John Coltrane

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John Coltrane

Messaggiodi Fuchs » 16/02/2009, 0:52

Ho assistito due giorni fa a un "omaggio a John Coltrane", ma essendo poco pratico di jazz non ci ho capito molto, pur nutrendo una certa curiosità per questo genere musicale. Ad ogni buon conto potrebbe essere l'occasione per aprire un topic in merito... ;)
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Re: John Coltrane

Messaggiodi Fuchs » 17/02/2009, 10:23

Nota a margine: mi ha un po' rattristato vedere che al concerto jazz c'era molta più gente che non al concerto di classica di due settimane prima (in occasione del quale avevano eseguito musiche di Brahms, Beethoven e Schubert, dunque autori piuttosto celebri e noti al pubblico)... Si tratta di un caso oppure in Italia ci sono effettivamente molti più appassionati di jazz che non di musica classica? Beninteso, non ho nulla contro il jazz, ma mi è dispiaciuto dover constatare che una delle mie passioni principali è così poco condivisa, almeno dalle mie parti.
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Re: John Coltrane

Messaggiodi F.PELETTI » 17/02/2009, 12:33

Caro Fuchs,

Da quello che posso vedere, sia la classica che il Jazz non sono tra i generi capaci di muovere adunate oceaniche.

Forse da qualche anno in qua (direi dall'inizio del millennio) il Jazz è un poco tornato "di moda" e mi sembra di assistere ad un certo aumento del pubblico ai concerti di musica jazz.

Diversamente la musica classica (ed in particolar modo la sinfonica e la cameristica) mi sembra che a stento (e prevalentemente grazie al maggiore e migliore invecchiamento della nostra società) riesca a mantenersi sui numeri di una ventina d'anni or sono.

Sta di fatto che gli eventi musicali che possiamo ascrivere al genere "colto" (anche il jazz, oramai può essere definito tale) hanno spesso bisogno del "traino" di qualche agente esogeno (il Benigni de "Pierino e il Lupo" dello scorso anno, per esempio) perchè spesso ci si accorge che essi presi a se stanti rischiano di fare la figura del sacco di juta vuoto, che da solo non si regge.

Non sta a me fare diagnosi, nè avrei tempo e conoscenze per farne, ma non c'è alcun dubbio che sono molto pochi i giovani che si avvicinano alla musica classica senza temerne la "barbosità".

Ho la prova provata di quanto affermo:
Nella possibilità di mandare i propri figli a cantare nel coretto dell'oratorio, con un impronta decisamente "pop" anche piuttosto trasandata, oppure nel coro di voci bianche della chiesa, che io stesso seguo con attenzione, e che si adopera nello studio di brani di polifonia classica, cercandone un esecuzione impeccabile, il rapporto è schiacciante: 15 a 1 per il coretto dell'oratorio (ma la maggior parte dei genitori non li manda in nessuno dei due).

Di questo passo la situazione non potrà che precipitare, anche perchè l'intervento statale a sostegno di questa branca culturale è messo sempre più in discussione e potrebbe veramente essere del tutto accantonato con la presa del potere delle prossime generazioni.

Mi rendo conto di stare disegnando un futuro a tinte fosche, ma, guardando la tavolozza dei colori che ho in mano, di meglio non riesco davvero a fare.

Salute a tutti
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Re: John Coltrane

Messaggiodi Fuchs » 17/02/2009, 14:56

Se, da una parte, lo scarso apprezzamento della classica può permetterci di avere più facilmente accesso a cd, spettacoli e a tutto ciò che, relativamente a questo genere musicale, può avere un pubblico (se tutti i gusti fossero alla menta staremmo tutti a litigare per un biglietto o a far le gare di velocità per arrivare ai negozi prima che altri ci portino via tutto), dall'altra è ben triste avere poche persone con cui parlare dell'argomento e sentirsi parte di una piccola minoranza.

Un altro bel problema è decidere se sia il caso di eseguire musica difficile (e per musica difficile intendo, almeno relativamente ai neofiti, soprattutto il '900) o cose più popolari e conosciute, perché come ho letto in un arguto articolo di Collino introdurre un novizio alla classica facendogli ascoltare Ligeti (dico uno a caso) è come cercare di introdurre uno alla letteratura inglese facendogli leggere l'Ulisse di Joyce. Un esempietto pratico lo posso trarre dalla mia scarsa esperienza in materia di concerti: due settimane fa, in una sala con ampi spazi vuoti, abbiamo portato un mio amico pressoché digiuno di classica ad ascoltare Brahms Beethoven e Schubert, e se è riuscito ancora a digerire i primi due senza troppe difficoltà è rimasto "alienato" (parola sua) davanti all'ottetto schubertiano che oltretutto gli deve aver dato l'impressione di essere interminabile.

L'altro giorno ho fatto lo stesso esperimento su me stesso, visto che di musica jazz ho 4 cd in tutto e non li ascolto da una vita. Risultato: anche se non c'era proprio il tutto esaurito c'era gente che si esaltava, scandiva il ritmo con le mani, aveva l'espressione di chi sa veramente un sacco di cose sull'argomento. Personalmente non mi sono entusiasmato, ma qualche pezzo mi è comunque piaciuto molto, dopo tre quarti d'ora circa ho cominciato a perdere concentrazione ma, nel complesso, come quasi-inizio non è stato male. Forse il jazz è generalmente più comprensibile della classica, anche se lo trovo ancor più difficile da eseguire ed estremamente complesso da ascoltare, per quel poco che ne ho sentito?

Scusate il lungo OT, eventualmente potremmo aprire un thread in merito perché l'argomento merita di essere approfondito :)
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Re: John Coltrane

Messaggiodi Mode » 17/02/2009, 15:54

...beh, caro Fuchs... avvicinarsi al Jazz con Coltrane non è proprio facilissimo, specie con la tarda produzione, prossima al Free Jazz. Siamo completamente OT; tuttavia, potremmo aprire un 3d dove ipotizzare un percorso di ascolto nel Jazz: una specie di beginner's guide :ugeek: ;)... 8-)

Per introdurre l'argomento John Coltrane, dovremmo forse procedere per passi, attraverso le varie fasi della sua carriera (e le conseguenti mutazioni del suo stile).

Ecco una possibile scaletta:

- Gli esordi e l'incontro con Miles Davis (e.g. Kind of Blue)
- La fase Atlantic (e.g. Blue Train, Coltrane's Sound, Giant Steps, Olè etc.)
- La prima fase Impulse (e.g. My Favourite Things, A Love Supreme, Ballads, Africa Brass etc.)
- La seconda fase Impulse (e.g. Ascension, Meditation, Interstellar Space etc.)

Chi vuole iniziare?

Ciao a tutti.
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Re: John Coltrane

Messaggiodi F.PELETTI » 18/02/2009, 9:40

Cari amici curiosi della musica e delle mille sue sfaccettature,

Eventualmente d'accordo con Fuchs nel chiedere l'apertura di una rubrica apposita per il prosieguo del suo interessante intervento (che esula, e molto da Coltrane), usurpo ancora lo spazio dedicato a questo Jazzista di cui proprio ho ascoltato pochissimo e svagatamente e del quale non avrei quasi nulla da dire, per confutare un passaggio del tuo scritto:

Non è poi tanto vero che far cominciare un neofita da Ligeti sia poi più complesso che farlo cominciare da Beethoven, anzi.
Essendo il neoascoltatore una "lavagna nera" è più facilmente possibile "scrivergli sopra" qualsiasi cosa. E' invece paradossalmente più complesso scrivere la musica di Ligeti su di una lavagna già intasata di poemi sinfonici, concerti per pianoforte e romanze d'opera.
Questo secondo caso prevede una preventiva "cancellatura" di quel che vi è scritto per poter procedere poi a nuove iscrizioni.

Oltretutto se proprio vogliamo "indottrinare" un nuovo adepto perchè cominciare proprio da Beethoven (scrivo un nome a caso, tanto per citare un pilastro della musica classica)?

Dovessimo far amare e studiare la storia a nostro figlio, cominceremmo col parlargli del congresso di Vienna?
Io penso di no.
Il metodo cronologico (semplice o retrogrado) mi sembra forse meno complicato.
E allora, partendo da oggi per tornare via via indietro nel tempo, viva Ligeti al primo ascolto!

Salute a tutti.
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Re: John Coltrane

Messaggiodi Fuchs » 18/02/2009, 22:28

Mode ha scritto:...beh, caro Fuchs... avvicinarsi al Jazz con Coltrane non è proprio facilissimo

Me ne sono accorto :D Una buona metà delle musiche che ho ascoltato venerdì scorso (le riporterei volentieri qui titolo per titolo se solo avessero distribuito il programma della serata) non hanno fatto molta presa sul sottoscritto, ma magari riascoltandone cambierei idea. Altre erano molto piacevoli e invitavano a scandirne il ritmo, ma è noto che i tempi più veloci attirano generalmente di più i principianti. Splendida l'esecuzione, tra l'altro, per il poco che so (Furio di Castri contrabbasso solista e direzione artistica, Ivan Bert alla tromba, Gianni Denitto al sax alto, Gianni Virone al sax tenore, Maurizio Rosa al sax baritono, Sergio Chiricosta al trombone, Ugo Favaro al corno, Luigi Martinale al pianoforte, Mattia Barbieri alla batteria). Davvero un ottimo complesso di esecutori.
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Re: John Coltrane

Messaggiodi Mode » 08/03/2009, 11:38

Cari Amici,

a lungo ho pensato da dove iniziare a parlare di John Coltrane (1926 - 1967), uno dei musicisti più grandi che il Jazz abbia mai avuto, una cometa - come tanti altri - che attraversò il cielo di questa musica in modo così intenso, complesso e sofferto da lasciare traccia indelebile.

Incomincio, dato che ho in mente di scrivere un "racconto a puntate", nel quale, vi esorto ad intervenire.

1. Gli inizi

Questo uomo del sud, figlio di una cantante dilettante e di un sarto (anch'esso musicista a tempo perso), nacque ad Hamlet, nel Nord Carolina, il 23 settembre 1926. La madre di Coltrane era figlia di un pastore metodista che professava ad High Point, non lontano da Hamlet. Fu proprio ad High Point che il giovane John trascorse la propria infanzia, nella casa del nonno. Bambino e poi adolescente "normale", la sua gioventù fu serena sino a quando, a 12 anni, perse il padre.

Pare che il suo incontro con la musica sia avvenuto attraverso la banda locale dei boy scout, capitanata dal reverendo Warren Steele, il quale, poichè il giovane John aveva perso la prima lezione, gli affidò un flicorno contralto (uno dei pochi strumenti rimasti disponibili). In breve, tuttavia, Coltrane si rivelò attento e studioso e riuscì a passare ad un ruolo più importante, sino a divenire primo clarinetto della banda.

Sì, avete capito bene... sino a 17 anni, Coltrane praticò quasi solo il clarinetto, passando casualmente al sassofono contralto grazie ad un compagno di banda. Era il 1943 ed infuriava la guerra. Una volta diplomato, John dovette lasciare High Point in cerca di lavoro, poichè anche la madre, tre anni prima, si era trasferita ad Atlantic City, nel New Jersey, per motivi di occupazione.

Giunse così, nel 1943, a Philadelphia, in Pennsylvania. Lì si iscrisse alla scuola musicale di Leo Orenstein lavorando, nel contempo, presso una raffineria di zucchero. Intanto era divenuto proprietario di un sassofono tenore (usato), grazie al sostegno della madre.

Arruolato nella banda della Marina, fu inviato alle isole Hawaii nel 1945, per circa un anno. Di ritorno, decise di dedicarsi alla professione di musicista: il suo magistero era ancora in fase di formazione ma era chiaro che quella della musica dovesse divenire la sua strada, il suo destino.

Il primo trio di Coltrane fu quello con gli amici Golson e Barron (sax, batteria e organo): insieme suonavano alle feste e riuscivano, in qualche modo, a sbarcare il lunario. In quel periodo, Coltrane riuscì anche ad ascoltare C. Parker, ricavandone una forte impressione. E siamo così giunti al periodo post-bellico, caratterizzato anche da un mutamento di indirizzo nel Jazz. La guerra, coi suoi orrori, sembrava avesse risucchiato nell'oblio il mondo che la aveva vista nascere... quello del jazz bianco, suonato dalle big band... musica dinoccolata (swing, charleston etc.), musica di intrattenimento.

Il lascito di Charlie Parker (bebop) - altro personaggio chiave - doveva fornire il punto di appoggio per la leva del ritorno al jazz nero che, dopo gli esordi e nonostante la presenza di alcune grandi star (es. Duke Ellington), era stato messo in ombra dal più fruibile jazz danzante, di matrice soprattutto bianca. E dopo Charlie Parker, nulla sarebbe stato più come prima.

Oltre al bebop, c'era anche il rythm and blues che, in quel periodo, incominciava gradualmente ad affermarsi, come musica più leggera e di più immediata fruibilità; così, per qualche anno (prima con E. Vinson, poi con H. McGhee ed infine nei night di Philadelphia), il Nostro suonò in quello stile, musica caratterizzata da un fraseggio più largo, circolare, ritmato, ma anche costruita su armonie più semplici. Questa sua militanza nel genere R&B si farà sentire nei primi dischi. In questo periodo Coltrane passò definitivamente al sassofono tenore, che divenne il "suo" strumento, quello che, da lì in poi, suonerà con più frequenza.

Siamo così giunti agli inizi degli anni cinquanta. Nel 1949 Coltrane tornò a Philadelphia e fu ingaggiato, come sax alto, da J. Heath e D. Gillespie. Quest'ultimo, eccellente trombettista (è quello che suonava con la tromba deviata), rimase impressionato dall'abilità del giovane sassofonista e, nel 1950, quando fu costretto a sciogliere l'orchestra per problemi economici, trasformandola in un sestetto, mantenne Coltrane, di cui era divenuto amico.

Di ritorno a Philadelphia nel 1951, dopo l'esperienza con Gillespie, Coltrane decise di proseguire gli studi per colmare alcune lacune di teoria e armonia. Entrò nella scuola di musica Granoff, continuando a suonare nelle bettole della città per mantenersi. Nel 1952 un altro ingaggio, questa volta con E. Bostic, ma la collaborazione non durò a lungo.

Nel 1953, Coltrane che da qualche anno aveva iniziato a mantenere uno stile di vita sregolato (mangiava dolci, beveva e fumava molto), iniziò ad assumere eroina. Nessun biografo ha mai capito quali motivi spinsero il giovane musicista a percorrere questa strada. Certo è che la droga gli faceva passare il mal di denti, patologia che - proprio per le sconsiderate abbuffate di dolciumi - soffriva molto, evitando di andare dal dentista (di cui aveva il terrore).

Il 1954 fu un anno orribile per Coltrane, senza lavoro e sempre alla ricerca di impieghi occasionali per sopravvivere, spesso in formazioni dove non riusciva ad esprimere il suo talento. Ma la svolta era vicina, anche perchè, proprio al 1954 risale l'incontro con quella che sarebbe divenuta la prima sua moglie: Juanita Grubbs (Naima, dopo la conversione all'islam), donna intelligente e sensibile, anch'essa musicista.

2. L'affermazione (Blue Train, Kind of Blue etc.)

Nel 1954 Coltrane (che aveva guadagnato il soprannome di Trane), cominciò ad essere attivo sia a Philadelphia che a New York, suonando in vari locali: uno dei tanti sassofonisti itineranti, creatura della notte con una certa malinconia indosso, derivante dal non poter esprimere ciò che voleva, ciò che sentiva. L'anno svolta fu il 1955, quando il trombettista Miles Davis (classe 1926) incominciò, dopo alcune traumatiche esperienze con la droga, ad assemblare il suo quintetto, ingaggiando anche John Coltrane, in sostituzione di Sonny Rollins, su consiglio di Joe Jones.

Fu così che per Trane iniziò una delle esperienze di formazione più importanti della sua carriera, acuita anche dai contrasti caratteriali con lo stesso Davis, altra grande personalità del Jazz ed eccellente musicista, in considerazione dei rispettivi temperamenti: tanto mistico ed evanescente quello di Davis quanto infuocato e terreno quello di Coltrane.

La musica spesso produce alchimie inspiegabili ed unisce anche ciò che è più distante e diverso. Nel 1955 il quintetto di Davis (Paul Chambers al contrabbasso, Red Garland al piano, Joe Jones, detto "Philly", alla batteria, Miles Davis alla tromba e John Coltrane al sax tenore) fece le prime registrazioni per la Columbia. In ottobre dello stesso anno, Trane sposò Naima.

L'idillio musicale durò poco: nel 1956 Coltrane fu espulso da quintetto per problemi di droga, continuando a suonare come session man in altre formazioni ma sempre minato dall'eroina. Intanto, il suo nome cominciava ad affermarsi. Nel 1957, Coltrane - ormai giunto sull'orlo del baratro - decise di liberarsi dalla tossico-dipendenza e da tutti i vizi (alcool, fumo, etc.): si chiuse in casa quattro giorni, deciso ad assumere solo acqua, e - a parte il fumo - vinse la sua battaglia. E fu come rinascere.

Affrancatosi quasi interamente dai vizi, Trane riprese a suonare e studiare indefessamente: arpeggi, scale, ma anche incursioni in altri repertori (si esecritava suonando anche la parte per archi del concerto per orchestra di Bela Bartòk). I tempi erano maturi per la sua affermazione solistica. Il 1957 vide, infatti, la nascita di uno dei suoi dischi più belli: sto parlando di Blue Train (Blue Note), prima prova di maturità di Coltrane ed insieme uno degli album più importanti di tutta la storia del Jazz: Lee Morgan alla tromba, Curtis Fuller al trombone, John Coltrane al sax tenore, Kenny Drew al piano, Paul Chambers al basso e Joe "Philly" Jones alla batteria.

A parte la straordinaria title track, il disco contiene brani memorabili quali Moment's Notice e Lazy Bird. Chiunque voglia avvicinarsi all'arte di Coltrane, dovrebbe partire da questo disco, la cui copertina, raffigura un primo piano del Nostro, virato in blu, con l'indice appoggiato al labbro inferiore, una delle sue tipiche espressioni meditabonde.

Blue Train è un brano immenso, di oltre dieci minuti, dove, oltre alla bellezza del tema, si apprezzano l'abilità negli assoli e l'affiatamento del sestetto: tutto il disco, comunque, non ha un momento di caduta, anche per la presenza svettante di Coltrane, qui alla sua prima affermazione personale che mostra tutti gli elementi del suo stile e della sua ansia di ricerca: note staccate, stile rapsodico, netto, fraseggio rimbalzante e spezzato, suono pieno e contorto, mutamenti di tempo, giri armonici arditi e inconsueti.

Questi i brani: Blue Train, Moment's Notice, Locomotion, I'm old fashioned, Lazy Bird.

Alla fine del 1957, Trane e famiglia si trasferirono a New York. Qui Miles Davis lo richiamò. I tempi erano cambiati, anche se in meno di due anni, e Coltrane, oltre ad essere un altro uomo, era divenuto un musicista più maturo, con uno stile più delineato e sicuro. Un altro disco grandioso sarebbe nato, di lì a poco, passando attraverso alcuni esperimenti.

3. La fase ATLANTIC

4. La fase IMPULSE

5. La Fine

(continua... work in progress)
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