ragionando su di una stagione musicale

Pianistica, cameristica, concertistica e sinfonica

ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi F.PELETTI » 11/06/2010, 9:42

Cari amici,

Da antico simpatizzante qual sono, sono ieri passato alla biglietteria dell'Auditorium in Largo Mahler, a Milano, per ritirare la programmazione dell'orchestra e coro sinfonici "Giuseppe Verdi" per il 2010/2011.

Facendo scorrere la locandina in formato pieghevole mi accorgo subito di come l'antico adagio "tanta roba, tanto sollazzo", sia ancora una volta rispettato.
La tradizione, che vuole la "Verdi" come primo interlocutore concertistico musicale di Milano in temini di numero di opportunità proposte al pubblico è confermata e - se possibile - consolidata.

Mi stropiccio gli occhi... stento a credere: Siamo in Italia?

Io, che sono sensibile alle proposte concertistiche per coro e orchestra mi vedo sciorinare (ve ne sono anche altre, ma ho scelto solo quelle di maggior "impatto"), nel breve volgere di pochi mesi, tutto questo ben di Dio:

Monteverdi - Vespro della Beata Vergine
Bach - Passione secondo Matteo
Bach - Oratorio di Natale
Bach - Messa in Si minore
Handel - Messia
Mozart - Grande Messa in Do minore
Beethoven - Nona Sinfonia
Brahms - Requiem Tedesco
Verdi - Messa da Requiem
Mahler - Sinfonia n.2 (Resurrezione)
Mahler - Sinfonia n.3
Holst - I pianeti
Gershwin - Porgy and Bess
Orff - Carmina burana

Viene spontaneo domandarsi quale altra istituzione musicale in Italia sia in grado di competere con una gamma altrettanto vasta di proposte musicali.

Più in generale, i numeri sono questi:

157 giorni di concerto l'anno; 76 produzioni, di cui 38 sinfoniche, 8 cameristiche, 10 barocche, 10 dedicate ai bambini ("crescendo in musica"), 10 monografiche (dedicate a Nino Rota)

Tanta grazia e tanta "manovalanza" del concertismo italiano e non.
Qua e là qualche bel nome, ad insaporire il tutto: Salvatore Accardo (in veste di direttore), Sir Neville Marriner, Helmuth Rilling, Ramin Baharami.
Poi tanti nomi noti alla Verdi: Claus Peter Flor, Adam Fischer (specialista Haydniano), Wayne Marshall, Luis Bacalov.
Autentici padroni di casa la i direttori stabili Xian Zhang (anche direttrice artistica) per la stagione sinfonica, Ruben Jais per la stagione barocca, Giuseppe Grazioli per la sezione monografica dedicata a Nino Rota.

A questo punto una piccola riflessione, alla quale spero vorrete apporre anche le vostre considerazioni.

Mi vengono in mente quelle trattorie casalinghe messe agli svincoli di punti nevralgici del traffico automobilistico. Quelle il cui di solito capientissimo posteggio è pieno zeppo di tir, camion ed autoarticolati di ogni foggia.
Una di quelle trattorie per i camionisti insomma, di cui si sente spesso il generico elogio: "si mangia bene e si spende poco!", laddove - in realtà - la qualifica "bene" andrebbe più oppotunamente sostituita con la qualifica "tanto".
Abbuffate di pantagruelica memoria ivi si consumano.
Allo stesso modo il "menù" della Verdi - soprattutto se comparato a quello sciorinato dalla media delle istituzioni concertistiche italiche - è davvero a rischio di "indigestione".
Il tutto con dei finanziamenti pubblici davvero striminziti (se non fosse stato per l'attuale ministro Bondi, lo stesso che sta affossando gli enti lirici, vecchio amico di Corbani - il "padrone del vapore" della Verdi - fin dai tempi in cui militavano assieme nelle file miglioriste del PCI, che ha sbloccato i fondi statali per la Verdi, congelati da anni per via di inadempienze dell'isitutizione musicale - al collasso finanziario - verso l'ENPALS, la Verdi sarebbe implosa da tempo) e tanta, tantissima buona volontà da parte di tutti coloro che prendono parte alla stagione, dalla direttrice artistica all'ultima delle maestranze.

Uno dei tanti "miracoli italiani" di cui poco si parla e di cui ancor meno ci si interessa realmente.

Ma il punto è un altro.
La verdi ha risolto (se si può dire così) il problema della scarsa produttività degli enti lirico/sinfonici in Italia attraverso un deprecabile azzeramento della presenza sindacale in orchestra.
L'orchestrale della Verdi, guadagna meno di un impiegato del catasto e spesso si vede consegnare lo stipendio con mesi e mesi di ritardo, senza che nessuna iniziativa di protesta seria si sia mai innescata.
Zitti e Mosca (e la maiuscola che ho usato per indicare l'insetto non è un errore ortografico, ma vuole espressamente rimandare all'idea di una gestione "sovietica" della Verdi)
Non parliamo poi degli artisti del coro, che, pur se non stipendiati, avrebbero diritto a rimborsi spese per ogni concerto che fanno, ma che spesso devono attendere anche anni interi prima che detti rimborsi vengano loro riconosciuti.

Ecco la domanda.

E' possibile che in Italia non ci sia altra soluzione?
E se questa è davvero l'unica via praticabile per aumentare il numero di concerti a disposizione della cittadinanza (a mio avviso uno dei punti cruciali attraverso cui passa l'educazione musicale - davvero modesta - del nostro paese) di chi è la colpa? Di Impresari senza scrupoli, sfruttatori e rapaci, o non piuttosto di un sindacato irremovibile ed arrocccato su posizioni che probabilmente oggi non sono più sostenibili?

Forse, come in ogni matrimonio in crisi, le colpe stanno da ambo le parti. Che ne pensate?

Salute a tutti.
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi Vito » 11/06/2010, 12:39

Cioè Fulvio mi stai chiedendo se per avere concerti è giusto che un maestro di musica venga pagato meno di un magazziniere di negozio? Nonostante gli anni di studio, le trasferte, ecc. ecc.? In tal caso la colpa sarebbe dei Sindacati che non "calano le braghe"? :shock:

Come se tu chiedessi ad un impiegato di negozio se accetterebbe per risolvere la crisi d'essere pagato come un operaio cinese. Mi sembra una ottima soluzione. Chiaramente gli stipendi dei manager possono continuare ad essere follementi alti come sono al momento. Gli atti di responsabilità si chiedano ai succubi. 8-)

A tale domanda rispondo, rivolgendomi ai musicisti italiani: smettete di fare i musicisti, fate i magazzinieri. Vi conviene :lol: :lol:

Però forse ho frainteso: in tal caso ti chiedo scusa per l'ironia, Fulvio :) .

Comunque, parlando seriamente: per salvare il lavoro e parlando in proprio, io personalmente che certo musicista non sono sarei anche disposto alla sospensione di qualche beneficio contrattuale... solo se il mio principale dimostrasse con le sue rinuncie la partecipazione a questo stato di emergenza: altrimenti si tratterebbe di uno dei tanti mezzi per ridurre l'uomo alla schiavitù lucrandone...
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi F.PELETTI » 11/06/2010, 13:37

Caro Vito,

Quanto vale il lavoro di un musicista? E - soprattuto - è valutabile in termini di danaro? E davvero musicista e magazziniere possono essere raffontati in termini sindacali?

Io faccio fatica a rispondere a questa domanda.
Forse la risposta sta nel progetto che vi sta dietro. Ma anche in questo caso le risposte rischiano di non essere univoche:
Se il lavoro che ti viene chiesto di svolgere ha una funzione marcatamente pubblica e culturale il musicista dovrebbe guadagnare quanto un insegnante (e comunque sempre molto poco)
Se invece mettiamo in evidenza l'aspetto artistico quale unità di misura sarà mai capace di compensare l'arte?

Torno a ripetermi e a precisare (alla luce del tuo intervento debbo ritenere d'essermi espresso non molto bene):
Io non credo che la via imboccata dalla Verdi sia la migliore. Anzi forse è la peggiore in assoluto, ma mi domando: ve ne sarebbe un'altra? e se sì, come mai non si riesce a perseguire?

Salute a tutti.
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi Vito » 11/06/2010, 14:03

Allora non avevo capito, e quindi ti porgo nuovamente le mie scuse.

Io in generale, però, non sono contrario ad un rapporto aperto e diretto tra "strutture" e operatori.... nel senso che aldilà della questione sindacale, all'interno di un progetto (rivalutazione di una stagione musicale, di un teatro, di una manifestazione periodica, festival, ecc. ecc.) ci possa anche stare la sospensione momentanea di alcuni diritti del lavoratore. Ma in questi casi, se il condottiero chiede all'esercito di compiere un sacrificio per arrivare alla meta, deve essere disposto a marciare assieme all'esercito, ed in prima fila. In questo senso non so se i sindacati sono disponibili, in generale. Di certo non lo sono nemmeno i manager e gli imprenditori, però. Ecco perché secondo me si va da poche parti.

Io ritengo veramente che secondo me andrebbero fatte seriamente due cose: andrebbe sgonfiata la compagine burocratica/amministrativa che giace dietro queste istituzioni (l'amministrazione serve, ma deve avere il personale minimo necessario e le retribuzioni devono essere eque, anche in considerazione dei compensi dei musicisti). E poi bisognerebbe ridurre notevolmente - soprattutto nelle istituzioni che fanno teatro (teatro d'opera compreso) - i costi dell'allestimento che non riguardano i musicisti (scene, costumi, regie, ecc).

Nel caso dei concerti strumentali, magari, ricorrere a musicisti emergenti, più che a musicisti iper-costosi. O meglio saper dosare gli uni e gli altri (che senza il "nome" la stagione a volte rischia di perdere di attrattiva).

Credo poi che occorrerebbe rendere più visibile la musica al di fuori dei luoghi deputati. MI sono sempre chiesto: come mai i concerti in piazza richiamano tanta gente che poi in teatro non vediamo mai? Va bene il costo del biglietto (ma 20 euro per un biglietto di concerto sono poi davvero un costo proibitivo?), ma secondo me il problema è che quando si organizza un concerto di piazza si utilizzano per pubblicizzarlo canali diversi da quelli delle "stagioni" tradizionali. Canali più visibili alle masse, meno "aristocraticamente" (cioé snobisticamente) volti al pubblico dei super-appassionati. Perché non usare sempre canali informativi che evidentemente funzionano meglio di altri?

E poi gli orari degli spettacoli. La Pergola di Firenze ha tradizionalmente avuto spettacoli musicali sabato pomeriggio e domenica sera (stagione degli Amici della Musica). Io che sono un appassionato "altospendente" delle stagioni concertistiche (passione piuttosto intensa per la musica, niente figli e mutui) perdo tutti gli anni più della metà dei concerti che mi interesserebbero (e la Pergola perde gli incassi relativi, perché con me a teatro vengono altre quattro o cinque persone) perché li fanno di sabato pomeriggio. Com'è possibile nel 2010 che non ci si renda ancora conto di come tutte le attività lavorative del terziario siano aperte anche il sabato pomeriggio? Rinunciare a questo bacino di pubblico significa trovarsi spesso il teatro semivuoto!! Ma allora non vale ancora oggi il motto "chi è causa del suo mal..."? Ma fare i concerti sabato sera e domenica sera non si può fare? O sabato sera e domenica pomeriggio, se si vuol continuare a tutti i costi la tradizione pomeridiana? Troppo difficile, impresari a cinque stelle? :?:

P.S. Sul compenso da attribuire a musicista e magazziniere, si apre una discussione infinita Fulvio. Diciamo che in genere si parte dal presupposto che i lavori permessi da un livello di istruzione più alto debbano essere meglio retribuiti, e io su questo intendevo fare il raffronto col magazziniere. Anche perché se cerchiamo di valutare l'arte, distinguere il musicista che "fa arte" (cosa orribile anche da dirsi!!) e chi no, cosa è arte e cosa non lo è per fissare un compenso , penso che non possiamo che trovarci in alto mare. Come con i maestri: in teoria il compenso dovrebbe essere alto. Ma anche la preparazione del docente. Spesso oggi manca tanto il compenso quanto la preparazione. Ed allora il discorso si complica. Incentivare monetariamente chi si prepara di più?
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi F.PELETTI » 11/06/2010, 16:01

Vito ha scritto:se il condottiero chiede all'esercito di compiere un sacrificio per arrivare alla meta, deve essere disposto a marciare assieme all'esercito, ed in prima fila.


Eh mio caro vito!

Le tue parole hanno saputo evocare in me un ricordo che credevo di aver sepolto, come mi sforzo sempre di fare per i peggiori.

GIUGNO 2001.
Il coro della "Verdi" di cui ero allora corista "effettivo" (e non "aggiunto" come sono oggi) rientrava da una fantastica tournèe (Ferrara, Parma, Bolzano) affrontata assieme alla Mahler Chamber Orchestra ed al M.o Claudio Abbado che, al rientro da un lungo e periglioso periodo di malattia, aveva inteso celebrare il centenario verdiano con la ripresa di una sua produzione scaligera ancor oggi giustamente leggendaria: quella del Simon Boccanegra.
Noi coristi non si era più visto un solo quattrino dall'autunno 1999 e l'umor della ciurma era nero.
Corbani, il "deus ex-machina" della "Verdi", anche per motivare la truppa, l'aveva solennemente promesso:
"Per il Simone i soldi non li caccia la Verdi (che non ce li aveva) per cui sarete pagati subito!".
Sta di fatto che, a parte le diarie per non morir di fame in tre/quattro settimane di peregirnazioni tra prove e recite, una volta rientrati a Milano, del Cachet prospettatoci nemmeno l'ombra....
Pressochè esasperati, attendemmo l'occasione della protesta, ed essa ci venne subito servita su di un piatto d'argento.
Si doveva preparare un requiem di Verdi che sarebbe girato in varie città italiane, diretto dal Maestro Chailly, sempre in occasione del centenario della morte del compositore.
Alla prova generale la fronda scattò: più di mezzo coro (tra cui il sottoscritto) non entrò in auditorium.
Dovette intervenire il dott. Corbani.
Giurò e spergiurò che il giorno dopo avremmo avuto l'assegno per le recite di Ferrara, Parma e Bolzano (in totale 5 recite: una discreta sommetta...) e ci implorò di entrare a far prova.
Di fronte ad una persona anziana che piagnucola, anche i più combattivi tra noi decisero di dar credito al vegliardo. Si entrò alla prova generale.
Ebbene. Qui viene il bello:
Non potete immaginare a quale filippica fummo sottoposti da parte del maestro Chailly !
La trita e ritrita tiritera dell'arte che non può e non deve vincolarsi al vile denaro. La reprimenda più ostile e rancorosa nei confronti dei più gretti tra noi che avrebbero avuto l'ardire di mettere a repentaglio l'esecuzione di un capolavoro per delle sordide e squallide motivazioni economiche.

Solo pochi anni dopo, quello stesso "maestro al vivere civile" rompeva clamorosamente con la "Verdi" (per la quale non ha speso una sola parola di solidarietà nei momenti in cui - un paio d'anni or sono - sembrava dovesse addirittura chiudere) perchè questa non era più in grado di sostenere i suoi faraonici ingaggi.

Alla stampa fu detto che il maestro non era in grado di reggere nel contempo l'incarico a Lipsia ed a Milano. Tutte fandonie. Chailly lo aveva sempre fatto precedentemente - e con successo - quando faceva la spola tra Milano ed Amsterdam. I veri motivi del suo distacco da Milano furono due: Quello meramente economico gia detto e la malcelata ambizione di venir chiamato un giorno al prendere il posto di Riccardo Muti alla Scala.

Ecco dunque una esemplificazione stringente di quanto da te affermato, caro Vito.

Cari amici del forum,

Ho sempre pensato che il problema musicale in Italia non sia problema tanto di soldi, quanto di uomini. Se "i generali" che incitano al sacrificio sono i primi a svettare nelle "mansioni di fureria" non rimane che ripetere, col buon Bartali:

"E' tutto sbagliato. E' tutto da rifare!".

Salute a tutti.
Ultima modifica di F.PELETTI su 14/06/2010, 9:05, modificato 1 volte in totale.
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi Dodipetto » 13/06/2010, 13:46

Caro Fulvio,
da ex responsabile marketing della Verdi, complimenti per quanto hai scritto. Tutto verissimo. E, aggiungo, i faronici ingaggi a Chailly sono stati sempre versati, subito e sull'unghia, come le sue capricciose follie sempre esaudite (per dirne una: una serie di papaye in grado crescente di maturazione).
Troppe sarebbero le cose da raccontare, ma decenza impone di non farlo.
Grazie ancora per il tuo racconto!
Fortunato l'uom che prende ogni cosa per buon verso, e tra i casi e le vicende da ragion guidar si fa.
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi Vito » 14/06/2010, 0:45

Signori, quando raccontate di eventi dello star-system come questi... si accappona veramente la pelle a leggerli.... e passa la voglia di comprare i dischi di certi artisti :?
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi Mode » 14/06/2010, 14:54

:shock: una serie di papaye in grado crescente di maturazione :shock:

...beh, non si può dire che il barbuto maestro manchi di originalità!...

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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi dematthaeis » 02/05/2011, 19:08

Arrivo.. con qualche anno di ritardo, a leggere questo interessante scambio d'opinioni.
Io a Roma.. stento a leggere delle stagioni Musicali come quelle sopracitate - Muti fa volare dei bei volantini e diventa il crociato dei sindacati.. intanto ai bordi, coloro che non rientrano nella macchina del teatro continuano a campare d'espedienti e imbarazzati fanno comunella e solidarietà con i colleghi che almeno uno stipendo lo portano a casa tra proteste e lotte continue.
Purtroppo scrivo fuori dal coro, e non ho problemi a concepire che quando si parla di stipendio, salario.. (per lo piu mediato da un sindacato) questo deve stare soggetto ad un monte ore. Viene da solo che chi è impiegato nel settore musicale deve in qualche modo maturare il suo stipendio!
Troppe volte leggo ed ascolto discorsi sui vari criteri di valutazione delle eminenze culturali - ma quanto bisogna farla pagare un ora di cultura ? Puo essere che un ora di Chailly valga più di un ora di Pollini ? Chi può risolvermi il dubbio di come distribuire il compenso culturale sulle spalle dei musicisti ?
Ebbene.. un modo c'è - di solito l'incasso o la presunzione di tale porta ad investire - io non chiamo Chailly per farlo esibire rovinandomi - se opero tale scelta è perchè prevedo che quest'artista possa riportare un adeguato introito - sarei un folle se non facessi queste valutazioni!
Si grida spesso allo svilimento della cultura in Italia.. come se la mancanza di denaro sia la vera dannazione che condanna musicisti e musicofili! L'Arte non è più necessaria.. non mi serve qualcosa che non capisco e non percepisco utile! Se gli operatori non riusciranno a far nascere il bisogno tra le persone diventerà difficile qualsiasi forma di mercato! Spesso.. gli stessi operatori non percepiscono il bisogno e consumano la musica come un cioccolatino, spesso fanno persino indigestione e il lusso del maldipancia rimarrà un problema per quei pochi che se lo possono permettere.
Non vorrei più leggere.. che l'operaio prende piu del musicista - questo è svilente - Il continuo paragonarsi mette in dubbio l'essenza del musicista e ne minimizza la funzione - la musica serve per stare insieme e questo bisogno deve essere chiaro per tutti.
Un caro saluto
p.
dematthaeis
 
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Re: ragionando su di una stagione musicale

Messaggiodi F.PELETTI » 03/05/2011, 9:29

dematthaeis ha scritto: non mi serve qualcosa che non capisco e non percepisco utile! Se gli operatori non riusciranno a far nascere il bisogno tra le persone diventerà difficile qualsiasi forma di mercato! Spesso.. gli stessi operatori non percepiscono il bisogno e consumano la musica come un cioccolatino, spesso fanno persino indigestione e il lusso del maldipancia rimarrà un problema per quei pochi che se lo possono permettere.


Caro Dematthaeis,
Cari amici del forum,

Mi è sembrato giusto porre in rilievo quanto scritto dal mio antecedente perchè credo abbia messo a fuoco una delle questioni "nodali".
Al di là del fatto che il "bisogno" di musica - a mio avviso, e quanti mi conoscono e mi leggono su queste pagine lo sanno bene - nasce principalmente dal "fare" musica, piuttosto che dal semplice "ascoltare" musica, la drammatica mancanza di capillarità dei "vasi sanguigni" musicali, unita alla disfunzione di un cuore "spompo" e malato, rende la situazione musicale italiana a dir poco disperata.
E non aiuta di sicuro l'esasperata dismisura con cui vengono misurati i cachet.

Non può accettarsi il fatto che (fonte "Il giardino armonico") Cecilia Bartoli incassi per ogni suo recital USA 100.000 dollari netti, e invece il primo violino, Enrico Onofri, un fior di musicista, ne incassi solo 800!

Ma voglio ugualmente chiudere con una nota di speranza.

Di ritorno da una rassegna internazionale corale tenutasi a Torrevieja, in Spagna, ho avuto occasione di conoscere il Maestro Fabrizio Barchi ed il suo coro di Roma "Musica Nova".
E' un esaltante esperimento, nel quale Barchi è riuscito, pur tra le mille e mille difficoltà che attanagliano la nostra educazione scolastica, a selezionare una compagine di promettentissimi coristi da alcuni licei di Roma, e ad assemblare, con passione e sacrifici un gruppo vocale di trentadue elementi, che affrontano disinvoltamente i programmi a doppio coro della grande tradizione rinascimentale, come le più affascinanti pagine corali a cappella del novecento e contemporanee.
Vi assicuro che Musica nova non fa' assolutamente rimpiangere le più titolate formazioni nordeuropee e britanniche e riesce a sviluppare un campo d'azione musicale assai versatile, dal genere sacro antico e moderno, alla musica etnica, al pop-jazz in formazione corale.

Evidentemente, laddove lo si voglia con tutto ciò che si ha in corpo ed in cuore, ed ad ogni costo, qualcosa si riesce pur a fare in quest' Italietta del centocinquantesimo.
Si badi, però. Stiamo muovendoci nell'ambito di un dilettantismo "d'elite".
In quello del professionismo le cose appaiono ancor più intricate: Lì la buona volontà non basta più. Lì occorre una diversa distribuzione delle risorse ed il ripensamento. secondo me di base, della scala dei valori che uno stato civile e - oso dire - "artista nel suo midollo" quale il nostro, intende darsi.

Quando, nel lontanissimo 1968, si scandivano sloagan del tipo "LA FANTASIA AL POTERE!" al di là di un' "eclate" dato in pasto ai mass-media, qualcosa di vero poteva pure trovarsi.
Oggi siamo invece all'empirismo più puro. Le scelte politiche avvengono o per calcoli di convenienza (più o meno personale) o per inseguire degli obiettivi, magari anche effimeri, purchè tangibili.

BEATI QUELLI CHE, PUR NON AVENDO VISTO, CREDERANNO!

Perdonatemi questa citazione evangelica, ma che - io penso - debba comunque "illuminare" chi ci governa.

Fino a quando saremo legati all'idea del risultato IMMEDIATO E TANGIBILE delle nostre azioni, politiche e culturali, non penso che i problemi della musica nel nostro paese possano trovare una soluzione.

Salute a tutti
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