Musica moderna e contemporanea

Pianistica, cameristica, concertistica e sinfonica

Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Oliviero Villich » 04/12/2009, 18:54

Propongo un forum relativo alla musica moderna e contemporanea in quanto penso si tratti di un argomento di particolare importanza e di alto interesse per gli appassionati di musica classica.

Io, appassionato di classica da diversi decenni, apprezzo musiche di svariati generi e di diverse epoche, con particolare predilezione per quelle del Novecento. Ma c'è un settore di questo mondo musicale di fronte al quale la mia sensibilità si arresta perplessa e riguarda in parte la seconda scuola di Vienna ma soprattutto quel filone postweberniano della cosiddetta 'Avanguardia' nata nel dopoguerra dai corsi di Darmstadt e che ha prodotto prima la serialità totale, sfociata o intrecciatasi poi con l'aleatorietà, la musica elettronica, la musica concreta ed altre varianti ancora.
Non nascondo che allora (parlo degli anni '60-'70) anch'io (probabilmente per snobistico intellettualismo) ho cercato di interessarmene, forse anche condizionato da una critica musicale che monopolizzava il panorama facendo credere che quella fosse l'unica strada che l'evoluzione del linguaggio musicale poteva percorrere. Critica che non esito oggi a definire 'miope' perchè non si rendeva conto di ciò che anche un bambino (in quanto scevro da pregiudizi) avrebbe visto e cioè che si era imboccato un vicolo cieco che portava inevitabilmente al solipsismo.

Se ora (come dice il Direttore nell’editoriale del n°208) queste musiche sono sparite ed il loro pubblico si è dissolto è solo perchè (penso io) il buon senso ha fatto capolino nella testa (e nelle orecchie) degli spettatori. D’altronde il distacco del pubblico dalla musica contemporanea data dagli inizi del secolo scorso, quando il linguaggio tonale stava diventando sempre più complesso o veniva addirittura abbandonato; e di certo il filone iniziatosi con la scuola di Vienna e proseguito poi con i cosiddetti ‘post-weberniani’ non ha certamente favorito un riavvicinamento.

Per fortuna in questi ultimi decenni la musica ha imboccato anche altre strade (si parla di minimalismo, spiritualismo, addirittura di neoromanticismo) e per fortuna vedo riapparire nelle musiche di oggi elementi che non avevano più diritto di cittadinanza, come tonalità, espressività, persino l'aborrita orecchiabilità. Certo non siamo al punto da riempire le platee come poteva avvenire nell'800 con le sinfonie di Brahms o le opere di Verdi (questo è un sogno che rimarrà sempre tale) ma abbiamo almeno cominciato ad intravvedere un pò di luce alla fine di un tunnel durato alcuni decenni.

Quello che mi ha sempre lasciato perplesso di questo filone che parte all’inizio degli anni ’20 con le prime composizioni seriali di Schoenberg è la sua ‘natura cerebrale’ (io l’ho sempre definita ‘musica da tavolino’) in quanto la si può apprezzare non all’ascolto bensì analizzando le partiture, individuandovi le serie e le relative variazioni: un lavoro intellettuale (appannaggio ovviamente solo di chi conosce la musica) che nulla ha a che fare con le sensazioni che se ne ricavano ad un ascolto diretto. All’ascolto infatti non siamo in grado di riconoscervi elementi che ci aiutino e ci guidino nel percorso di fruizione: non riusciremo probabilmente neanche a capire se si tratta di musica dodecafonica o semplicemente atonale o addirittura politonale.

D’altronde gli stessi protagonisti di questa corrente convenivano che la valutazione dei loro prodotti non doveva avvenire ‘a tavolino’ ma in seguito al loro ascolto: saranno comunque stati ben consci che proprio questo ascolto era reso estremamente problematico perché al pubblico venivano a mancare quei riferimenti (innanzitutto temi, armonie e tutto ciò che da queste derivavano) che rappresentavano strumenti fondamentali per l’ascolto e l’analisi della musica ‘tradizionale’.

E’ inutile infatti nascondersi che la sensibilità tonale acquisita sin da bambini e che ci permette appunto, anche inconsapevolmente, di individuare aree tonali, temi, varianti, risalendo quindi in qualche modo ad una sintassi, ci è di valido aiuto mentre ascoltiamo un qualsiasi brano del '700 - '800 consentendoci così di tenere desta l'attenzione e di affinare la nostra sensibilità; mentre ben diversa è la situazione durante l'ascolto di un brano contemporaneo in cui siamo ben più disarmati: delle componenti-base della musica, ben difficilmente siamo in grado di individuare temi (melodia) o concatenazioni armoniche o cellule ritmiche caratterizzanti, dovendoci quindi accontentare quasi esclusivamente dell’impatto sonoro: in pratica di combinazioni timbriche, di variazioni dinamiche e di sequenze ritmiche, il tutto risultante quanto mai evanescente: è un po’ come avanzare a tentoni al buio in un luogo sconosciuto: siamo preda di sensazioni ed impressioni che possono essere fallaci o incomprensibili e che ben difficilmente si possono tradurre in 'piacevolezza dell'ascolto'.

Sarei curioso di sapere se anche altri ‘fruitori musicali’ provano questa sorta di ‘insoddisfazione’ nell’avvicinarsi alla musica contemporanea dovuta alla mancanza di adeguati strumenti necessari all’analisi ed all’apprezzamento delle musiche affrontate.

Penso sia interessante conoscere il pensiero dei lettori della rivista, o quantomeno dei frequentatori del Forum (che comunque rappresentano un campionario molto ristretto anche se certamente qualificato rispetto alla totalità del pubblico che frequenta in varia misura i luoghi di produzione della musica colta o che coltiva a vario titolo l'ascolto musicale) al fine di poter sapere, e quindi analizzare i gusti, gli orientamenti, le idee, le motivazioni, i sentimenti (che possono andare dall'avversione più totale all'attrazione più profonda) nei confronti della cosiddetta 'musica moderna' (innanzitutto: da dove la fanno partire ? Debussy ? Stravinski ? Schoenberg ? o altri ancora ?) ed in particolare di quella 'contemporanea'.
Musica che, in fondo, dovrebbe essere la ‘nostra’ musica, ovvero di persone del XXI° secolo, che dovrebbe rappresentarci ed in cui dovremmo riconoscerci: quanto ciò avviene e, se si verifica – come temo che sia - in misura insufficiente, perché ?

Oliviero Villich
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 04/12/2009, 19:59

Caro Oliviero,

benvenuto sul forum, in primis.

Ottima idea quella di dedicare una piattaforma alla musica moderna / contemporanea.

Alcune interessanti discussioni in argomento si erano sviluppate in quest'altra piattaforma http://www.rivistamusica.com/forum/viewtopic.php?f=8&t=335, nonchè altrove, in modo un po' frammentario (v. ad es. il 3d "I Limiti della Musica Classica").

Sarà comunque un piacere per tutti confrontarsi su questi temi.

A presto.

;)
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi mdm67 » 04/12/2009, 20:24

Oliviero Villich ha scritto: Certo non siamo al punto da riempire le platee come poteva avvenire nell'800 con le sinfonie di Brahms o le opere di Verdi (questo è un sogno che rimarrà sempre tale) ma abbiamo almeno cominciato ad intravvedere un pò di luce alla fine di un tunnel durato alcuni decenni.

Oliviero Villich


argomento interessante ma in attesa di avere tempo di risponderti a fondo concedimi un distinguo: la musica sinfonica non ha mai avuto la popolarità e non ha mai rimepito le sale della musica lirica, quanto alla musisa contemporanea e alla sua capacità di riempire le sale ti racconto un solo episodio dei tanti in cui mi sono trovato in una sala "sold-out" - ottobre dell'anno scorso, Londra, Queen Elizabeth Hall, Les espaces acoustiques di Grisey (spettralismo, se proprio dobbiamo usare una di queste orribili etichette) un tutto esaurito da 900 posti, pubblico entusiasta e giovane, una valanga di gente giovane.

cordialmente
Maurizio
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 10/01/2010, 12:55

Amici,

imprimo un impulso a questo bel 3d per parlare del concerto per clarinetto e orchestra di Gerald FINZI (1901-1956), assolutamente tonale, a testimonianza del fatto che non tutta la musica contemporanea si allontana dagli schemi e dal linguaggio tradizionale.

Ebbene, Finzi, compositore inglese dotato di indiscussa vena melodica e senso del colore, firma, con questo concerto, uno dei suoi lavori più belli: uno struggente e intenso canto elegiaco non privo di accenti drammatici.

Per chi volesse qualche notizia su questo musicista: http://it.wikipedia.org/wiki/Gerald_Finzi, da cui si apprende anche la sua passione per la coltivazione delle mele!

Diafano e cristallino il movimento centrale, tutto giocato su una agogica sottile e purissima. Sole primaverile e autunno della vita... Finzi compose questo concerto nel 1949: in esso palpitano tranquillità elegiaca ed desiderio di pace. Lo stile si rifà ad Elgar ed a certo Vaughan Williams, con ampie volute e frasi di largo respiro, senza cadere, tuttavia, nella maniera descrittiva da acquerello inglese. Al contrario, la musica di Finzi è strutturata e composta, saldamente ancorata ai classici, eppure personale nello stile ed influenzata dai luoghi dove il compositore visse (vedi profilo biografico).

Il movimento conclusivo è una sorta di gioco incerto con le ombre, dove il clarinetto sembra un vecchio signore che cammina stretto nel proprio cappotto, l'orchestra lo avvolge subito con una melodia cantabile e suadente e tutto il brano si declina tra le risa sommesse della folla ed il nitore del solista, poi affiancato dal primo violino. Chiude il brano una coda avvincente.

Per chi volesse procurarsi questa gemma, ecco i riferimenti: Naxos 8.553566

Ciao a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Oliviero Villich » 17/01/2010, 17:04

Approfittando del suggerimento di Mode, sono andato a riascoltarmi il concerto per clarinetto di Gerald Finzi: ne possiedo una edizione in LP della Lyrita, encomiabile casa discografica sparita e poi fortunosamente ricomparsa, specializzata esclusivamente in musica inglese (sono un estimatore della musica inglese del 900 e, a questo punto, consiglio vivamente le musiche di un autore purtroppo poco noto ma - a mio avviso - di rilevante importanza nel panorama inglese, ovvero George Lloyd (1913-1997) reperibile purtroppo, a quanto mi consta, solamente su dischi Lyrita e Albany).

Volendo però ricollegarmi alla tematica generale che avevo lanciato in questo angolo del Forum - ovvero i diversi atteggiamenti, approcci e modalità di valutazione degli appassionati di musica nei confronti delle musiche nate nell'ultimo secolo, in particolare negli ultimi decenni, quando i linguaggi si sono fatti molto diversificati e per diversi aspetti 'difficili' per il nostro orecchio - metterei l'accento sul modo in cui Mode illustra il concerto di Finzi; modo che si potrebbe definire 'fantasioso' nel senso che utilizza descrizioni, immagini ('in esso palpitano tranquillità elegiaca ed desiderio di pace' / 'sorta di gioco incerto con le ombre, dove il clarinetto sembra un vecchio signore che cammina stretto nel proprio cappotto') suscitate in lui dall'ascolto e che si differenzia notevolmente da altri modi di rapportarsi e interpretare la musica, da quello che potremmo definire 'analitico' (basato più su aspetti tecnici come temi, sviluppi ed altro) a quello 'storicistico' (basato sul rapporto fra una determinata musica ed il contesto storico-linguistico-musicale) e così via.
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi andreaferra » 17/01/2010, 18:58

Penso che oggi non sia più così problematico capire e saper fruire il Novecento musicale. Compositori storici come Stravinskij, Bartok, Prokofiev, Berg ci hanno condotto per mano - senza traumi di sorta - lungo il cammino della nuova musica. Il secondo dopoguerra, i postweberniani, Boulez & Co., le provocazioni di Cage, beh... è tutto da vedere con senso critico e mantenendo sempre il principio di determinazione storica. Alcuni compositori di quella generazione, Berio e Ligeti fra tutti, con il loro polistilismo non hanno creato grosse fratture con la tradizione occidentale; opere come Sinfonia (Berio) o come Atmospheres e Lux Aeterna (Ligeti) sono di 'facile' fruibilità. Generi come il Minimalismo americano (Reich) o il Neoromanticismo tedesco (Rihm) hanno associato la ricerca linguistica alla godibilità (lo stesso Ligeti in Continuum anticipa il Minimalismo). Negli ultimi trent'anni molti compositori hanno cercato soluzioni linguistiche meno radicali e talvolta di confine tra l'area colta e quella cosiddetta 'non colta'. Anche le ricerche in campo elettroacustico hanno portato a risultati meno radicali e quindi più 'godibili' (Truax). Al di là dei Neoromantici italiani (Marco Tutino, Carlo Galante, Paolo Arcà e Betta), alcuni compositori hanno trovato soluzioni di confine 'nuove' (Giorgio Magnanensi, Giovanni Sollima, Roberto Carnevale, Fabrizio De Rossi Re, Lucia Ronchetti, etc.) in grado di coniugare la tradizione mitteleuropea con le atmosfere mediterranee. L'offerta è tanta! Grazie a un nostro piccolo sforzo - associato a quello dei media - potrebbe cambiare tutto. In rete c'è tanto materiale scaricabile gratuitamente (soprattutto nelle homepage di molti compositori). Un po' di 'curiosità' in più potrebbe essere tutta salute per il futuro della musica.
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 17/01/2010, 21:42

Amici,

mi ricollego agli interventi di Oliviero e Andrea (cui porgo il benvenuto sul forum) per condividere soprattutto l'invito di quest'ultimo ad esercitare la curiosità, che è il sale della vita.

Molta musica, anche contemporanea, è ancora da scoprire e - devo dire - con gli anni, i miei interessi si stanno progressivamente focalizzando sui compositori che, in ogni epoca, sono e sono stati più innovativi e audaci, alla ricerca di quel "filo rosso" che lega le sperimentazioni di Vivaldi o di Biber, ad esempio, a quelle dei Maestri contemporanei.

Ho sempre ascoltato anche musica contemporanea ancorché non conosca a fondo molti compositori odierni. Ad esempio, recentemente, ho scoperto (grazie a Maurizio, che saluto) Matthias Pintscher, che è stata una rivelazione. A parte i grandi classici (e.g. Shostakovich, Stravinsky, Ligeti, Messiaen, Berio e via dicendo), diversi musicisti contemporanei (viventi) sono apprezzabili.

Manca, tuttavia, una guida al loro ascolto, alla individuazione ed alla comprensione (secondo l'approccio tecnico-analitico, storico ed estetico) della loro musica. Manca un vademecum che guidi il neofita alla scoperta delle attuali frontiere della composizione, cossiché la conoscenza si fonda spesso sul "passa-parola". Lo stesso tomo di A. Ross, la classica guida di A. Gentilucci o il volume EDT di A. Lanza non offrono un panorama approfondito della musica dei nostri giorni.

Se in questa rubrica riusciremo a colmare questa lacuna, lavorando insieme ad un micro manuale della musica moderna e contemporanea, sarà - per quanto mi riguarda - una bella soddisfazione.

Ciao a tutti.
Mode
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi F.PELETTI » 18/01/2010, 10:17

Caro Mattia,
Carissimi affezionati del forum,

Quel che proponi è davvero stimolante, benchè, come penso si sia d'accordo, la scelta sui contemporanei possa diventare cosa assai ardua e non priva di sviste come di apprezzamenti eccessivi.

Quando si dice che il tempo è galantuomo credo ci si voglia riferire proprio a questo, ovvero che la reale statura di un musicista spesso si rivela a distanza di molti anni, un po' come le misteriose figure zoomorfe di Nazca, che a livello terra non si riescono quasi a scorgere, ma dall'alto e da lontano acquisiscono tutto il loro valore ed il loro fascino.

Oltretutto io non sono nè mi considero un grande conoscitore della realtà compositiva musicale contemporanea (potrei forse solo esprimermi nel campo della musica corale, e comunque sempre con grandi lacune), pertanto aspetto in tal senso interventi di persone più competenti, che sappiano formare un "vademecum" che ad ogni modo mi appare come strumento utilissimo e direi quasi indispensabile nel vastissimo e complicato panorama musicale odierno.

Salute a tutti.
F.PELETTI
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi BWV1080 » 20/01/2010, 12:56

Sono sempre stato un entusiasta della musica contemporanea, soprattutto di quella della cosidetta avanguardia. Mi ci sono avvicinato da ragazzo (anni 70) ascoltando un disco di Gazzelloni con brani di Fukushima, Petrassi, Castiglioni, Maderna, Matsudaira, poi la traumatica (in senso positivo) scoperta della Seconda Sonata di Boulez nel disco di Pollini che a tanti anni di distanza continua ad emozionarmi. Da li tante altra scoperte, tante strade per addentrarsi in un mondo nuovo, ed ancora mi emoziono quando ascolto i suoni nuovi che un musicista come Sciarrino riesce a creare.

Frequentando poi i (rari) concerti di musica d'avanguardia mi sono travato, come tutti credo, nell'imbarazzo di dovermi sorbire corposi e noiosissimi saggi nei programmi di sala che "spiegavano" la musica. E' quello che tu chiami "musica da tavolino". I compositori di avanguardia sembrano volersi far ascoltare solo dai musicologi! Anche Bach scriveva opere concettualmente complesse (forse anche più complesse di quelle d'avanguardia), ma i livelli di ascolto che permette la sua musica (e quella di Mozart, Beethoven, Verdi ecc) sono molteplici ed in grado di sofddisfare tutte le esigenze di ascolto dal semplice asoltatore che segue la melodia al più preparato dilettante che ne percepisce la struttura armonica, al musicista professionista che coglie le finezze del contrappunto fiorito, e nessuno ci perde nulla. Non credo che ciò sia legato solo al linguaggio tonale.

La mia reazione di fronte a questo "ostacolo" è stata quella di ignorare il saggi e le analisi (almeno nei primi approcci) per lasciarmi andare al puro ascolto della musica, dei suoni. Nel ripetuto ascolto (perchè la musica d'arte, da Monteverdi a Verdi, esige sempre un ascolto ripetuto a mio avviso) relazioni e schemi nascono spontanei anche senza una struttura tonale che li sorregge. Ascolto ancora spesso la Seconda di Boulez e quasi sempre con lo spartito davanti agli occhi ma solo per un piacere visuale nel guardare la partitura (trovo che le partiture della musica di avanguardia siano spesso belle come opere astratte) non certo per scoprire le micro strutture seriali di cui parlano i dotti analisti e se mi capita per caso di notarle tanto meglio.

Credo tu abbia perfettamente ragione quando dici che l'errore fondamentale dei musicisti di avanguardia fosse quello di credere "che quella fosse l'unica strada che l'evoluzione del linguaggio musicale poteva percorrere", anzichè ritenere che fosse un linguaggio che si aggiungeva a quelli stratificatisi nei secoli. E' come pensare che, dall'invenzine del cemento armato, un architetto non possa mai più utilizzare la pietra, i mattoni o il legno per costruire.
BWV1080
 
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Re: Musica moderna e contemporanea

Messaggiodi Mode » 20/01/2010, 19:37

BWV1080 ha scritto:Sono sempre stato un entusiasta della musica contemporanea, soprattutto di quella della cosidetta avanguardia. Mi ci sono avvicinato da ragazzo (anni 70) ascoltando un disco di Gazzelloni con brani di Fukushima, Petrassi, Castiglioni, Maderna, Matsudaira, poi la traumatica (in senso positivo) scoperta della Seconda Sonata di Boulez nel disco di Pollini che a tanti anni di distanza continua ad emozionarmi. Da li tante altra scoperte, tante strade per addentrarsi in un mondo nuovo, ed ancora mi emoziono quando ascolto i suoni nuovi che un musicista come Sciarrino riesce a creare.

Frequentando poi i (rari) concerti di musica d'avanguardia mi sono travato, come tutti credo, nell'imbarazzo di dovermi sorbire corposi e noiosissimi saggi nei programmi di sala che "spiegavano" la musica. E' quello che tu chiami "musica da tavolino". I compositori di avanguardia sembrano volersi far ascoltare solo dai musicologi! Anche Bach scriveva opere concettualmente complesse (forse anche più complesse di quelle d'avanguardia), ma i livelli di ascolto che permette la sua musica (e quella di Mozart, Beethoven, Verdi ecc) sono molteplici ed in grado di sofddisfare tutte le esigenze di ascolto dal semplice asoltatore che segue la melodia al più preparato dilettante che ne percepisce la struttura armonica, al musicista professionista che coglie le finezze del contrappunto fiorito, e nessuno ci perde nulla. Non credo che ciò sia legato solo al linguaggio tonale.

La mia reazione di fronte a questo "ostacolo" è stata quella di ignorare il saggi e le analisi (almeno nei primi approcci) per lasciarmi andare al puro ascolto della musica, dei suoni. Nel ripetuto ascolto (perchè la musica d'arte, da Monteverdi a Verdi, esige sempre un ascolto ripetuto a mio avviso) relazioni e schemi nascono spontanei anche senza una struttura tonale che li sorregge. Ascolto ancora spesso la Seconda di Boulez e quasi sempre con lo spartito davanti agli occhi ma solo per un piacere visuale nel guardare la partitura (trovo che le partiture della musica di avanguardia siano spesso belle come opere astratte) non certo per scoprire le micro strutture seriali di cui parlano i dotti analisti e se mi capita per caso di notarle tanto meglio.

Credo tu abbia perfettamente ragione quando dici che l'errore fondamentale dei musicisti di avanguardia fosse quello di credere "che quella fosse l'unica strada che l'evoluzione del linguaggio musicale poteva percorrere", anzichè ritenere che fosse un linguaggio che si aggiungeva a quelli stratificatisi nei secoli. E' come pensare che, dall'invenzine del cemento armato, un architetto non possa mai più utilizzare la pietra, i mattoni o il legno per costruire.


Ah, ma allora, dietro al nickname di bachiana (e antica) valenza, batte un cuore contemporaneo! :lol: ;)

Per parte mia, condivido appieno quello che rilevi, specie quando parli di "abbandono ai suoni".

L'ascolto della musica contemporanea, richiede spesso una sorta di reset mentale, proprio per spingerci verso il suono, consentendoci di viverlo, di sentirlo sulla nostra pelle.

E' una fruizione diversa da quella richiesta dalla musica più risalente, forse anche per la diversa fonte di ispirazione e per il diverso metodo compositivo che si fonda e si "impianta" sul suono.

Ad esempio, di recente, ho comprato gli Studi per la Intonazione del Mare di S. Sciarrino, che mi sono molto piaciuti, sebbene, ad un primo ascolto, li abbia trovati un po' difficili.

E' anche questione di abituare l'orecchio, slegandolo da determinate piste di ascolto per proiettarsi nella libertà, nel gioco libero delle suggestioni, della memoria... un processo non dissimile a quello della contemplazione di un quadro astratto, dove la forma è bella che dissolta.

Emozionate esperienza-conoscenza e buon esercizio per rimettere in discussione qualche certezza!

Ciao a tutti.
Mode
 
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