Musica moderna e contemporanea

Pianistica, cameristica, concertistica e sinfonica

Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi BWV1080 » 20/01/2010, 20:07

Eh si caro Mode, cuore e anima bachiani (sempre lodato sia il suo nome), ma orecchie aperte a tutto....
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Oliviero Villich » 30/01/2010, 22:52

Noto innanzitutto con piacere che questo angolino del forum che ho aperto ha incontrato l'interesse di alcuni frequentatori del sito di Musica: si tratta comunque, per ora, di estimatori della musica moderna: sarebbe auspicabile che vi partecipassero anche voci critiche o quantomeno perplesse riguardo alla musica del 900 ed in particolare di quella della seconda metà del secolo che ha visto ulteriormente accentuarsi il distacco fra ascoltatori e compositori.
Potrei ad esempio cominciare io stesso vestendo i panni (come si suol dire) dell'avvocato del diavolo e proporre quelle che immagino siano le affermazioni che all'appassionato di musica 'tradizionale', messo di fronte alle musiche del nostro tempo, vengono alla mente per prime, come ad esempio:

"Musiche come queste, saprei scriverle anch'io..."
"La mancanza di temi conduttori, di melodie (presenti anche in Debussy e Stravinski) limita la fruizione di un brano musicale"
"L'insistenza continua nell'uso delle dissonanze annulla ogni riferimento armonico e appiattisce tutto"
"L'abbandono di tutte le regole grammaticali e sintattiche, ovvero la libertà totale, porta inevitabilmente ad una omogeneizzazione e all'uniformità: vengono così a mancare i criteri per valutare la qualità di queste musiche"

Possono sembrare affermazioni ingenue o disarmanti ma non credo lo siano più di tanto ....
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Stimolante la proposta per arrivare alla creazione di una sorta di guida sulla musica contemporanea, che però mi sembra di problematica realizzazione, sia per l'ampiezza del panorama che per l'oggettiva complessità delle musiche coinvolte. E' fondamentale comunque evitare l'errore di perpetuare nei testi la complessità delle musiche considerate: è un pò, secondo me, quello che è accaduto ad Armando Gentilucci quando ha stilato i suoi due manuali (sulla musica contemporanea e sulla musica elettronica) in cui è partito dal modello creato da Giacomo Manzoni (Guida all'ascolto della musica sinfonica) ma del quale non è stato in grado di mantenere la chiarezza espositiva, anche - immagino - per la maggiore complessità della materia considerata.
Oliviero Villich
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 31/01/2010, 22:30

Oliviero Villich ha scritto:
[...]

"Musiche come queste, saprei scriverle anch'io..."
"La mancanza di temi conduttori, di melodie (presenti anche in Debussy e Stravinski) limita la fruizione di un brano musicale"
"L'insistenza continua nell'uso delle dissonanze annulla ogni riferimento armonico e appiattisce tutto"
"L'abbandono di tutte le regole grammaticali e sintattiche, ovvero la libertà totale, porta inevitabilmente ad una omogeneizzazione e all'uniformità: vengono così a mancare i criteri per valutare la qualità di queste musiche"

Possono sembrare affermazioni ingenue o disarmanti ma non credo lo siano più di tanto ....

[...]



Caro Oliviero, cari Tutti,

con tutto il rispetto del caso, non credo che la questione possa essere impostata in questi termini.

Seguire questo binario, ci porterebbe, inevitabilmente, ad estendere questi assunti a quasi tutta l'arte contemporanea, diciamo degli ultimi 50 anni. Si tratta, a mio avviso, di temi complessi che richiederebbero altro spazio, altra trattazione e approfondimento.

L'iniziativa, tuttavia, mi piace e la considero anche una occasione per discutere, in una prospettiva più ampia, degli esiti cui è giunta l'arte contemporanea, sia essa musica, poesia, pittura o scultura.

A me pare che, al di là delle giuste e necessarie inclinazioni personali (sulle quali non si può discutere), sia difficile addivenire ad una conclusione oggettiva, forse perchè l'oggettività, in arte, è ben lungi dall'essere uno statuto assoluto.

Potremmo, forse, parlare di linguaggio, di tipi di linguaggio, considerando quello musicale , tra tutti, il più libero e intrinseco che esista, svincolato da univoci e propri significati (che mai può significare, di per sè, una concatenazione di accordi?). Questa prerogativa del linguaggio musicale rende, da sempre, la musica, latrice di libertà ed espressione, spazio per tutti i sentimenti e le intenzioni.

Non sono peraltro convinto che vi sia questo iato tra ascoltatori e compositori con riguardo alla musica della seconda metà del '900: a me pare, invece, che ognuno ascolti la musica che ritiene più vicina a sè ed in linea colle proprie aspirazioni, al di là delle fazioni.

Per quanto mi riguarda, ascolto, da sempre, tutta la musica, a seconda del momento, dell'umore, dell'ispirazione.

In questo momento, ad esempio, sto delibando un bellissimo disco barocco, ma non per questo, disdegno altri generi o epoche. E' anche una questione di orecchio, di abitudine, di dimestichezza col linguaggio contemporaneo, che non sempre sorge spontanea (ammesso che sorga).

Prossimamente, mi piacerebbe affrontare quest'ultimo argomento.

Un caro saluto a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi mdm67 » 31/01/2010, 23:48

Mode ha scritto: E' anche una questione di orecchio, di abitudine, di dimestichezza col linguaggio contemporaneo, che non sempre sorge spontanea (ammesso che sorga).

Prossimamente, mi piacerebbe affrontare quest'ultimo argomento.

Un caro saluto a tutti.


come sorge?
perchè non sorge?
qualche sera fa ascoltavo il disco d'esordio dei Roxy Music e non ho potuto fare a meno di chiedermi: che sia merito di Brian Eno?
io sono cresciuto in una casa dove la musica veniva fruita senza confini o - meglio ad essere tenuta fuori dai confini di casa era la contemporanea - così il rock che flirtava amatorialmente con le sonorità contemporanee fu il viatico del mio orecchio verso certe sonorità, e ci tengo a dire sonorità perché credo che l'ostacolo maggiore non sia l'assenza della melodia (falso oltretutto) né la dissonanza ma i suoni, sia quelli elettronici che quelli ottenuti svelando nuove possibilità agli strumenti tradizionali.
Gli strumenti: leggere dei grandi dei secoli passati ci insegna tante cose ma ce n'è una che passa regolarmente inosservata, la fame di nuovi strumenti, il desiderio non appena ne veniva approntato/modificato/aggiornato uno di sondarne le capacità espressive, i compositori del Novecento - nonchè quelli alive and kicking - questa voglia d'esplorare l'hanno mantenuta intatta, quindi dal mio punto di vista la domanda è da rovesciare: cosa è successo al pubblico? forse il pubblico pigro e conservatore l'è sempre stato, con l'aggravante da un secolo abbondante in qua della nascita dell'industria culturale con tutto quel che ne consegue (basti pensare alla nascita delle grandi orchestre come le conosciamo ancora oggi e alla lotta tra impresari che volevano in cartellone solo nomi sicuri e i Maestri che volevano eseguire i contemporanei, caso emblematico Mahler, adorato come direttore ma del sinfonista avrebbero volentieri fatto a meno).
Tutto sommato credo che la dimestichezza con il linguaggio contemporaneo non sorga ma sia innata, più di dimestichezza parlerei di curiosità, di attrazione per la novità, di fascino dello sconosciuto e dell'inesplorato.

Ciao!
Maurizio
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 02/02/2010, 9:58

Cari,

mi riallaccio all'intervento di Maurizio che credo di potere, in parte, condividere.

Cogli anni, mi sono persuaso che i gusti e le inclinazioni possano cambiare e che, quindi, anche il nostro orecchio possa adeguarsi a nuove sonorità.

Dunque, se da un parte è certamente importante la curiosità, dall'altra lo è altrettanto l'esercizio, la pratica maturata nella frequentazione di un certo repertorio.

Questo assunto potrebbe estendersi anche ad altri settori delle arti. Chi ascolta musica contemporanea sa che l'ambito nel quale si muove è diverso rispetto a quello tradizionale. Del resto, non potremmo valutare J. Pollock con lo stesso metro usato per Giorgione o Tiziano, perchè, in primis, vi è una sostanziale differenza di linguaggio: tuttavia, l'ingrediente inafferrabile che rende grande un'opera difficilmente riposa sulla forma.

Il quid pluris che rende speciale un semplice e figurativo paesaggio non è l'oggetto ritratto bensì il modo in cui è ritratto, e questo "modo" è un po' la chiave di tutto perchè è elemento trascendente e aggiunto rispetto al tema della rappresentazione.

Allo stesso tempo, le macchie di Pollock o i tagli di Fontana possono restituire con pari forza quell'elemento trascendente, pur prescindendo dal dato raffigurato (ben poco comprensibile, di per sè). Credo che la musica non faccia eccezione a questo principio e che molte difficoltà relative al mondo contemporaneo derivino dal voler utilizzare un metro di giudizio tradizionale in un contesto sovente sperimentale.

Il discorso è assai semplificato, si intende, ma spero possa offrire qualche spunto per proseguire la discussione.

Saluti a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi vittoriomascherpa » 15/02/2010, 16:37

Un compositore vivente, ormai veterano, che raggiunge vertici d'espressività e comunicatività tale da renderlo un vero interprete dello spirito dei nostri tempi, mi pare György Kurtág.

Il mese scorso, Kurtág è stato composer in residence alla Mozartwoche di Salisburgo, e ne sono state eseguite numerose composizioni. All'ascolto dal vivo (che, secondo me, è l'unico che conta realmente per chi ha maturato una certa conoscenza preliminare del repertorio musicale), m'è parsa di nuovo fuori dubbio, nella splendida cornice della nuova sala da camera dell'Università Mozarteum denominata Solitär, l'immediatezza emotiva di cicli vocali come i Kafka-Fragmente per soprano e violino, o i Messaggi della defunta signorina Trussova per soprano e ensemble (eseguiti tempo fa anche a Milano), per tacere dei numerosi brevi pezzi da Játétok (per pianoforte o pianino) e da Signs, Games, Messages (per viola o violino) che ho avuto modo d'ascoltare.

Senza dubbio, Kurtág ha tratto vantaggio, in quest'occasione, dalla notevole "caratura" delle esecuzioni (il che non sempre s'è potuto dire per le musiche del "padron di casa" Wolfgang...).
vittoriomascherpa
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 15/02/2010, 18:15

Di G. Kurtàg ricordo bene Stele op. 33, opera somma e spettrale, specie nel III movimento, che qui propongo.



Ciao a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi F.PELETTI » 11/03/2010, 11:22

Cari amici del forum,

Vorrei, approfittando di questo trampolino di discussione, partire da una considerazione per arrivare ad un quesito la cui soluzione spero di poter cavar fuori, grazie alla vostra competenza ed amicizia, dalla nebbia in cui mi risulta avvolto.

Assai spesso (per non dir sempre) all'inizio di un secolo corrsiponde un evoluzione musicale più o meno dirompente, ma che ha segnato la sorte della storia musicale d'occidente.
Fu così all'inizio del seicento, con l'avvento del basso continuo e del recitarcantando, fu così nell'ottocento quando l'evoluzione sinfonica e del melodramma dei primi decenni del secolo furono decisive. Fu così, ancor più marcatamente, nei primi due decenni del secolo scorso, quando l'avvento della politonalità, della poliritmicità e della dodecafonia divelsero i binari su cui stava "sonnacchiosamente" orientandosi il tardoromanticismo musicale.

Da questa premessa una domanda:

Che sta succedendo oggi? Ravvisate nelle novità musicali iniziative tali da infondere spinta e rinnovamento nell'ambito della musica colta?
Sinceramente io ci capisco poco, e, al di là di un certo ritorno alla musica maggiormente fruibile sotto il punto di vista estetico e classico poco altro mi riesce di scorgere. E voi?

Salute a tutti.
F.PELETTI
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 17/03/2010, 10:16

F.PELETTI ha scritto:Cari amici del forum,

(...)
Da questa premessa una domanda:

Che sta succedendo oggi? Ravvisate nelle novità musicali iniziative tali da infondere spinta e rinnovamento nell'ambito della musica colta?
Sinceramente io ci capisco poco, e, al di là di un certo ritorno alla musica maggiormente fruibile sotto il punto di vista estetico e classico poco altro mi riesce di scorgere. E voi?

Salute a tutti.


Amici,

la domanda di Fulvio è una di quelle votate al consumo dell'olio lampante, per fare il verso ad una espressione anglosassone "to burn the midnight's oil"! Qualche settimana fa, un amico appassionato di musica (al punto da costruirsi un organo da solo!) mi ha rivolto la stessa domanda.

Ebbene, di primo acchito non saprei bene cosa rispondere, poichè il panorama attuale mi pare molto diversificato.

Delle c.d. avaguardie storiche, il minimalismo sembra essere tra quelle tuttora oggetto di qualche fortuna, se non altro perchè i suoi vati sono ancora vivi (penso, soprattutto, a J. Adams e P. Glass).

D'altra parte, al di fuori delle correnti, lo scenario attuale è punteggiato da alcuni "musicisti senza eredi", anche di spessore, che si sforzano di affermare il proprio stile contro il rischio di anonimato.

Questo per dire che l'epoca delle "correnti" o delle "scuole" sembra oggi conclusa. Pur non essendo un assiduo frequentatore della musica contemporanea, seguo alcuni compositori con passione; tra essi, mi piace ricordare, oltre al compianto F. Romitelli, M. Pintscher e G.F. Haas, dei quali abbiamo già parlato in questo forum.

Su un fronte più frivolo, credo che gli ultimi venti anni abbiano visto altresì il progressivo affermarsi di compositori spesso dediti alla creazione di colonne sonore: H. Zimmer, L. Gerrard, J. Williams e D. Elfman tra gli altri.

Vi è poi un filone compositivo che sembra volere recuperare il filo della tradizione, pur innervandola di nuova linfa: M. Nyman mi pare faccia parte di questo trend, insieme con L. Einaudi, che - tuttavia - trovo discretamente ripetitivo. E ancora, vi sono compositori viventi, il cui stile pare, a tratti, un po' invecchiato (e.g. Pierre Boulez, Arvo Pärt).

Negli ultimi anni, ha avuto una discreta fortuna anche il compositore sud-americano Osvaldo Noé Golijov, autore di oratori, cantate e colonne sonore. La lista, tuttavia, si potrebbe allungare poichè vasto è l'orizzonte della musica contemporanea e - per quanto mi sforzi - non riesco a ricondurlo ad una possibile unità estetica.

Spero dunque che altri (Maurizio, ad esempio), vogliano integrare la rassegna ed arricchire la discussione, magari riuscendo a individuare una o più effettive correnti.

Ciao a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi mdm67 » 17/03/2010, 20:28

Visto che Mattia mi ha chiamato in causa non mi tiro indietro, anche se a dire la verità il post di Fulvio l'avevo letto già alcuni giorni fa ed ho rinunciato a rispondere perché la risposta è complessa, non che sia impossibile darne una secca, ad esempio:

F.PELETTI ha scritto:Che sta succedendo oggi? Ravvisate nelle novità musicali iniziative tali da infondere spinta e rinnovamento nell'ambito della musica colta?


si potrebbe benissimo rispondere: non succede niente.

Niente inteso come: non abbiamo in questo inizio di secolo XXI esperienze radicalmente nuove paragonabili a dodecafonia/serialismo/spettralismo/minimalismo/eccetera ma stiamo - ascoltatori e compositori - digerendo o rigettando il Novecento.

................

Ho cancellato il post fiume che m'era uscito dalle dita, quindi mi tiro indietro e mi limito a dire due cose:
- Jonathan Harvey e Kaja Saariaho sono due compositori che Musica segue con attenzione, fidatevi della vostra rivista.
- Alex Ross sta ultimando un nuovo libro, s'intitolerà "Listen to this" e qualcosa mi dice che descriverà un quadro della musica contemporanea migliore di quello che potrei mai fare io :oops:

Cordialmente
Maurizio



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