Delizie liederistiche con Sara Mingardo

Sara Mingardo

BRAHMS Quattro Lieder; Zwei Gesänge per voce, viola e pianoforte op. 91 SCHUMANN Märchenbilder per viola e pianoforte op. 113 WAGNER Elegia per pianoforte; Wesendonck-Lieder contralto Sara Mingardo viola Simonide Braconi pianoforte Andrea Pestalozza

Genova, Teatro Carlo Felice, 13 maggio 2019

Attorno ai meravigliosi Zwei Gesänge op. 91 di Johannes Brahms, Sara Mingardo e Andrea Pestalozza hanno costruito con Simonide Braconi un programma intelligente, piuttosto «ottocentesco» nell’impianto per l’alternanza di musica strumentale e vocale: una buona idea per attrarre a un concerto di matrice liederistica un pubblico come quello italiano (compresi i pur raffinati habitué della Giovine Orchestra Genovese), che continua a essere un po’ spaventato dall’idea di trascorrere un’intera serata in compagnia della lirica tedesca… le presenze riscontrate in sala in quest’occasione sembravano in effetti un po’ più nutrite rispetto alle Liederabend del recente passato.

Familiare a tutti gli appassionati per incisioni leggendarie come quelle di Kathleen Ferrier o Janet Baker, l’op. 91 è proposta più raramente in sala da concerto proprio per la circostanza di non poter prescindere dal contributo della viola. Che in questo caso possedeva la cavata e la sensibilità espressiva proprie di Braconi, a cui ha risposto con pari ricchezza di legato e compattezza sonora la Mingardo, perfettamente a suo agio con la lingua tedesca e con l’avvolgente melodismo brahmsiano: sia «Gestillte Sehnsucht» che «Geistliches Wiegenlied» si avvantaggiavano di quello che potremmo arditamente definire un caldo riserbo espressivo, che non si sottraeva alla drammaticità delle sezioni centrali di entrambi i Lieder, turbate nel primo dall’inquietudine di un cuore che non cessa di anelare, nel secondo dal dolor mundi che minaccia il sonno del Bambinello, incarnato dal vento che fa stormire le palme e dal gelo notturno; un brivido destinato dialetticamente a placarsi nella certezza di un’armonia universale, ribadita dalla pacatezza del canto intrecciato di voce e viola che riporta le pagine a conclusione.

Simonide Braconi

Gli interpreti hanno incorniciato il sublime distico tra due gruppi simmetrici di quattro brani caratterizzati da una vasta palette espressiva. Una raccolta omogenea nel caso dei Märchenbilder per viola e pianoforte di Robert Schumann: quattro bozzetti accomunati qua e là da qualche tocco fatato, come vuole il titolo, ma che spaziano dal piglio popolaresco del «Lebhaft» allo spirito compiutamente romantico del «Rasch», affrontato con veemenza dai nostri interpreti, alla dolcezza onirica del «Langsam, mit melancholischem Ausdruck», dipanato quasi interamente in un suggestivo sottovoce. I quattro celebri Lieder brahmsiani proposti in apertura di concerto presentano una varietà di umori altrettanto spiccata: la pungente solitudine di «Immer leiser wird mein Schlummer», l’emozionalità scoperta di «Wie Melodien zieht es mir», i chiaroscuri di «Die Mainacht» e il sorriso della «Ständchen» dall’op. 106. Una piccola quadrilogia proposta con rara attenzione alla pagina e una comunicativa peculiare, mai epidermica: la voce ha saputo render giustizia alla ricchezza della melodia brahmsiana avvolgendo la platea con un canto di velluto antico, intaccato solo da qualche occasionale scolorimento (vedi il balzo di settima ascendente sull’ultimo verso di «Wie Melodien»).

Andrea Pestalozza

La seconda parte del concerto ha visto protagonisti solo canto e pianoforte, ed è stata interamente dedicata a Wagner, con la breve Elegia adattata a preludio per i Wesendonck-Lieder. La ricchezza delle esperienze musicali di Pestalozza è risultata preziosa per restituire la pregnanza di pagine che (oltre a contenere echi da Valchiria e Sigfrido) preludono, come è noto, a Tristano e Isotta, al di là della natura di Studi preparatori certificata da Wagner per «Im Treibhaus» e «Träume»: vedi l’accordo-appello che apre e innerva «Schmerzen», prefigurando il Tema del Giorno. La Mingardo ha saputo focalizzare la dimensione tragica di «Im Treibhaus» e ha esalato poeticamente, con profonda interiorizzazione più che sensualità, quell’ipnotico «Träume» che anticipa uno dei momenti-chiave della storia della musica: il grande duetto d’amore dal secondo atto del Tristano.

Roberto Brusotti

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