Propongo un forum relativo alla musica moderna e contemporanea in quanto penso si tratti di un argomento di particolare importanza e di alto interesse per gli appassionati di musica classica.
Io, appassionato di classica da diversi decenni, apprezzo musiche di svariati generi e di diverse epoche, con particolare predilezione per quelle del Novecento. Ma c'è un settore di questo mondo musicale di fronte al quale la mia sensibilità si arresta perplessa e riguarda in parte la seconda scuola di Vienna ma soprattutto quel filone postweberniano della cosiddetta 'Avanguardia' nata nel dopoguerra dai corsi di Darmstadt e che ha prodotto prima la serialità totale, sfociata o intrecciatasi poi con l'aleatorietà, la musica elettronica, la musica concreta ed altre varianti ancora.
Non nascondo che allora (parlo degli anni '60-'70) anch'io (probabilmente per snobistico intellettualismo) ho cercato di interessarmene, forse anche condizionato da una critica musicale che monopolizzava il panorama facendo credere che quella fosse l'unica strada che l'evoluzione del linguaggio musicale poteva percorrere. Critica che non esito oggi a definire 'miope' perchè non si rendeva conto di ciò che anche un bambino (in quanto scevro da pregiudizi) avrebbe visto e cioè che si era imboccato un vicolo cieco che portava inevitabilmente al solipsismo.
Se ora (come dice il Direttore nell’editoriale del n°208) queste musiche sono sparite ed il loro pubblico si è dissolto è solo perchè (penso io) il buon senso ha fatto capolino nella testa (e nelle orecchie) degli spettatori. D’altronde il distacco del pubblico dalla musica contemporanea data dagli inizi del secolo scorso, quando il linguaggio tonale stava diventando sempre più complesso o veniva addirittura abbandonato; e di certo il filone iniziatosi con la scuola di Vienna e proseguito poi con i cosiddetti ‘post-weberniani’ non ha certamente favorito un riavvicinamento.
Per fortuna in questi ultimi decenni la musica ha imboccato anche altre strade (si parla di minimalismo, spiritualismo, addirittura di neoromanticismo) e per fortuna vedo riapparire nelle musiche di oggi elementi che non avevano più diritto di cittadinanza, come tonalità, espressività, persino l'aborrita orecchiabilità. Certo non siamo al punto da riempire le platee come poteva avvenire nell'800 con le sinfonie di Brahms o le opere di Verdi (questo è un sogno che rimarrà sempre tale) ma abbiamo almeno cominciato ad intravvedere un pò di luce alla fine di un tunnel durato alcuni decenni.
Quello che mi ha sempre lasciato perplesso di questo filone che parte all’inizio degli anni ’20 con le prime composizioni seriali di Schoenberg è la sua ‘natura cerebrale’ (io l’ho sempre definita ‘musica da tavolino’) in quanto la si può apprezzare non all’ascolto bensì analizzando le partiture, individuandovi le serie e le relative variazioni: un lavoro intellettuale (appannaggio ovviamente solo di chi conosce la musica) che nulla ha a che fare con le sensazioni che se ne ricavano ad un ascolto diretto. All’ascolto infatti non siamo in grado di riconoscervi elementi che ci aiutino e ci guidino nel percorso di fruizione: non riusciremo probabilmente neanche a capire se si tratta di musica dodecafonica o semplicemente atonale o addirittura politonale.
D’altronde gli stessi protagonisti di questa corrente convenivano che la valutazione dei loro prodotti non doveva avvenire ‘a tavolino’ ma in seguito al loro ascolto: saranno comunque stati ben consci che proprio questo ascolto era reso estremamente problematico perché al pubblico venivano a mancare quei riferimenti (innanzitutto temi, armonie e tutto ciò che da queste derivavano) che rappresentavano strumenti fondamentali per l’ascolto e l’analisi della musica ‘tradizionale’.
E’ inutile infatti nascondersi che la sensibilità tonale acquisita sin da bambini e che ci permette appunto, anche inconsapevolmente, di individuare aree tonali, temi, varianti, risalendo quindi in qualche modo ad una sintassi, ci è di valido aiuto mentre ascoltiamo un qualsiasi brano del '700 - '800 consentendoci così di tenere desta l'attenzione e di affinare la nostra sensibilità; mentre ben diversa è la situazione durante l'ascolto di un brano contemporaneo in cui siamo ben più disarmati: delle componenti-base della musica, ben difficilmente siamo in grado di individuare temi (melodia) o concatenazioni armoniche o cellule ritmiche caratterizzanti, dovendoci quindi accontentare quasi esclusivamente dell’impatto sonoro: in pratica di combinazioni timbriche, di variazioni dinamiche e di sequenze ritmiche, il tutto risultante quanto mai evanescente: è un po’ come avanzare a tentoni al buio in un luogo sconosciuto: siamo preda di sensazioni ed impressioni che possono essere fallaci o incomprensibili e che ben difficilmente si possono tradurre in 'piacevolezza dell'ascolto'.
Sarei curioso di sapere se anche altri ‘fruitori musicali’ provano questa sorta di ‘insoddisfazione’ nell’avvicinarsi alla musica contemporanea dovuta alla mancanza di adeguati strumenti necessari all’analisi ed all’apprezzamento delle musiche affrontate.
Penso sia interessante conoscere il pensiero dei lettori della rivista, o quantomeno dei frequentatori del Forum (che comunque rappresentano un campionario molto ristretto anche se certamente qualificato rispetto alla totalità del pubblico che frequenta in varia misura i luoghi di produzione della musica colta o che coltiva a vario titolo l'ascolto musicale) al fine di poter sapere, e quindi analizzare i gusti, gli orientamenti, le idee, le motivazioni, i sentimenti (che possono andare dall'avversione più totale all'attrazione più profonda) nei confronti della cosiddetta 'musica moderna' (innanzitutto: da dove la fanno partire ? Debussy ? Stravinski ? Schoenberg ? o altri ancora ?) ed in particolare di quella 'contemporanea'.
Musica che, in fondo, dovrebbe essere la ‘nostra’ musica, ovvero di persone del XXI° secolo, che dovrebbe rappresentarci ed in cui dovremmo riconoscerci: quanto ciò avviene e, se si verifica – come temo che sia - in misura insufficiente, perché ?
Oliviero Villich
