Caro Fulvio, cari Amici,
sebbene l'emozione sia un fatto soggettivo, legata al gusto personale, non avrei saputo trovare migliore metafora della tua per descrivere la differenza intercorrente tra il canto lirico ed il canto leggero.
Riporto il passo:
E' anche vero quel che mette in evidenza Vito, ovvero che, nel caso della musica lirica il cantante si trova ad "indossare" più panni contemporaneamente:
La categoria vocale (ad.es.il tenore), la qualifica interna alla sezione (es. tenore "di grazia") e l'interpretazione di un personaggio (es.nemorino).
In altre parole il cantante lirico è sostanzialmente una "Matrioska vocale" ovvero un personaggio, con dentro una caratteristica vocale, con dentro un tenore, con dentro un cantante. E tutto questo dev'essere affrontato con naturalezza e disinvoltura, senza far trasparire difficoltà alcuna al sorreggere tanto "scafandro".
Tutto diverso nella vocalità "leggera" o jazz, dove il cantante è il meno "vestito" possibile e che rende possibilie a questi generi musicali una maggiore popolarità e fruibilità.
Alla fine però - io mi domando - l'emozioni che entrambi i tipi di vocalità sanno trasmetterci non è sostanzialmente affine?
Non sono due metodi opposti (un fatto col "mettere", l'altro col "togliere") per arrivare al medesimo risultato?
Ho sempre ascoltato molta musica, senza distinzione di categoria, esclusivamente basandomi sulla qualità della stessa (pur nell'ambito del rispettivo genere) e su quello che essa può trasmettermi, comunicarmi.
Così ho trovato cantanti scialbi e/o insopportabili in ogni dove, insieme con grandi talenti e veri fuoriclasse. Certo: nelle mie vene, scorre la musica classica, che è il mio grande amore, ma ho sempre frequentato anche gli altri generi, jazz e rock in testa, poichè trovo che, sul piano vocale, vi sia molto da scoprire, anche in ambiti diversi.
La stessa cosa credo di potere sostenere con riguardo alla musica strumentale, sempre al di là dei generi e lontano dalle classifiche. Anche qui il Jazz ha avuto i suoi grandi strumentisti: Charlie Mingus, John Coltrane, Coleman Hawkins, Charlie Parker, Duke Ellington, Louis Armstrong, Dizzie Gillespie, Miles Davis, Chet Baker, Eric Dolphy etc.
Tuttavia, come a suo tempo discusso con Vito (v. 3d "diritto di critica"), in ambito vocale (diversamente da quanto accade in ambito strumentale), può accadere che un cantante possa "emozionare" e "piacere" al pubblico (ed anche a certa critica!) utilizzando una tecnica vocale errata (lo si diceva con riguardo a Mario Del Monaco). A parte le ricordate imprecisioni di Cortot in Chopin e Schnabel in Beethoven, questa imprefezione strumentale parebbe funzionare solo al di fuori della musica classica (ad es. nel Jazz, dove vi è libertà maggiore, rivestendo l'improvvisazione un ruolo centrale).
In altri ambiti (Jazz, Rock-Pop, Country etc.) vigono, infatti, leggi estetiche diverse, per cui un suono atecnico, impreciso, strillato, sussurato, improvvisato, cupo, ingolato, sporco, gutturale o affossato può risultare adatto al genere (si pensi alla truce vocalità heavy metal, ad es.); questo rende impossibile un accostamento tra generi "in termini di valore assoluto" perchè, spesso, ciò che va bene ed è adatto in un ambito, non lo è nell'altro. Il tutto, senza pregiudizio alle emozioni che la musica (tutta la musica) può trasmetterci.
A questo punto, potremmo, se volete, aprire un thread sul parallelo tra i generi, magari soffermandoci sugli artisti più tasversali. Sarebbe interessante ricercare i punti di tangenza / similitudine oltre alle differenze.
Cari saluti.
