Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

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Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Mode » 05/02/2009, 18:44

Cari Amici,

vorrei qui brevemente parlare di una delle più grandi cantanti jazz di ogni tempo: Lady Day, alias Billie Holiday.

Nata a Baltimora nel 1915, visse una difficile giovinezza di stenti, tra solitudine e drammatiche difficoltà economiche, tra lavori saltuari e prostituzione. Al produttore John Hammond va il merito di averla scoperta nel 1933, a soli 18 anni, affiancandola ad alcune star del jazz di allora, quali il clarinettista Benny Goodman. In seguito lavorò anche con C. Basie, A. Shaw ed il sassofonista L. Young, di cui divenne grande amica, battezzandolo "Pres".

Nonostante il buon successo artistico ed il plauso che, universalmente, le venne tributato (specie nel decennio 1946 al 1956), Billie Holiday non riuscì mai a sollevarsi dalle difficoltà e dal dolore che avevano caratterizzato in modo così forte la sua giovinezza: per tutta la vita fu legata ad alcool e droga, sino alla morte prematura, avvenuta nel 1959, a soli 44 anni. La sua vicenda umana ed artistica è narrata nel libro "Lady sings the blues" (il titolo è mutuato da una delle sua canzoni più famose), edito in Italia da Feltrinelli.

La voce eccezionale di questa cantante pare segnata dalle esperienze drammatiche vissute: una voce atecnica e viscerale, dal colore ferrigno e caldo, leggermente roca e disperata, assai prossima a quella di un sassofono, con delle sfumature di timbro e colore uniche; un timbro spesso di struggente nostalgia o sottile malinconia, un fraseggio libero, a metà tra il parlato ed il cantato.

Negli ultimi anni, questa voce incredibile, andò scurendosi sempre più, sino ad arrivare a toni profondi ed estenuati. Si ascolti il celebre disco "Lady in Satin" (Columbia) con l'orchestra, per molti, il suo testamento spirituale: quando intona "I am a fool to want you", un brivido non può che attraversarci [http://www.youtube.com/watch?v=VSvY67qWktU&feature=related]. Dal medesimo album, altra pietra miliare: "You don't know what love is": http://www.youtube.com/watch?v=B193e7UAuzs&feature=related

Sul sito ufficiale http://www.cmgww.com/music/holiday/index.php, si trovano materiali e testimonianze di pregio, inclusa una rassegna fotografica.

Ad ogni modo, per chi fosse interessato, su You Tube si trova molto materiale su questa grande artista, incluso un gustoso duetto con Satchmo.

Ciao a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi F.PELETTI » 06/02/2009, 9:53

Cari amici del Jazz, e della musica in generale,

Billie Holliday non appartiene a quella categoria di cantanti di cui si possa parlare in termini tecnici.
La sua è una voce tutt'altro che gradevole - in fondo - ma dalla quale emergevano emozioni torbide ed intense.

Se vogliamo è stata la capostipite di una serie di "talentuosi e dannati" che hanno segnato la storia della musica americana della seconda metà del secolo scorso: dopo di lei Janis Joplin, Jimi Hendricks, Jim Morrison, tutti diventate autentiche "icone" musicali del nostro tempo.

Per parte mia, da bravo Europeo tradizionalista, ho sempre prediletto altre voci, nell'ambito della musica afroamericana (Ella Fitzgerald, se proprio debbo far un nome), ma chi "se ne intende" mi ha sempre detto che la Holliday è stata - forse - la più grande di tutte.

Salute a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Mode » 06/02/2009, 10:29

F.PELETTI ha scritto:Cari amici del Jazz, e della musica in generale,

Billie Holliday non appartiene a quella categoria di cantanti di cui si possa parlare in termini tecnici.
La sua è una voce tutt'altro che gradevole - in fondo - ma dalla quale emergevano emozioni torbide ed intense.

Se vogliamo è stata la capostipite di una serie di "talentuosi e dannati" che hanno segnato la storia della musica americana della seconda metà del secolo scorso: dopo di lei Janis Joplin, Jimi Hendricks, Jim Morrison, tutti diventate autentiche "icone" musicali del nostro tempo.

Per parte mia, da bravo Europeo tradizionalista, ho sempre prediletto altre voci, nell'ambito della musica afroamericana (Ella Fitzgerald, se proprio debbo far un nome), ma chi "se ne intende" mi ha sempre detto che la Holliday è stata - forse - la più grande di tutte.

Salute a tutti.


E' vero; tecnicamente, Billie Holiday credo facesse tutto quanto c'è di sbagliato... però - non so per quale strano prodigio - anche secondo me è, probabilmente, la più grande cantante jazz mai esistita e la sua voce rappresenta, per antonomasia, la voce del jazz (genere in cui, si sa, la tecnica può assumere valenze diverse rispetto alla musica "classica").

Sarebbe bello approfondire anche la vicenda artistica degli altri "dannati" citati da Fulvio che, sebbene attivi nel genere rock, condividono con Lady Day un comune destino di sofferenza e dipendenza dalla droga.

Ciao a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Vito » 09/02/2009, 12:09

Io sono un fissato con la tecnica vocale, ormai lo sapete. La Holiday degli ultimi anni ha voce in pessime condizioni, però quella dei primi può lasciare sorpresi per la bellezza e la rotondità di voce: molti dei problemi di questa cantante furono le dipendenze, non tanto la tecnica, forse.

Comunque io trovo il suo canto di enorme fascino. Le cosa che mi colpiscono di più sono due:
1.La Holiday non canta come una voce, ma attacca le note e porta la voce come se fosse un sax. Molte cantanti ci hanno provato o ci provano, ma la naturalezza della Holiday è tale che questo non sembra artificio ma cosa assolutamente correlata alla sua voce. Fatto più unico che raro.
2. La Holiday ha un dominio dell'agogica del brano assoluto. Attacca la nota sempre con un pizzico di ritardo o di anticipo ma non resta mai scollata dall'accompagnamento ed ottiene in questo modo effetti singolarissimi e intriganti. Da questo punto di vista è un miracolo della natura. Non ho mai sentito altra cantante riuscire a fare altrettanto.

Per ultimo resta l'interpretazione: con la sua capacità di far diventare il suono della sua voce - anche se sporco o logoro - esso stesso fatto interpretativo (lamento, dramma, malinconia, gioia, quale che sia il sentimento da esprimere), permette alla Holiday quell'effetto (il suono che esprime) che a molti cantanti pur di lirica classica è completamente precluso.

Una grandissima artista.

Ciao

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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Mode » 09/02/2009, 20:43

Cari Amici, caro Vito,

ricordi la nostra bella discussione su vocalità e interpretazione nel 3d "diritto di critica", a proposito di Del Monaco, Callas etc.?

Ebbene, il caso Billie Holiday mi pare abbia del prodigioso perchè dimostra come una cantante assolutamente istintiva, sprovvista, quasi del tutto, di tecnica ma dotata di un intuito musicale straordinario... possa cantare... e cantare sino a commuovere... arrivando addiritura a superare le sue più ortodosse, e pur bravissime, colleghe.

Billie Holiday non aveva studiato canto... e non credo sapesse leggere nemmeno le note... Si affidava al suo fiuto ed al suo impressionante talento, giungendo ad esiti straordinari.

A mio parere, questo "miracolo" è stato possibile nel mondo del jazz (dove la tecnica ha tutt'altra rilevanza, nel senso che anche suonare male può avere fascino) ma non sarebbe mai possibile nel mondo della lirica, soprattutto con questi risultati... se una cantante lirica facesse come Billie Holiday (prescindendo quasi completamente dalla tecnica), le tirerebbero svariati ortaggi... temo. Si tratta, in questo caso, di generi e di mondi non comparabili.

Cosa ne pensate?

Ciao a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi F.PELETTI » 10/02/2009, 9:59

Cari amici del forum,

La discussione sta prendendo una piega che - probabilmente - sempre meno ha a che fare col titolo della rubrica alla quale si affaccia.

Forse varrebbe la pena spostarla in altro sito (mi pare ci fosse un "grandi interpreti femminili" oppure in "tecnica vocale").

Vi dirò che, quel che è stato rilevato attiene ad un dilemma che la filosofia ha cercato di sviscerare (non sempre esaustivamente) ormai da molti secoli:
Da una parte l'universale, dall'altro le categorie.

Venendo al punto, è da considerarsi "miglior" (e anche quest'aggettivo credo valga la pena di metterlo in discussione) cantante quello che si avvicina maggiormente all "universale cantante", oppure quello che meglio svetta nella propria categoria?

E' proprio vero che i cantanti devono essere come i pugili, ovvero godere di classifiche a secondo del loro "peso" o, all'interno del "peso", della "federazione" a cui appartengono?

Non prendo posizione su quest'argomento. A mio avviso ottime sono le ragioni di coloro che sostengono il cantante "universale" ma altrettanto condivisibili sono gli argomenti di coloro che parteggiano per il cantante di "categoria".

Certo è difficile (se non impossibile e soprattutto vano) confrontare due bravure somme in diverse categorie e dire quale delle due sia superiore, ad ogni modo, se il nostro giudizio parte dal "cuore" anziche dalla "testa", sarà possibile omogeneizzare il nostro giudizio anche partendo da generi vocali diametralmente opposti.

Qualcuno mi disse che le categorie dividono, la divisione crea odio e l'odio genera distruzione. E' sicuramente un approccio semplicistico al problema, ma sono certo che molta critica musicale dovrebbe tenerne conto più spesso.

Salute a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Mode » 10/02/2009, 10:28

Cari Tutti,

è vero, dovremmo eventualmente migrare presso altri lidi.

La mia osservazione è, tuttavia, scaturita dalla comparazione di generi (categorie), governati da regole ed estetiche differenti, soprattutto, per il diverso rilievo che ha la tecnica nella musica Jazz (che nasce dal basso, dai canti intonati dagli schiavi nelle piantagioni di cotone) e nella musica lirica, che discende da un'altra tradizione ed è (o dovrebbe essere) governata da un preciso corredo di regole.

In più, vi è da dire che, ai tempi di Billie Holiday, il Jazz vocale era ancora quasi agli albori, ossia, non si era ancora formato il magistero attinente al c.d. canto jazz, insieme di convenzioni di genere elaborate ed estrapolate col tempo, oggi divenute materia di insegnamento regolare.

Certo, alcuni pioneri del Jazz (bianco, soprattutto) si sono cimentati anche nella esecuzione di brani classici (penso all'Ebony Concerto scritto da Stravinsky per W. Herman o alla celebre registrazione del concerto K622 di B. Goodman). Vi sono poi jazzisti cross-border: S. Getz, il Modern Jazz Quartet, D. Brubeck, B. Evans, G. Evans, S. Kenton etc. sebbene, per i puristi, il vero jazz sia quello c.d. nero, basato su libertà, sperimentazione e improvvisazione: in quest'ambito, spesso notiamo che il suono ha tutt'altro colore... è sporco, soffiato, appoggiato... eppure incredibilmente affascinante.

Si tratta di categorie, di fatto, non comparabili.

Fatta questa breve premessa, concordo con quello che dice Fulvio, ragione per cui, da sempre, le mie frequentazioni musicali sono estese anche ad altri generi (Jazz, Rock, Pop, Folk etc.) dove la tecnica vocale si discosta considerevolmente da quella del canto lirico "ortodosso". E vi dirò di più: per la concezione della musica che ho io (più prossima all'Universale), i generi contano poco, trattandosi, per lo più, di forma e linguaggio. Così mi capita di trovare più emozionante una pagina di Bob Dylan (voce e chitarra) che un'aria sapientemente costruita e ben cantata ma, essenzialmente, vuota e convenzionale.

E questo è anche un po' il mistero della Musica, a mio avviso... arte dell'incomparabile, disciplina dell'inconoscibile, leva trascendentale.

Ciao a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Vito » 10/02/2009, 15:04

La discussione è interessante, ma per me verte su due fronti scindibili.

Il primo fronte riguarda il valore emozionale della musica - e del canto, nella fattispecie - indipendentemente dal genere cui la musica appartiene. E' vero che a chiunque può emozionare qualunque musica. A volte siamo noi stessi che ci autoghettizziamo: siamo appassionati di lirica, di classica, quindi ci disinteressiamo di altri generi. E magari perdiamo emozioni bellissime. Il problema è che la vita di oggi ci regala molto poco tempo per le nostre passioni: già solo concentrandomi sulla musica lirica e sulla musica per tastiera non ho tempo sufficiente per conoscerle entrambe come vorrei. E' normale che non abbia tempo per dedicarmi ad altri stimoli. E penso che la mia situazione sia comune a molti.

Il secondo fronte è quello della tecnica vocale. Allora diciamo subito una grande differenza tra la musica lirica (fino all'ottocento compreso) e tutti gli altri generi vocali. Nella musica lirica Il tenore è prima tenore, poi il tenore tal de tali. Maria Callas che canta la Norma è prima un soprano, poi Norma, quindi Maria Callas (anche se tanta è la fama della Callas che molti oggi la conoscono anche senza sapere nulla della vocalità sopranile). Ciò vuol dire che prima di tutto si PRETENDE che Maria Callas abbia, nell'ordine di importanza:
1. una tecnica che le permetta di cantare le partiture in un certo modo, cioè senza produrre sforzi a tutte le altezze, con acuti tondi e timbrati, centri immascherati, legato di pregio, pronuncia comprensibile, agilità superate con nitore;
2. capacità interpretative e stilistiche tali da riuscire a "recitare" il ruolo teatrale e collocare stilisticamente il personaggio e l'opera.
3. una personalità tale da rendere la sua interpretazione unica e diversa dalle altre, quindi riconoscibile.

Nela caso della cantante Jazz del nostro argomento, Billie Holiday, la cantante è prima cosa Billie Holiday, poi una cantante. Da ciò consegue che l'ordine dei requisiti di cui sopra cambia. Per essere una buona cantante Jazz Billie Holiday deve avere:
1. una personalità tale da rendere la sua interpretazione unica e riconoscibile;
2. una tecnica che le permetta di far fronte alle necessità esecutive del brano. Tale tecnica è del tutto diversa da quella del canto lirico e prevede "effetti" (la soffiatura, il roco, ecc.) che sono incompatibili con il canto artistico lirico. In tale senso un difetto del cantante (voce roca) può essere un pregio perché potenzia il punto 1. Non si richiede alla cantante il miglior suono su ogni nota: si richiene alla cantante un suono decente su ogni nota, o magari anche solo accettabile.
3. Capacità interpretative valide inerentemente il brano. La questione stilistica è meno problematica e pregnante perché si parla di musica contemporanea, le cui coordinate stilistiche sono molto meno problematicamente detenibili.

Quindi è del tutto fuori luogo ritenere che se Billie Holiday può essere una ottima cantante jazz senza tecnica (ma su questo torniamo dopo) allora anche una cantante lirica possa essere buona cantante lirica senza tecnica. Semplicemente perché i requisiti del canto lirico sono estremamente diversi - e incompatibili - con il canto rock, jazz, ecc., cioè moderno. Basti pensare alle scemate di Pavarotti: quando cantava con i suoi friends il suo timbro, il suo legato, i centri immascherati, gli acuti coperti, i portamenti facevano risolutamente a cazzotti con la musica pop-rock che si ostinava a voler cantare. Anche se all'epoca vocalmente era molto lontano dalla sua forma migliore!

Permettetemi una cosa ancora sulla tecnica della Holiday: certo non si trattava di tecnica voluta e perseguita con lo studio, ma mediante disposizione naturale e imitazione (come peraltro avveniva coi primi cantanti di musica lirica, per l'appunto, quando si arrivò a definire la tecnica scimmiottando cantanti che possedendo grandi doti di disposizione al canto e che grazie a questo avevano posizioni della voce che facilitava loro l'esecuzione della difficoltà). Ciò detto però non era priva di tecnica. Noi ascoltiamo le registrazioni di lei più famose, quelle della Verve degli ultimi anni di carriera, che sono anche quelle interpretativamente più sofferte. Ma la voce era già in parte andata per fumo, alcool, droghe. Chi ascolti la Holiday degli inizi (dischi CBS anni 1933-1940) scoprirà una pulizia di linea considervole (nel campo della vocalità jazz, ovviamente) e suoni sempre ben emessi e mai sforzati.

Ciao a tutti

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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi Mode » 10/02/2009, 15:50

Cari Amici,

solo due righe per ricordare, con Vito, le mitiche registrazioni CBS degli anni trenta di Billie Holiday (sino a qualche anno fa disponibili in un cofanetto di 3 CD, limited edition), autentici gioielli, indispensabile lascito di questa grande artista, sebbene a me piacciano anche le ultime prove come il citato Lady in Satin.

Per il resto, mi pare che vi sia sostanziale concordanza, specie con riguardo a questo assunto di Vito:

Quindi è del tutto fuori luogo ritenere che se Billie Holiday può essere una ottima cantante jazz senza tecnica (ma su questo torniamo dopo) allora anche una cantante lirica possa essere buona cantante lirica senza tecnica. Semplicemente perché i requisiti del canto lirico sono estremamente diversi - e incompatibili - con il canto rock, jazz, ecc., cioè moderno. Basti pensare alle scemate di Pavarotti: quando cantava con i suoi friends il suo timbro, il suo legato, i centri immascherati, gli acuti coperti, i portamenti facevano risolutamente a cazzotti con la musica pop-rock che si ostinava a voler cantare. Anche se all'epoca vocalmente era molto lontano dalla sua forma migliore!

...senza per questo nulla togliere alle emozioni che altri generi (come il Jazz) possono regalarci.

Ciao a tutti.
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Re: Billie Holiday (Eleanor Fagan Gough) 1915-1959

Messaggiodi F.PELETTI » 11/02/2009, 10:37

Cari amici della voce,
Cari Mode e Vito,

Sicuramente interessanti e molto ben argomentati gli interventi che ho avuto il piacere di leggere.

Certamente, soprattutto dagli anni sessanta in avanti, l'interprete ha decisamente surclassato la visibilità del compositore, proprio sulla base di intepretazioni uniche ed irripetibili come quelle della Holiday.
Vero è che l'impostazione classica della destinazione vocale delle composizioni (e non per forza solo operistiche) individua in categorie vocali precostituite (soprano, tenore ecc...) un determinato indirizzo timbrico/emozionale alla propria realizzazione, ma è anche vero che molte delle migliori "fatiche" dei compositori classici era assai spesso destinata ad una/un particolare cantante, "cucita addosso" alla sue capacità e tutta tesa a farne brillare le doti.

Così non era di sicuro fino al primo seicento, allorquando i "ricercari per ogni sorta di strumenti" erano pane quotidiano.

E' anche vero quel che mette in evidenza Vito, ovvero che, nel caso della musica lirica il cantante si trova ad "indossare" più panni contemporaneamente:
La categoria vocale (ad.es.il tenore), la qualifica interna alla sezione (es. tenore "di grazia") e l'interpretazione di un personaggio (es.nemorino).
In altre parole il cantante lirico è sostanzialmente una "Matrioska vocale" ovvero un personaggio, con dentro una caratteristica vocale, con dentro un tenore, con dentro un cantante. E tutto questo dev'essere affrontato con naturalezza e disinvoltura, senza far trasparire difficoltà alcuna al sorreggere tanto "scafandro".

Tutto diverso nella vocalità "leggera" o jazz, dove il cantante è il meno "vestito" possibile e che rende possibilie a questi generi musicali una maggiore popolarità e fruibilità.

Alla fine però - io mi domando - l'emozioni che entrambi i tipi di vocalità sanno trasmetterci non è sostanzialmente affine?
Non sono due metodi opposti (un fatto col "mettere", l'altro col "togliere") per arrivare al medesimo risultato?

Mi piacerebbe avere la vostra opinione, la leggerei davvero con grande considerazione.

Salute a tutti
F.PELETTI
 
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