Dimenticare Napoli

MOZART Così fan tutte, M. Bengtsson, P. Gardina, S. Malfi, A. Plachetka, P. Sonn, N. Ulivieri; Orchestra e Coro del Teatro alla Scala, direttore Karl Heinz Steffens; regia Claus Guth scene Christian Schmidt costumi Anna Sofie Tuma

Milano, Teatro alla Scala, 8 luglio 2014

Il Così fan tutte di Claus Guth si apre su un interno alto borghese nordico, dall’arredamento minimal-chic, sullo sfondo di un oscuro bosco di conifere che a poco a poco sembra invadere la scena, prendendo il posto degli squadrati divani dal taglio “Ikea” e degli algidi soppalchi bianchi che – rassicuranti – disegnano in principio lo spazio della magione di Dorabella e Fiordiligi. Il tutto a raffigurare allegoricamente la forza di un inconscio (elemento irrazionale) che si appropria progressivamente del tempo e dello spazio, trionfando sulle certezze di ogni giorno (la casa, la solidità dei rapporti familiari), al pari del teatro degli inganni vissuto dai protagonisti, vinti alfine dalle proprie emozioni. Un’idea forte, che tuttavia rischia (incappando più volte in incongruenze) di stridere col libretto, e soprattutto di sacrificare le mille sfumature, gli innumerevoli doppi sensi della poesia di Da Ponte e della musica di Mozart; nella regia viene quasi del tutto elusa l’idea del travestimento, il gioco del doppio attraverso cui la maschera genera equivoci e fa procedere l’azione; qui è Don Alfonso, con uno schioccare di dita, ad immobilizzare ora le donne, ora gli uomini, come se i quattro amanti fossero burattini nelle sue mani. Luci ed ombre in una regia verso cui il pubblico della sera dell’otto di luglio si dimostra indulgente, forse in virtù della qualità dell’esecuzione musicale, mantenuta costantemente alta dalla direzione di Karl-Heinz Steffens, che ricerca in orchestra rotondità ed equilibrio fra buca e canto, senza mai soffocare le voci e staccando tempi anche molto arditi, come nel finale primo. Il cast originariamente previsto viene decimato dai malanni di un’estate che non decolla, così all’algida, correttissima Fiordiligi di Maria Bengtsson si affianca la ben più vibrante e coinvolgente Paola Gardina (chiamata per sostituire Katija Dragojevic) nei panni di Dorabella. Anche Michele Pertusi non può sostenere il ruolo di Don Alfonso, cedendo la parte a un ispirato Nicola Ulivieri. Come da locandina Adam Plachetka impersona  (con qualche durezza d’emissione) Guglielmo; Peter Sonn è un Ferrando preciso e molto attento all’uguaglianza dei registri, mentre Despina spetta ad una spiritosa Serena Malfi. Benché in situazione d’emergenza, la serata viene portata a termine con grande onore; nessuno dei vocalisti svetta sugli altri, anche se giocoforza i madrelingua italiani brillano per la precisione nella pronuncia,  evidenziando con maggior gusto e naturalezza le sfumature e i doppi sensi del libretto. Al termine applausi per tutti.

Mario Marcarini

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© Marco Brescia e Rudy Amisano

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