Per me il
Dixit Dominus di Handel contende al
Magnificat a 7 dal Vespro della Beata Vergine di Monteverdi il titolo di più bella composizione sacra della storia. Handel a poco più di 20 anni era già perfetto, non aveva più nulla da imparare. Proprio il
Dixit Dominus dimostra una delle cosette che vado da tempo sostenendo, ossia il dato di fatto che vede Handel maestro del contrappunto tanto quanto J.S. Bach, con la differenza che per il Nostro il contrappunto non è il fine ultimo della musica nè il simbolo della sublime complessità del Creato, ma è un mezzo, un veicolo espressivo, una delle tante frecce da scoccare verso l'unico fine della musica secondo i codici della Retorica barocca, ossia
mover li affetti. Anch'io, rispetto ad una composizione siffatta, non ho parole, se non l'invito all'ascolto a chiunque non la conosca o non l'abbia approfondita.
Al di là del
Dixit Dominus, trovo che il meglio della produzione sacra di Handel vada ricercata negli oratori, sin dai primissimi esemplari italiani del genere (il
Trionfo del Tempo e del Disinganno e la
Resurrezione) fino agli ultimi oratori inglesi. Personalmente preferisco gli oratori
drammatici, quelli strutturati allo stesso modo dei melodrammi, con personaggi e relativa trama, rispetto agli oratori
corali come il
Messiah o
Israele in Egitto. Tra gli oratori
drammatici possiamo trovare i capolavori più alti di Handel, soprattutto
Theodora,
Jephta,
Saul e
Belshazzar. Per quanto riguarda l'analisi di tali oratori, credo che non ci si possa discostare più di tanto rispetto a quanto già detto per le opere liriche: si sente, prepotente, la mano del grande compositore drammatico, capace di dar voce alle più intime pieghe dell'anima di un personaggio con una semplice figurazione melodica o con una piccola trovata armonica. A causa della loro natura, questi oratori si prestano benissimo ad un uso teatrale, lontanissimo dallla ritualità e dalla liturgia: infatti vengono molto spesso eseguiti allo stesso modo dei melodrammi, spesso con risultati indimenticabili come è il caso della stupefacente
Theodora (che tutti dovrebbero conoscere) con la direzione di Christie e la regia di Sellars, che ci dimostra l'universalità del messaggio di Handel e come la sua musica vada ben al di là - nei suoi lavori migliori - rispetto agli angusti limiti imposti dai libretti.
Aggiungerei che la grande fortuna di Handel, oltre naturalmente alla genialità di cui Madre Natura lo fornì, fu quella di essersi formato in Italia, in un ambiente cattolico sanamente imbevuto di
doppia morale. Tale
doppia morale di stampo papalino consentiva di cantare persino gli aspetti più penitenziali della dottrina con la più appassionata a carnale cantabilità.
Aspetto altri interventi... e magari dopo ne riparliamo.
Cordiali saluti
Giuseppe