte), ed in quest'ottica non credo che il successo di un concerto si Sokolov cambi le carte in tavola. Il problema che Rattalino si pone credo sia rendere la musica classica nuovamente attuale per tutti. E Sokolov lo conoscono giusto gli appassionati, e gli appassionati di piano soprattutto, non credo sia un fenomeno di massa. Non credo Sokolov riempia le sale da concerto rock, con le sue serate. Quindi secondo Rattalino, abbia ragione o torto, il problema non è comunicare con gli appassionati (il pubblico normale) ma comunicare con tutti (il pubblico "comune" di non appassionati, che altrimenti ai concerti di "musica colta" non ci va e non ci andrà mai).

Lang Lang oggi lo conosce anche gente che prima di lui non aveva mai ascoltato una nota di musica "colta" (ad esempio un mio collega al quale è piaciuto moltissimo il suo concerto di Liszt in CD! E che prima di quel disco non sapeva nemmeno chi fosse Liszt!). Un pò come negli anni '40 succedeva con Horowitz, con Rubinstein, e poi non è mai più successo.

E questo indipendentemente dal fatto che in Beethoven per me Sokolov è Dio, Lang Lang al massimo un promettente apprendista. Ma sentito in Liszt - va detto - Lang Lang è ben più convincente....

Poi possiamo anche ritenere che non si abbia bisogno di aumentare il numero degli appassionati, che sia cosa buona e giusta che il mio collega di lavoro continui ad ascoltare "Madonna" e null'altro, che le sale da concerto siano piene solo quei tre concerti l'anno, e che è bene continuare a coltivare il proprio orticello senza cercare il successo di massa... però le polemiche su Tom e Jerry o sul "divo cinese" mi suonano del tutto gratuite e un pò cacofoniche in questo contesto colloquiale... ma sicuramente sono io a non averne capito lo spirito.... :roll:
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Mode » 07/05/2012, 9:16

...acciderba... Hamelin è uno dei pianisti che preferisco e che mi rammarico di non avere mai visto dal vivo. Straordinario, specie per la musica del '900. Chiusa la parentesi ( :lol: ). ...

Tornando a Lang Lang... ebbene, credo che l'arte (e duqnue anche la musica) abbia bisogno di "divi" e Lang Lang, in un certo senso, ha tutti i crismi per esserlo oggi: è un buon pianista, suona la musica giusta (le pagine più plateali e ad effetto di Listz, non W. Byrd), ha un look accattivante, è cinese (dunque proviene da un Paese emergente), è simpatico ed è dotato di un naturale carisma che lo rende a cavallo tra il ragazzo della porta accanto ed il custode di chissà quali arcani segreti... aggiungete qualche dragone rosso, una invidiabile dimestichezza colla tecnologia (v. il concerto dell'acqua) e coi media, ed il gioco è fatto!

Un'ultima riflessione: forse Rubinstein ad Horowitz erano di un altro calibro, come molti "giganti" del passato (Gilels, Arrau, Richter, Backhaus, Benedetti M., etc.). Oggi il grande pubblico pare più interessato al prodotto complessivo che al pianismo in sè e per sè. In quest'epoca di stress costante per tutti, il pubblico neofita chiede in primis di essere intrattenuto, senza dovere sforzarsi più di tanto (in tal senso, paradigmatico è l'esempio che ha fatto Vito circa il proprio collega, novello lisztiano).

Ebbene, ben vengano i Lang Lang e ben vengano le super antologie dorate della DG con brani di tutte le epoche, generi e stili. Che la musica "classica" divenga anche un genere di consumo potrà non piacere ad alcuni ma - a mio avviso - è senz'altro meglio ascoltare così che non ascoltare per nulla. Oggi, poi, viviamo in un'epoca dove ognuno può davvero scegliere per sè ciò che vuole, e dunque è giusto che vi siano prodotti ed artisti atti a soddisfare tutti i gusti.

In fondo, è così per tutto, dunque perchè la musica "classica" dovrebbe essere immune? Se siamo in una gelateria (e non - per fortuna - in un mausoleo), in vero, è bene che ciascuno possa assortire il suo cono come meglio ritiene, e la notizia del collega di Vito che si è avvicinato a Liszt grazie a Lang Lang, mi rallegra molto!

Ciao a tutti.

p.s. per Vito: non credo che BWV volesse intavolare una polemica, citando Tom e Jerry. Credo si riferisse a questo stralcio di Wikipedia, che parla dell'origine della vocazione di Lang Lang (tra l'altro il cartone animato citato è divertentissimo):

Lang Lang (郎朗) ha solo due anni quando vede, in un episodio del popolare cartone animato Tom & Jerry, Tom suonare il pianoforte (la Rapsodia ungherese n. 2 di Liszt), si innamora di questo strumento musicale. L'anno successivo prende le prime lezioni con la maestra Zhu Ya-Fen e a cinque anni inizia a suonare in pubblico, vincendo la Shenyang (沈阳) Piano Competition ed esibendosi nel suo primo recital.
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Re: Guida alla musica pianistica.......Rattalino e le Goldberg

Messaggiodi Vito » 07/05/2012, 10:55

Né io volevo intavolare una polemica con BWV, bada bene Mode. Quindi chiedo scusa a BWV se ho male interpretato le sue parole.

Però io non vorrei entrare nel merito di valori pianistici, confrontando Lang Lang e Horowitz. Non ci penso nemmeno... ricordo però che ci sono pianisti che "nascono" già grandi interpreti, e pianisti che lo diventano col tempo (e di tempo un pianista ne ha tanto per crescere). Quindi io non credo che si possa chiudere oggi il giudizio critico su Lang Lang pianista, non foss'altro per i pochissimi anni che ha!

A parte questo, però, vorrei fare un esempio culinario, che possa far capire in maniera elementare quello che intendo.

Oggi tutti sanno che cos'è il gelato. A qualcuno piace e a qualcuno no. La qualità è la più varia: si va dal gelato sintetico acqua e poco altro dei peggiori confezionati, al gelato artigianale di alta scuola, che può essere definito una delle nostre gioie culinarie.

Ogni persona sa che può godere dell'alimento gelato, lo considera un piacere disponibile, e quindi decide quale gelato è sufficiente per il proprio desiderio di fruizione.

Io ho paura che ci sia da parte della musica "colta" (cioé il gelato artigianale top) una certa paura che nasca il gelato confezionato. O meglio, un certo disdegno. Ed al tempo stesso che solo una certa modalità di fruizione (teatro/tempio) la musica possa essere goduta appieno.

Questo è un grosso limite alla stessa diffusione della musica colta: diviene quasi un orgoglio ed un attestato di qualità non troppo diffondere la conoscenza dell'esistenza di un concerto, il non renderlo troppo visibile, il non esporsi al pubblico meno informato.

SEcondo me se la musica colta superasse la paura del pubblico meno colto, potrebbe essere ancora in grado di parlare al grande numero di persone. E penso che come ritorno avremmo un miglioramento generale e della qualità della vita delle persone, ed anche del vivere collettivo. E la musica potrebbe ritornare ad essere anche mezzo d'educazione, lasciato l'ambito asfittico e poco produttivo delle scuole.

Tutto questo non impedirebbe ai più esigenti di mangiare il gelato artigianale, ma magari permetterebbe di far amare il gelato a coloro che magari cominceranno col gelato confezionato e dopo qualche anno si troveranno ad apprezzare il gelato artigianale.

Quando Mozart sapeva del successo del "Ratto" in tutta la Germania, non credo che disdegnasse che le sue arie venissero cantate dai carrettieri, che magari in teatro all'epoca sputavano (lo facevano ancor più i nobili invero) per terra ed applaudivano rumorosamente ad ogni scena.

Scusate se ho messo la questione in questi tristi termini, ma forse sono riuscito a spiegarmi meglio.

Ciao
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