Cari amici,
Da antico simpatizzante qual sono, sono ieri passato alla biglietteria dell'Auditorium in Largo Mahler, a Milano, per ritirare la programmazione dell'orchestra e coro sinfonici "Giuseppe Verdi" per il 2010/2011.
Facendo scorrere la locandina in formato pieghevole mi accorgo subito di come l'antico adagio "tanta roba, tanto sollazzo", sia ancora una volta rispettato.
La tradizione, che vuole la "Verdi" come primo interlocutore concertistico musicale di Milano in temini di numero di opportunità proposte al pubblico è confermata e - se possibile - consolidata.
Mi stropiccio gli occhi... stento a credere: Siamo in Italia?
Io, che sono sensibile alle proposte concertistiche per coro e orchestra mi vedo sciorinare (ve ne sono anche altre, ma ho scelto solo quelle di maggior "impatto"), nel breve volgere di pochi mesi, tutto questo ben di Dio:
Monteverdi - Vespro della Beata Vergine
Bach - Passione secondo Matteo
Bach - Oratorio di Natale
Bach - Messa in Si minore
Handel - Messia
Mozart - Grande Messa in Do minore
Beethoven - Nona Sinfonia
Brahms - Requiem Tedesco
Verdi - Messa da Requiem
Mahler - Sinfonia n.2 (Resurrezione)
Mahler - Sinfonia n.3
Holst - I pianeti
Gershwin - Porgy and Bess
Orff - Carmina burana
Viene spontaneo domandarsi quale altra istituzione musicale in Italia sia in grado di competere con una gamma altrettanto vasta di proposte musicali.
Più in generale, i numeri sono questi:
157 giorni di concerto l'anno; 76 produzioni, di cui 38 sinfoniche, 8 cameristiche, 10 barocche, 10 dedicate ai bambini ("crescendo in musica"), 10 monografiche (dedicate a Nino Rota)
Tanta grazia e tanta "manovalanza" del concertismo italiano e non.
Qua e là qualche bel nome, ad insaporire il tutto: Salvatore Accardo (in veste di direttore), Sir Neville Marriner, Helmuth Rilling, Ramin Baharami.
Poi tanti nomi noti alla Verdi: Claus Peter Flor, Adam Fischer (specialista Haydniano), Wayne Marshall, Luis Bacalov.
Autentici padroni di casa la i direttori stabili Xian Zhang (anche direttrice artistica) per la stagione sinfonica, Ruben Jais per la stagione barocca, Giuseppe Grazioli per la sezione monografica dedicata a Nino Rota.
A questo punto una piccola riflessione, alla quale spero vorrete apporre anche le vostre considerazioni.
Mi vengono in mente quelle trattorie casalinghe messe agli svincoli di punti nevralgici del traffico automobilistico. Quelle il cui di solito capientissimo posteggio è pieno zeppo di tir, camion ed autoarticolati di ogni foggia.
Una di quelle trattorie per i camionisti insomma, di cui si sente spesso il generico elogio: "si mangia bene e si spende poco!", laddove - in realtà - la qualifica "bene" andrebbe più oppotunamente sostituita con la qualifica "tanto".
Abbuffate di pantagruelica memoria ivi si consumano.
Allo stesso modo il "menù" della Verdi - soprattutto se comparato a quello sciorinato dalla media delle istituzioni concertistiche italiche - è davvero a rischio di "indigestione".
Il tutto con dei finanziamenti pubblici davvero striminziti (se non fosse stato per l'attuale ministro Bondi, lo stesso che sta affossando gli enti lirici, vecchio amico di Corbani - il "padrone del vapore" della Verdi - fin dai tempi in cui militavano assieme nelle file miglioriste del PCI, che ha sbloccato i fondi statali per la Verdi, congelati da anni per via di inadempienze dell'isitutizione musicale - al collasso finanziario - verso l'ENPALS, la Verdi sarebbe implosa da tempo) e tanta, tantissima buona volontà da parte di tutti coloro che prendono parte alla stagione, dalla direttrice artistica all'ultima delle maestranze.
Uno dei tanti "miracoli italiani" di cui poco si parla e di cui ancor meno ci si interessa realmente.
Ma il punto è un altro.
La verdi ha risolto (se si può dire così) il problema della scarsa produttività degli enti lirico/sinfonici in Italia attraverso un deprecabile azzeramento della presenza sindacale in orchestra.
L'orchestrale della Verdi, guadagna meno di un impiegato del catasto e spesso si vede consegnare lo stipendio con mesi e mesi di ritardo, senza che nessuna iniziativa di protesta seria si sia mai innescata.
Zitti e Mosca (e la maiuscola che ho usato per indicare l'insetto non è un errore ortografico, ma vuole espressamente rimandare all'idea di una gestione "sovietica" della Verdi)
Non parliamo poi degli artisti del coro, che, pur se non stipendiati, avrebbero diritto a rimborsi spese per ogni concerto che fanno, ma che spesso devono attendere anche anni interi prima che detti rimborsi vengano loro riconosciuti.
Ecco la domanda.
E' possibile che in Italia non ci sia altra soluzione?
E se questa è davvero l'unica via praticabile per aumentare il numero di concerti a disposizione della cittadinanza (a mio avviso uno dei punti cruciali attraverso cui passa l'educazione musicale - davvero modesta - del nostro paese) di chi è la colpa? Di Impresari senza scrupoli, sfruttatori e rapaci, o non piuttosto di un sindacato irremovibile ed arrocccato su posizioni che probabilmente oggi non sono più sostenibili?
Forse, come in ogni matrimonio in crisi, le colpe stanno da ambo le parti. Che ne pensate?
Salute a tutti.
